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La dimora cosmica

Parte 2
Ogni uomo fin dalle origini, fin dal momento in cui gli Elohim gli destinarono un IO: ogni uomo ha il “suo posto”, la “sua dimora particolare” nell’universo”. Forse questo dire potrà sembrare avveniristico, mentre in realtà è qualcosa di molto concreto e, diciamo anche, abituale, nel senso che egli vi si reca ogni notte nel sonno profondo; e sicuramente
al culmine della vita cosmica post-mortem; culmine noto come “mezzanotte cosmica”.
Ed egli ne è cosciente, sebbene, una volta entrato nella vita fisica della Terra, non se ne ricordi più.
E’ comunque sperimentabile nel corso della meditazione, nella seconda parte di essa,
che chiameremo dei silenzio, di attesa e di pace. Anche questa è una stazione raggiungibile, benché difficilmente attuabile a tutta prima: forse per scarsa conoscenza del processo meditativo nel suo complesso.
Più volte abbiamo descritto tale processo ed il suo momento culminante. Per un discepolo della Libera Università, dovrebbe essere un fatto ovvio, in quanto descritto e contemplato nel seguito delle diciannove stazioni e soprattutto dopo la settima. Non solo, ma a
voler essere più precisi, già durante la meditazione che vede il corpo astrale uscire dal
fisico ed espandersi nell’universo eterico, tale sua “dimora cosmica” viene – dovrebbe –
venire raggiunta. Solo che, probabilmente, non si è in grado di seguirla con la coscienza
o forse anche, non si riconosce ancora: e qui emerge con evidenza la necessità di una ampia conoscenza dei fatti spirituali del mondo.
Ma forse, anche, per il fatto che, a tutta prima, essa dimora è vuota. Rudolf Steiner descrive il corpo astrale – a tutta prima -come “vuoto”: è vuoto e va colmata col “suono peculiare dell’IO SONO” , della “Parola Cosmica” che risuona dall’intero universo e si incentra nel vuoto nel momento in cui, deve crearsi un “TU” nel vivere la propria immagine archetipica. Nel muto-sonoro colloquio de ”IO Spirito risonante” con la propria immagine “TU in divenire”, tale vuoto comincia a colmarsi.
Si sperimenta e si vive il “proprio posto nell’universo” in modo naturale e concreto. Il fatto
di uscire dal corpo, espandersi nel cosmo oltre la cerchia zodiacale in direzione della
“propria stella”, è già una conquista della propria dimora universale.
Nel libro “Iniziazione” di Rudolf Steiner, vi è un cenno su questo tema, nel descrivere brevemente la condizione di “senza patria”, e come “viandante” il formarsi una sua “patria spirituale” che viene caratterizzata come “edificarsi una capanna”.

Ora faremo un paragone che, forse, potrà sembrare estremo: che senso avrebbe il fatto
che un astrofisico come Sephen Hawking, descriva – astrattamente e teoricamente – il
big-bang, il buco nero, le dimensioni di una stella di neutroni ecc. – come se egli fosse
presente – dal momento che ne dà una descrizione oggettiva (?) Come potrebbe farlo
se non si ponesse nella “sua dimora cosmica”, la quale, beninteso, gli viene oscurata dal-la rete di supposizioni e teorie intellettuali astratte e dai vari dogmi scientifici che le sorreggono? Lucifero consente all’uomo qualsiasi immaginazione fantastica: consente e favorisce.
Ancora: come potrebbe un fisico quantistico come Massimo Corbucci, parlare dell’atomo “vuoto” come “dimora di Dio”; ma soprattutto indicarlo come una“cruna dell’ago” che gli consente di sgusciare fuori dal mondo fisico, oltre, negli spazi universale spirituali
- che egli non riconosce – se esso “atomo vuoto” non fosse la “sua dimora cosmica” inconsapevole. L’intelletto astratto gli copre come un velo l’esperienza, ed egli rimane come imbottigliato in essa senza afferrarne la concretezza spirituale, che riveste di concetti ed immagini fisiche, nell’impalcatura di concetti astratti che si è creato?
E’ così molto importante conseguire – qui ed ora – almeno la consapevolezza che
“il proprio posto nel mondo”, la “propria dimora universale”, è un fatto concreto accessibile all’esperienza quotidiana.

Sorge la domanda: ma come risvegliare le varie parti del corpo elementare?
Meglio leggere Steiner in "Dell'Iniziazione":
"...si deve ricordare che il corpo elementare esiste anche nella vita ordi-
naria: ma che dorme ed occorre destarlo per la percezione sovrasensi-
bile.........
Il progresso consiste nel destare un numero sempre maggiore di parti
dormienti.
Non è il corpo eterico che si risveglia pezzo per pezzo, ma qualcosa
d'altro. Se si afferra il concetto: nella tua anima qualcosa esercita un
potere sul corpo elementare e lo risveglia pezzo per pezzo.
Se lo si afferra,si ha una giusta e concreta rappresentazione del corpo .
astrale. Vivere nel corpo astrale, significa innanzitutto sentirsi come in
una <<entità di forza>> capace di risvegliare a vita cosciente il corpo
elementare.
"...l'inserirsi nel corpo astrale e vivere in modo cosciente in ciò che ri-
sveglia il corpo eterico, è legato al <<balzar fuori da sé ed afferrare
qualcosa che è fuori, e non solo col dilatarsi del corpo eterico.
Questo <<balzar fuori>> da sé stessi, questo <<osservarsi da fuori>>
è il trapasso alla vita del corpo astrale"

Ecco così giustificata l'immagine della "dimora cosmica", della propria patria spirituale" in oggetto.

Claudio Gregorat

Claudio Gregorat
nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali.
A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello.
Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all'Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d'orchestra.
Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano.
Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell'Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione.
Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche.
Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.
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