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Per un’agricoltura portatrice di luce

“Portare vita al vivente”
Ciò che distingue la scienza moderna dalla scienza praticata nell’Antichità e nel Medioevo è il carattere quantitativo. La precedente attività scientifica, sulla base della filosofia aristotelica, si proponeva la ricerca della forma essenziale dei fenomeni. Dunque la ricerca del carattere qualitativo. Sulla base di osservazioni qualitative è possibile mettere in evidenza quelli che sono i caratteri essenziali della Natura, mentre la scienza puramente quantitativa è orientata verso una visione riduzionistica che tende a separare uomo e Natura (la Natura diventa solamente qualcosa da assoggettare e sfruttare).

Ovviamente non si vuole rinnegare la moderna scienza, che deve rappresentare il linguaggio comune dell’Umanità, ma si vuole favorire un approccio vivente e dinamico nei confronti del Creato e della Natura. L’attuale approccio scientifico-materialista adotta un criterio di analisi e indagine di tipo utilitaristico che implica scissione e frammentazione (dunque separazione e isolamento dell’oggetto studiato dal contesto che lo circonda e che lo ha generato). Lo studio della sostanza ha sempre oscurato lo studio della forma e delle forme. La conseguenza è la perdita del senso di un fenomeno, o del “gesto” che lo caratterizza.

Già Goethe evidenziò i potenziali limiti della scienza moderna e del suo modo di operare sottolineando che, invece, per una comprensione vera e profonda dei fenomeni naturali era necessaria la ricerca di un ordine superiore (visione d’insieme, relazioni e rapporti, ricerca degli archetipi). Anche perché, come sosteneva Aristotele, “l’insieme è maggiore della somma delle sue parti”. Anche Rudolf Steiner di fronte alla frammentazione operata dalla moderna scienza materialista sottolineava che “le cose di per sé non rappresentano nulla, se non nella successione con cui si riferiscono l’una all’altra”.

Diventa necessaria una visione d’insieme per poter comprendere i fenomeni vitali e la Natura nel suo complesso poiché le proprietà di un sistema non si possono spiegare esclusivamente tramite le sue parti. E i due metodi dovrebbero procedere in simbiosi, integrandosi. Dunque non si vuole assolutamente demonizzare quello che è l’approccio scientifico moderno (il quale dispone di strumenti che un tempo non esistevano), ma lo si vorrebbe fecondare per poter generare una scienza dello spirito.

Mai come oggi è necessaria una forma di conoscenza che renda partecipe l’uomo ai ritmi della Natura, che generi amore, meraviglia e stupore nei confronti del Creato.

La nostra epoca avviata al materialismo dimentica che la Natura può essere conosciuta anche attraverso immagini artistiche che possono farne emergere i tratti archetipici. Un esempio di immagine archetipica, e di conoscenza vivente della Natura, ci è dato da Van Gogh nel suo dipinto Il seminatore dove la pianta di grano appare come il prolungamento del Sole e dei raggi solari. Tramite questa immagine è possibile cogliere l’identità del cereale quale pianta di luce, portatrice di forze di luce e calore (calorie) in grado di condensare e rendere disponibili le forze solari. La forma del grano, con i suoi frutti che si sviluppano verso il cielo ed il portamento verticale, sembra voler sfuggire alla terra e alla gravità per abbracciare il cosmo (dal greco kòsmos = armonia ed eleganza). Quella tra il grano maturo, il Sole e il cielo è una relazione molto particolare evidenziata nel dipinto di Van Gogh dal loro colore quasi identico (giallo-oro). Un tempo il Sole era associato all’oro (così come ogni corpo celeste del sistema solare era associato ad un metallo) e, non a caso, il grano veniva definito “il vero oro della Terra”.

Un tempo il Sole era venerato proprio per la sua importanza in quanto dispensatore di forze vitali e di luce. La pianta diventa un “essere di luce”. Questa luce, tramite la fotosintesi, diviene nutrimento vitale e permette di mantenerci nella verticalità e di reggerci in piedi. La selezione varietale operata dal secondo dopoguerra con l’obiettivo di ottenere piante più produttive ha finito col ridurre in maniera notevole la taglia dei cereali generando anche una disarmonia tra la spiga, lo stelo e le foglie. Il grano per sua natura vorrebbe potersi slanciare verso il cielo ed abbracciare il Sole, per via della sua affinità con le forze di luce, e vincere la gravità. Con l’abbassamento della taglia si rende questa specie più terrestre, e viene meno questa sua relazione con le forze solari.

Sono le piante più evolute, o piante superiori, quelle che maggiormente entrano in relazione con le forze solari e che si fanno portatrici di luce e calore. Questa immagine ci è data anche dalle Composite (o Asteracee) il cui fiore è l’immagine del Sole. Non a caso questa famiglia botanica riveste un'importanza primaria per l’uomo ed è considerata dalle scienze goetheanistiche la famiglia in assoluto più evoluta. Il fiore delle Composite esprime armonia ed eleganza tramite la sua forma circolare (cerchio) e sferica (sfera). Qui le geometrie sono espressione di una elevata organizzazione (nota: non è un caso se una persona che ha raggiunto un certo grado di evoluzione viene definita illuminata).

Dobbiamo dunque essere grati ai vegetali poiché senza la loro mediazione non potremmo assimilare queste importanti forze delle quali abbiamo una estrema necessità. Queste forze, oltre a nutrire tutte le nostre parti, possono anche guarire e curare. Abbiamo bisogno di forze di luce, ma per poterle assimilare si rende necessaria la mediazione del regno vegetale.

Con la pretesa di inserire un gene animale all’interno di un vegetale (per motivi utilitaristici) emerge tutta l’incapacità della moderna scienza di cogliere la vera natura e l’essenza, o l’identità, di una pianta, snaturandola. Con il rischio di snaturare completamente l’identità e l’essere di un vegetale, modificando in maniera devastante quello che è l’ordinamento naturale (in Natura una pianta ed un animale non arriverebbero mai ad incrociarsi). Con conseguenze imprevedibili soprattutto a lungo termine. Viene minato un percorso evolutivo che dura da milioni di anni e non si rispetta la vera identità di una specie, vegetale o animale, che si è evoluta e sviluppata in un contesto ben determinato, la quale per sua natura incarna ed esprime un gesto specifico. Un essere vivente deve essere concepito come una unità/totalità non esprimibile solo con l’insieme delle parti che lo compongono.

Con Rudolf Steiner l’agricoltura torna ad essere dispensatrice di forze di luce e vita: “l’agricoltore ha il compito di badare a che il processo naturale si svolga nel giusto modo”.

Gli alimenti devono contenere queste forze per poter svolgere al meglio il proprio ruolo, e solo tramite una sana agricoltura è possibile questo risultato. Già nel 1924 Rudolf Steiner sottolinea l’importanza del silicio quale mediatore di forze di luce, e ne suggerisce l’impiego affinché i prodotti agricoli possano espletare al meglio la propria funzione. Cibo come nutrimento di corpo, anima e spirito.

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