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Nella scuola Waldorf School di Los Altos a Silicon Valley l’elettronica è bandita

Gli studenti della scuola più ambita della Silicon Valley non toccano un computer, un iPad o lo smartphone fino alla fine delle medie. La cosa più curiosa è che questi ragazzi sono in gran parte figli di ingegneri o manager impiegati nelle più famose aziende tecnologiche del mondo, dalla Apple a Google. Gente che vive di computer e gadget, ma è determinata a tenerli il più a lungo possibile fuori dall’esperienza educativa dei propri figli. Questo miracolo, o quest’assurdo spreco di risorse, avviene nella Waldorf School of the Peninsula, ed è finito sulle pagine del «New York Times». Tutto comincia nella Germania del primo dopoguerra, dove il filosofo Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, si affanna per comunicare la sua visione sociale finalizzata a ricostruire il Paese distrutto. Non riesce a farsi capire dai concittadini, però, e attribuisce il fallimento al sistema scolastico, che chiude le menti dei ragazzi. Quindi crea una scuola presso l’azienda di sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda. È un istituto che predilige forme di insegnamento aperte, mirate al coinvolgimento emotivo e pratico degli allievi. Il successo è veloce e planetario, al punto che oggi esistono circa mille Waldorf School in una sessantina di Paesi. Una di queste sorge a Los Altos, nel cuore della Silicon Valley, e sta rivoluzionando il modo di vedere l’istruzione nell’era digitale. Gli studenti della Waldorf School of the Peninsula non usano computer, ma solo lavagne e gesso. Scrivono su quaderni di carta usando le matite e imparano le frazioni tagliando fette di torta. Lavorano a maglia con lunghi aghi di legno, perché secondo i loro insegnanti aiuta a sviluppare la capacità di risolvere i problemi. Studiano la poesia, ma lo fanno mentre si lanciano dei sacchetti «bean bag», perché favorisce la sincronizzazione tra corpo e cervello. A volte usano il fango come strumento di apprendimento, perché bisogna adoperare anche le mani per diventare persone complete. All’ufficio iscrizioni c’è la fila. La scuola accetta solo 196 allievi alle elementari, che pagano 17.750 dollari all’anno fino alle medie, mentre per frequentare le superiori la retta sale a 24.400 dollari. Tra i genitori che l’hanno scelta c’è Alan Eagle, 50 anni, che ha studiato informatica al college di Dartmouth e ora lavora nel reparto comunicazioni di Google, dove scrive discorsi per il Ceo Eric Schmidt: «Io – dice – rigetto l’idea che siano necessari supporti tecnologici alle elementari. Il fatto che un iPad possa aiutare i miei figli a leggere o a fare meglio le addizioni è ridicolo». La figlia Andie è in quinta elementare e non sa ancora usare Google: «Ci sarà tempo per imparare. Li facciamo apposta semplici questi strumenti, perché sia facile usarli. Ma se lavorassi alla Miramax e producessi bei film vietati ai minori, non vorrei che i miei figli li vedessero prima di aver compiuto l’età giusta». Per Eagle, come per gli altri genitori che hanno scelto Waldorf, l’istruzione è un’esperienza umana, che richiede contatto con le altre persone prima che con la tecnologia. Come sostiene l’Associazione dei pediatri americani, che vieterebbe la tv fino a 2 anni e dopo limiterebbe l’uso di qualunque schermo a pochi minuti giornalieri. Per Ann Flynn, direttore dell’istruzione tecnologica alla National School Boards Association, è una follia: «Se le scuole hanno accesso ai computer e non li usano, imbrogliano i nostri figli». Molti la ignorano, però, proprio a due passi dalla casa di Steve Jobs. Articolo ripreso da “La Stampa.it” del 25/10/2011
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