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Sintomi del tempo presente

L’umanità è da tempo – ma soprattutto in quest’ultimo secolo – travagliata dall’angoscia.   Si intende l'angoscia in senso lato comprendente svariati aspetti di un'esperienza dell'anima umana. Agli inizi di questo secolo poi, l'esperienza dell'angoscia si è resa evidente in modo lacerante, ed esempio nel campo dell'arte, come indice di una generale situazione di crisi dell'anima umana. Basti pensare all”Urlo” di Munch, al “Guernica” di Picasso, al “Pierrot lunaire” di Schónberg o al “Wozzek” di Berg, per citare solo alcuni esempi.
Perché l'angoscia? Essa deriva certamente da incertezza, dubbio, paura del domani, del futuro, di quanto vive intomo a noi come atmosfera animica e spirituale che si avverte sempre più tesa, densa, caotica ed apocalittica. Ma soprattutto angoscia di esperienze inconsce al limite della soglia del mondo spirituale che l'umanità sta passando in stato di sonno. Ogni risveglio al mattino, ripropone il dramma appunto dell'esistere, del vivere. L'anima non trova riferimenti, appoggi. Tutti i valori crollano via via, come già Spengler ebbe a notare nel suo tramonto dell'occidente. Ed i nuovi valori? Essi vi sono, ma nella confusione generale di correnti, spinte e controspinte, non li notiamo, ancorati come siamo alle vecchie forme di pensiero; mentre le nuove non le possediamo ancora!
L'accresciuto senso dell'egoità, dell'affermazione di sé, pone esigenze inconsce non facilmente ravvisabili e quindi controllabili. Guardiamo ad una raccolta di persone, gruppo, comu-
nità  come ad esempio - una riunione di docenti nelle scuole o riunione di condominio: noteremo che tutti parlano, magari contemporaneamente, tutti hanno qualcosa da dire, da esprimere, da esternare. Di conseguenza, dinanzi a tale urgenza profonda, nessuno ascolta. Spesso accade - a livello elementare - che due persone parlino di se stesse, più o meno contemporaneamente, tutte preoccupate di manifestare i moti del loro animo, ignorando di conseguenza completamente quanto dice l'altra. A qualcosa di simile accenna Hegel nella sua Estetica:
"...la confusione senza regola che regna intomo ad una "table d'hóte" fra molte persone e le reazioni insoddisfacenti che provoca, ci sono moleste. Questo andirivieni, questo chiacchierare, far strepito, devono essere regolati”.
 E, poiché insieme al mangiare ed al bere si ha a che fare col tempo vuoto, questo va riempito  si pone quindi il problema di riempire un vuoto: e questo si può fare, ad esempio, per mezzo di una educazione all'ascolto. Essendo giunti ad un'epoca nella quale anche l'uomo più semplice può avere un'opinione propria che tenta di esternare, si pone certamente il problema di un'educazione
all'ascolto, al silenzio prima esteriore e poi interiore: quindi autoeducazione per l'adulto e formazione pedagogica per il fanciullo ed il giovane. Incominciando fin dall'infanzia, è lecito spera
re in situazioni future meno esasperate. Per mezzo di eventi configurati artisticamente come spettacoli di teatro, di recitazione, di poesia, concerti, ecc, si può educare il giovane alla virtù dell'ascolto. Come può svilupparsi una vita sociale sana se nessuno ascolta l'altro?
L'atmosfera spirituale si è resa sempre più densa e raggelante. Si avverte il continuo avanzare di un processo di congelamento spirituale - anche se all'anima poi è concessa  qualunque evasio-
ne fantastica in qualsivoglia direzione e, con maggiore sforzo, il poter coltivare sentimenti nobili ed elevati – di mummificazione morale che presto rende indifferenti a tutto.
Di qui l'elisione, l'eliminazione diremo, del senso estetico per prima cosa, per cui la bruttezza, la banalità, l'improvvisazione caotica senza ritmo e scansione proporzionata si fanno sempre più valere, abbassando tremendamente il livello del vivere quotidiano. La tendenza, perfino dell'autorità ecclesiastica, di soddisfare le esigenze esistenziali a livello di massa, quindi il più basso, ha già creato l'alveo necessario a che gli spiriti del brutto, del banale e sciatto, del surrogato e della stupidità trovino gli ambiti animico-spirituali a loro adatti.
Anche qui dovremo ricorrere all'autoeducazione per uscirne. E nulla più dell'arte può aiutare moltissimo in tale senso. In quanto essa, come la musica o la poesia, consta di ripetizioni ritmiche ordinate secondo un respiro sia fisico che animico, in queste stesse ripetizioni è insita una grande forza risanatrice. Partendo da una libera decisione dell'io che scandisce consciamente i ritmi ed i metri entro un arco temporale formato secondo debite proporzioni e ripetendo altri ritmi che sono quelli della respirazione e pulsazione sanguigna - il tutto secondo canoni estetici che si evidenziano via via nel processo medesimo - può essere ottenuto molto.
