Articoli

L’insostenibile leggerezza dell’olio di semi

A differenza del prezioso olio extravergine d’oliva, che da tempo immemorabile è ottenuto per semplice spremitura delle olive seguita dalla separazione dell’olio dalla parte acquosa, gli oli di semi sono prodotti mediante un processo industriale di estrazione con solventi organici e di purificazione con numerosi trattamenti chimici.

Molti di questi oli vegetali hanno la particolarità di avere un basso contenuto di grassi saturi, ma di essere ricchi in polinsaturi del tipo omega-6. È bastata questa caratteristica perché gli oli di semi fossero propagandati come toccasana per il cuore in base all’equazione comunemente accettata: alto consumo di omega-6 (e basso in acidi grassi saturi) = riduzione del colesterolo ematico = prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Equazione dubbia

Una recente ricerca mette in dubbio tale equazione1. Risulterebbe infatti che, rispetto alle persone che seguono una dieta normale con grassi saturi, quelle che consumano oli di semi di mais  e cartamo, che sono appunto ricchi di omega-6 (ma poveri di omega 3), hanno sì un minor tasso ematico di colesterolo, ma rischiano maggiormente di andare incontro a disturbi cardiovascolari. Questo lavoro rafforza il sospetto, paventato da altri ricercatori, che la nostra alimentazione, a causa dell’eccessivo consumo di oli di semi (e della margarina che da essi si ricava), porti a uno squilibrio del rapporto omega-6/omega-3 che può causare disturbi cardiovascolari2. Invece, l’olio extravergine di oliva, che è ricco di acidi grassi monoinsaturi e povero sia di quelli saturi che di omega-6, è un vero amico del nostro cuore 3

continua su Valore Alimentare...
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente. Utilizzando il nostro sito l'utente acconsente a tutti i cookie in conformità con la Normativa sui Cookie.   Leggi tuttoOk