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Primi passi della scuola steineriana a Milano, la prima in Italia

Un brano tratto da un vecchio notiziario (giugno 1981)
Per la sua attività d'insegnante e il suo lavoro a favore delle persone rimaste cieche in seguito alla prima guerra mondiale, la signora Lavinia Mondolfo era una personalità conosciuta e apprezzata a Milano.

Insieme alla signora Emma Reciputi, antroposofa come lei e direttrice di un asilo pubblico, decise nel 1946 di fondare un asilo secondo l'indirizzo pedagogico steineriano. La proposta ebbe l'approvazione ufficiale, dopodichè il primo asilo fu aperto in via Pergolesi 17. Il successo dei primi risultati incoraggiò insegnanti e genitori a chiedere alle autorità pubbliche il permesso per una scuola elementare.

Così nell'anno 1947-48 si ebbe una prima classe, a cui seguì una seconda nell'anno successivo, sotto la guida della signorina Emma Minoia.

Tuttavia uno sviluppo ulteriore era impossibile, tanto per mancanza di posto (parte dell'edificio era stato sensibilmente devastato dalla guerra), quanto per una clausola del testamento, che prevedeva l'uso dei locali come aule di asilo.

La signora Mondolfo riuscì a convincere le autorità a ricostruire un edificio pubblico in via Francesco Sforza 23, distrutto dalle bombe, in modo da realizzare il desiderio di molte famiglie di avere una scuola. Si sperava di poter cominciare con le lezioni già all'inizio dell'anno scolastco 1949-50, ma i lavori durarono più del previsto.

Solo nel marzo 1950 si potè finalmente inaugurare la scuola.
Esistevano allora un asilo, un corso di preparazione alla prima elementare e una terza elementare, che nel frattempo era stata portata avanti dalla signorina Minoia in casa della signora Mondolfo. Si cominciò, con pochi bambini, scarsi mezzi e grandi entusiasmi. I problemi si fecero sentire già al momento di procurare il materiale didattico. Venivano poi le difficoltà con le autorità ufficiali.

Questi, al contrario delle famiglie, si mostrano sospettosi e diffidenti verso un tipo d'insegnamento che escludeva voti e libri di testo, che lasciava molto spazio alle attività artistichee considerate "piacevoli" per i bambini, ma insufficienti a formare alunni secondo i programmi stabiliti dal Ministero della Pubblica Istruzione. Così abbiamo dovuto adeguarci ai programmi statali, cioè accettare un esame pubblico alla fine della terza, poi anche alla fine della seconda, finchè non siamo riusciti ad ottenere l'abolizione di entrambi e a lasciare un solo esame alla fine della quinta classe.

La signora Mondolfo era consapevole di aver fatto delle concessioni ai programmi ministeriali. Diceva infatti: "La nostra non è un'autentica scuola Waldorf, ma una scuola in cui si cerca, per quanto possibile, di seguire le linee di una scuola Waldorf."
Perciò alla scuola fu dato il nome di "Scuola ad indirizzo pedagogico steineriano". Contemporaneamente la signora Mondolfo s'impognava in grandi e piccole battaglie: per esempio si rifiutava di dare ai bambini di prima quaderni a righe e quadretti, oppure di rinunciare a far scrivere con i colori. Per evitare di perdere la libertà nell'inseganmento rifiutava ogni aiuto economico dello Stato. Nei primi anni, dato che le classi erano in continuo aumento, le autorità tenevano la scuola sotto controllo attraverso continue visite di ispettori. Solo dopo i soddisfacenti risultati degli esami di quinta fu chiaro anche per loro che si trattava di una scuola "seria". Così la conquistata fiducia ci permise di andare avanti senza troppe difficoltà, eccetto quella di trovare insegnanti formati secondo il metodo steineriano.
Oggi la scuola è in piena crescita, tanto che si lamenta la mancanza di spazio.

Nell'ottobre 1979 è stata inaugurata una sesta classe guidata dalla maestra Adriana Ciarchi. Intanto la scuola si è affermata al punto che possiamo liberamente attenerci ai "programmi" di una scuola Waldorf.
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