Questo processo poi può spingersi anche molto lontano, in quanto la forza stimolante ed equilibratrice che ne deriva,  pone nella conseguente naturale necessità -  si viene a creare una
“libera necessità" - di dover ordinare ritmicamente ed esteticamente tutta la giornata, scandita nei suoi vari momenti dalla nascita del sole al suo tramonto, entrando in  merito alle  singole occu-
pazioni e facendo di esse qualcosa di artistico.
Fra le conseguenze negative di una mancanza di senso estetico inteso in modo molto ampio, vorremmo citarne una che provoca le più subdole conseguenze soprattutto entro la vita sociale. Sappiamo che qualunque impulso, spinta, tendenza, anche la migliore, non può avere che vita limitata ad un breve arco di tempo, diciamo di tre, cinque o sette anni al massimo. Oltre tale tempo non vi è che ripetizione e quindi decadenza dell'impulso medesimo, per cui si rende necessaria la sua trasformazione o sostituzione con altro più appropriato o aggiornato. Nel nostro vivere attenti a quanto trama intomo a noi ed in noi,  non possiamo  trascurare di  considerare  noi
medesimi agenti nel mondo.  Non possiamo ignorare la storia dei nostri impulsi: il che significa nascita, sviluppo e decadenza dei medesimi. Ne consegue che,  di fronte a certe situazioni  sopra-
tutto a carattere sociale, non possiamo "sempre" essere dei protagonisti, come accade ad esempio, per la classe governante di tutti i paesi. Ma al decadere della nostra azione libera, consa
pevole e soprattutto creativa, dobbiamo ritirarci dall'azione in quel preciso settore e rivolgerci ad altre attività più consone all' "attualità" delle nostre capacità. Ed invece quante mai persone, anche di valore, non vediamo sedere su scranni di potere per un tempo illimitato, senza la minima capacità di auto-osservazione e con l'illusione di essere sempre all'altezza del tempo?
Che questo attenga alla sfera estetica è evidentemente manifesto, anche se sfiora anche la sfera morale. Da impulsi in decadenza non possono derivare che azioni antiestetiche e  moralmen-
te non sane o non giuste in quanto non attuali: e se non attuali, ripetitive, non-creanti qualcosa di sempre nuovo, di conseguenza socialmente negative.
La vita dovrebbe divenire un opera d'arte, anzi "l'opera d'arte" per accellenza, di cui noi stessi - ognuno con le sue proprie caratteristiche - siamo gli autori. Ora un'opera d'arte si fonda sempre su principi estetici i quali, trattandosi di azioni creanti entro il mondo svariatissimo di esseri spirituali come lo siamo noi stessi, devono avere anche un contrassegno morale equivalente.
     Entrando ora nell’ambito  propriamente  morale –    mai però disgiunto da quello estetico, al quale dobbiamo necessariamente aggiungere quello logico –  possiamo rilevare un sintomo invero preoccupante, quale ulteriore manifestazione della caratterizzata generica angoscia dei tempi presenti. E’ qualcosa che rimanda ad una particolare scena del Faust di Goethe – la terza, studio - dove il can barbone si metamorfosa, in Mefistofele, che così si fa riconoscere. Ma nel voler uscire dalla stanza trova delle difficoltà in quanto un pentagramma, segnato al limitare della soglia, gli impedirebbe l'uscita. Tale pentagramma ha un angolo un po' aperto: questo crea delle difficoltà a Mefistofele non proprio chiaramente afferrabili. Ad ogni modo, l'angolo deve essere ulteriormente aperto per permettergli l'uscita e si vale a questo scopo dei denti di un topo.
Qui è sicuramente celato un segreto che Goethe intravide e presentò in modo poetico e simbolico.  Si potrebbe considerare nel modo seguente: il  pentagramma è il  simbolo geometrico dell'uomo eterico-spirituale nella sua interezza, chiarezza e continuità" di coscienza. Spirituale-eterico in quanto il corpo eterico viene formato da cinque correnti cosmiche che si intersecano producendo la forma vivente e dinamica del pentagramma. Se l'io è sempre sveglio e vigile, nulla può entrare nell'uomo senza il suo vaglio ed accettazione-approvazione; ma basta un piccolo attimo di assenza, di non-presenza, di disattenzione, di sonno; basta un attimo affinchè qualcosa di non-giusto, di non-vero, di non-bello possa entrare in lui, creando errori di logica, di estetica, di etica. E queste piccole - piccole in senso temporale - mancanze di coscienza o "vuoti di tempo" come dice Hegel, come ad esempio,
- dei vuoti di memoria;
- il senso storico attenuato o assente, al quale quindi sfuggono determinati eventi ed al loro posto si  ha un nulla;
- l'incompletezza di pensiero e di parola, per cui si dicono le cose solo fino ad un certo punto, forse a metà, omettendo qualcosa - un altro vuoto 
divantano così, inconsapevolmente, della vera e propria nòn-veridicità.
