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La ricchezza delle piante, un dono per l’uomo: Olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L)

di: Pelikan Wilhelm

pubblicato da: Pelikan Wilhelm

Articolo tratto dal Notiziario Weleda

La ricchezza delle piante, un dono per l’uomo

Quando il mondo delle piante è mostrato al medico sotto forma di vere “immagini dell’essere”, queste possono infiammare direttamente la sua “immaginazione terapeutica”. Esse hanno tutt’altra forza che delle idee astratte sulla natura. In simili immagini, che debbono venire elaborate dal conoscitore delle piante, la volontà di guarigione del terapeuta, che si infiamma all’immagine dell’uomo malato, può, per così dire, afferrare quel qualcosa di derivabile dalla natura, che può diventare farmaco. Simili immagini essenziali saranno molto care al cuore del medico, in esse egli vedrà quella forma della botanica che è adatta al suo mestiere. ui si vuole tentare di tratteggiare uno schizzo di come l’olivello spinoso esprima la propria natura, di come riesca a portare ad espressione qualcosa di molto più ampio che non il mero fatto di essere il più ricco dispensatore di vitamina C. In questa veduta generale deve essere coinvolta anche la ragione per la quale questo arbusto giunge a produrre delle così grandi quantità di vitamina C, così come della provitamina A (carotene). Molte cose si rivelano già nel fatto che l’olivello spinoso popola i suoli più sterili: le dune sabbiose delle rive marittime dell’Europa fin molto al nord, gli scoli ghiaiosi e le fasce detritiche delle valli alpine, i bassifondi dei corsi d’acqua, il terreno incolto più pietroso, come un primo pioniere della vita! Poiché l’olivello spinoso è tanto insensibile alla povertà estrema nella regione delle radici, quanto è esigente in ciò che concerne la luce, occorre che essa gli giunga senza ostacoli e in tutta la sua pienezza. L’olivello si allarga molto ampiamente attraverso una vita di radici che si dirama da tutte le parti, spedisce propaggini in tutto il circondario, da esse fa scaturire nuovi germogli e manifesta così una indomabile forza vitale nei suoi organi sotterranei. Se esso germoglia verticalmente incontro alla luce del giorno, si presenta tuttavia subito un grande cambiamento nell’ambito dell’elemento minerale-solido e di quello liquido della vita della pianta, non appena tutto questo giunge nell’ambito di aria, luce e calore, e incontra gli irraggiamenti cosmici. Qui le forze della vita non si “esternano” più, bensì si “interiorizzano”. Questo si esprime nella totalità della disposizione dei germogli, rami, ramoscelli e polloni. L’olivello spinoso sprizza schegge tutt’intorno, è composto di nient’altro che spine lunghe, corte e cortissime. In una formazione di spine gli impulsi del corpo delle forze formatrici sono riprese dalla pianta, contenute, accumulate e non si dispiegano più nella direzione originale. Sono ormai a disposizione delle gemme laterali che prendono il posto del germoglio principale. È come quando si svetta in cima di un albero, per esempio di un pino: la sua forza spara allora nelle branche laterali. L’arboscello si guarnisce sui suoi germogli annuali di foglie piccole, strette, verdi, con il lato inferiore argentato e brillante. Ma i germogli di due anni non formano più branche laterali: soltanto dei germogli corti che ingrandiscono. In questa maniera l’olivello spinoso trascorre la sua vita irraggiando verso la periferia, all’interno della quale s’irrigidisce in schegge spinose; per cui nella vecchiaia può apparire un quadro di crescita simile a quello di un pino ad ombrello. Questa periferia ristretta è la zona dove l’illuminazione è più forte e il nostro arboscello vi si getta in qualche modo e lascia, al di sotto di sé, del legno secco. In questa zona si formano le foglie leggere argentate, il cui spessore non basta mai ad impedire all’aria e alla luce di accedere fino al suolo. Continuando a crescere, l’olivello raggiunge sempre più circonferenze di luce. Egli brama una quantità enorme di luce, vuole letteralmente bagnarvisi, ed esso la riceve nei suoi luoghi di crescita da due lati: una volta direttamente ed un’altra dai rispecchiamenti di superfici d’acqua. Sopporta male l’ombra e scompare quando altri vegetali, per esempio salici, invadono il suo habitat. Ama anche il vento: tutta la sua parte aerea sembra essere creata dalla luce e dall’aria. Queste affinità molto forti dell’olivello spinoso per la luce si preparano fin dalla radice, grazie alla silice che si trova abbondantemente nel suo substrato. Acido silicico finemente triturato, una sorta di omeopatia naturale, si trova a disposizione dell’olivello spinoso, in un substrato di pietre erose o di sabbia. Questo acido silicico, divenuto vivente, è la forma arbustiva fin qui descritta e che fa comprendere le relazioni del mondo vegetale tra la silice (che non è che luce mineralizzata) e la luce stessa. L’olivello spinoso fugge l’humus che è nel suolo l’oscuro avversario della luce e che conferisce alle piante massa e materialità. Tutta la pianta si nutre in due modi: a partire sia dall’ambito oscuro sotterraneo e sia dalle forze cosmiche che irraggiano nell’atmosfera. Le specie vegetali si differenziano da questo punto di vista: le piante dette consumatrici, che esigono molto humus, contrastano con quelle che richiedono poche cose dal suolo, ma tanto più di apporti cosmici. L’olivello spinoso è, in misura estrema, fra queste ultime, poiché non chiede nulla al suolo e tutto al mondo luminoso.*

* Testo tratto liberamente da: W. Pelikan, Le piante medicinali. Per la cura delle malattie. Per assicurare più vita all’uomo nella sua connessione con la natura. Vol. II. Opera in tre vol. Natura e Cultura Editrice, via F. Araldi, 85, 17021 Alassio (SV).

Pelikan Wilhelm

(Pola, 1893 - Arlesheim, 1981), chimico di formazione, è stato farmacista, antroposofo, praticante della medicina antroposofica, giardiniere. Per quasi cinquanta anni ha approfondito la conoscenza delle sostanze e dei processi del mondo minerale e vegetale secondo il metodo di studio goethiano antroposofico, dal 1924 per quaranta anni è stato direttore dei laboratori farmaceutici Weleda in Germania nominato su indicazione di Rudolf Steiner. Con un lavoro in costante evoluzione, ha osservato le qualità delle piante medicinali e le loro proprietà d’impiego alla luce delle relazioni fondamentali che intercorrono tra la pianta e l’uomo così come scoperte e descritte da Rudolf Steiner, raccogliendo i frutti della sua indagine scientifico-spirituale in un’opera nuova e straordinaria.
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