Ma ciò sfiora la menzogna e talora lo è. E questo non fa che indebolire ulteriormente il corpo vitale consegnandolo allo spirito mefistofelico dell'inganno. Possiamo notare spesso tale imprecisione inconscia e certamente inconsapevole, proprio per la mancanza della presenza continua dell'io, anche nelle persone migliori.
   Al senso interiore risulta uno strano ed inquietante senso di ambiguità. Ora, di questi piccoli varchi - attraverso i quali entrano le forze mefìstofeliche in noi – di questi piccoli vuoti è costellata la nostra vita. A ogni pié sospinto li possiamo rilevare in noi e negli altri. Tutto ciò genera la più grande preoccupazione.  Abbiamo potuto constatare, per mezzo della parola di Rudolf Stemer, quali possono essere le conseguenze di tali "vuoti di coscienza": e vederli di continuo in noi ed intomo a noi, genera certamente inquietudine.
È questa una delle maschere dell'angoscia estremamente diffusa: una maschera che ci mettiamo e togliamo continuamente dal volto. Le offese alla logica - oltre che alla morale - spesso sono così evidenti da sorprendere, soprattutto in certe persone dalle quali ci si attende una consequenzialità a tutta prova.
Ora, l'elemento mefistofelico che appesantisce l'atmosfera e la congela, ha sicuramente presa sul nostro corpo vitale già indebolito dal presente modo di  vivere entro una  natura  oramai
malata e sempre più caotizzata. Attraverso la debolezza di esso - ecco il varco nel pentagramma - possono entrare in noi le forze più diverse ed indurci al falso, all'errore, alla menzogna in modo per noi del tutto inconsapevole: ce ne possiamo accorgere solo a posteriori.
Risulta evidente di conseguenza, che un lavoro immediato ed urgente va compiuto per il rafforzamento del nostro corpo vita attraverso il pensare che gli è strettamente connesso. Nella conferenza del 18 gennaio 1909 “Educazione pratica del pensiero”,  vi sono vari consigli ed esempi sul possibile lavoro da fare, soprattutto nel cercare di  modificare  abitudini e  propensioni  naturali,
quindi determinati modi di essere, di agire e di parlare:
- l'esattezza del linguaggio,
- il dominare la propria grafìa, o addirittura modificarla, tentare di scrivere con la mano sinistra o compiere con la sinistra quello che, di solito, si fa con la destra,
-  riconsiderare gli eventi accaduti in senso temporalmente invertito, dalla fine all'inizio, ecc. Il senso storico che procede dal passato al futuro viene fecondato e rafforzato nello sforzo di rivederlo dal futuro al passato.
Importantissimo quest'ultimo esercizio riferito al corso della giornata, in quanto genera, col tempo, una logicità e rigore nello svolgersi delle faccende giornaliere veramente sorprendente. Non dimentichiamo ancora la funzione dell'arte, soprattutto musicale e poetica, anche in questo contesto e la sua vita ritmica strutturante.
Oltre a ciò, di capitale importanza e di sicuro effetto, è lo studio molto serio e rigoroso di opere come “Verità e scienza” e “Filosofìa della libertà”.  A tutta prima sfugge il nesso cosciente fra
queste opere ed il rafforzamento del corpo vitale. Ma una piccola riflessione sulla sua funzione come organo del pensare, memorare, immaginare, rappresentare, ecc. come pure della vita organica, ritmica ci può subito convincere della profondità delle connessioni. Parole di Rudolf Steiner come queste:

 "Attraverso lo sviluppo del pensiero, si può arrivare a trovare l'appoggio necessario per evitare lo stato di disorganizzazione interiore”.
 Ed ancora:
“Sogno ed ebbrezza signoreggiano principalmente oggi le anime”.
Il sogno, l’ebbrezza e perfino il delirio di certi momenti effettivamente la condizione preoccupante soprattutto di chi si occupa di motivi spirituali, di teosofìa, di scienza dello spinto. E una condizione che non consente di vivere nella realtà, nella concretezza degli eventi, quindi in stato di assenza permanente dell’IO.
Come pure il congelamento e la mummificazione di altri momenti, possono essere scossi soltanto da un consapevole interiore prendersi in mano:  e la   scienza dello spirito  ci fornisce ampi
mezzi allo scopo.                               .
La "vita come arte" potrebbe veramente venire edificata e vissuta, se in tutto quanto facciamo riusciamo a muoverci nel senso delle parole:
"Nell'io (agente) devono vivere prima di tutto le leggi dell'estetica, in secondo luogo le leggi dell etica e, a guardar bene, anche le leggi della logica. Tutto ciò deve vivere nell'io".                            
Con questo vademecum riferito ad ogni momento ed atto della giornata, è lecito sperare di poter contenere le conseguenze dell'angoscia nelle sue multiformi manifestazioni, spesso subdole ed inavvertite, che travagliano tutti gli uomini del presente, nessuno escluso.

Claudio Gregorat

Claudio Gregorat
nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali.
A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello.
Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all'Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d'orchestra.
Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano.
Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell'Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione.
Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche.
Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.
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