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L'aspetto "artistico" della vita

Da qualche lustro a questa parte, lo scorrere degli eventi  manifesta un  elemento di <imprevedibilità> mai riscontrata prima, a motivo della <velocità> con la quale hanno luogo i mutamenti di direzione di essi.   Si imposta con chiarezza un determinato evento che dovrebbe aver luogo secondo le normali previsioni, quand’ ecco che, per via di elementi che si introducono nel tessuto dell’opera avviata, le espressioni di essa subiscono ritardi, sospensioni, deviazioni, rimandi, in modo tale che  l’intera trama dell’evento sfugge di mano: e per tale motivo si sperimenta una sorta quasi di <improvvisazione> che la vita tenta di porci davanti, affinché noi stessi si esca dalla consueta e borghese <sicurezza pragmatica che le cose vanno come diciamo noi>.

Tale elemento di <mobilità> è caratteristico di tutto il <vivente>, come se da una causa non dovesse seguire un solo effetto, ma molteplici e imprevisti.

Ne consegue una sorta di <stupore> per la solita coscienza del quotidiano, e l’interrogativo sul <come> sia possibile e sul <cosa> sta accadendo.

Riflettendo poi un tantino più profondamente sull’andamento generale del vivere, si può giungere alla conclusione che la vita usuale, fatta di tante banalità che si ripetono puntualmente – naturalmente anche accanto ai fatti seri della vita – dovrà ad un certo punto della via, assumere volto e aspetto diverso. 

E’ come se si contemplasse, per secoli, un panorama <minerale>, nel quale tutte le forme sono ben definite e senza possibili varianti. E lentamente in tale paesaggio abbastanza monotono, si incomincia a scorgere qualche elemento <vegetale>, il quale si manifesta con continue metamorfosi delle sue forme, e che ci lascia stupiti, in un primo momento.

Ma ci conduce anche alla decisione di <stare molto attenti> alle varianti che intervengono, con lo scopo di <introdurre il nuovo>.

Sì, è proprio così! l’imprevedibilità, la continua metamorfosi delle cose e delle vicende, spinge a chiedersi la ragione di esse, la quale è una sola: tutto oramai è invecchiato nella nostra cultura e costume occidentale e va rinnovato, pena del morire lentamente con essi. Tale processo di invecchiamento lo si può riscontrare ovunque. Nel senso che non è possibile che qualsiasi iniziativa, impresa, rapporto fra persone, ecc. si debba svolgere sempre <in positivo>, sempre <in avanti>, sempre <al meglio> in un incessante e continuo progredire verso un maggiore perfezione.

Sarebbe come pretendere che sia <sempre giorno> e maI anche <notte>: sempre <estate> e mai <inverno>: sempre <caldo> e mai <freddo>. E’ chiaro in modo immediato che una simile unilateralità è assurda e non reale. La vita, la natura, chiedono <equilibrio fra gli opposti>.

Dunque ne risulta che tale equilibrio deve trovarsi anche nelle imprese e rapporti degli uomini. E così, il pretendere un continuo progresso si rivela immediatamente assurdo.

Ma invece non è così. I periodi di stasi, di recessione, di passività economica, vengono tenuti e denunciati come <incapacità a governare, a controllare l’economia, il debito pubblico, il lavoro, ecc>. Di qui, i continui scioperi del sindacati: le continue critiche negative dell’opposizione al governo in carica, e così di seguito. Abbiamo pur visto e seguito, ad esempio, il <boom> economico giapponese, tedesco, nostro italiano, ecc: e dopo qualche tempo, la stasi e la recessione.

Ora, se invece di <vivere nel sogno del progresso continuo> - dimostratosi irreale – si prendesse finalmente atto della legge universale del : giorno-notte, progresso-regresso, attività-inattività, ecc. come fattori reali della vita, si eviterebbero tante inutili diatribe e contrapposizioni, cercando di introdurre <il nuovo>, che urge di essere espresso.

Facciamo un esempio semplice e chiaro: al mattino un giorno nasce e muore la sera. Condizione temporale evidente ed accettata. Ma poi, l’indomani, nasce <un nuovo giorno> che sarà sicuramente diverso dall’oggi, quindi <nuovo> rispetto all’oggi; e questa novità durerà l’intera giornata, per morire poi al calar della sera. Il giorno successivo la stessa cosa.

Tutto ciò è ben ovvio e nemmeno i sindacati e l’opposizione la possono mutare e quindi il governo in carica, qualunque esso sia, non ne ha colpa. Se invece di tante parole – poiché sono <soltanto parole> dietro le quali non esiste <nessun concetto>  - si ponesse mano al possibile rinnovamento proprio nel periodo di recessione, in modo da cercare le nuove vie d’azione, si entrerebbe <nella legge dell’evoluzione-involuzione> sicuramente con un atteggiamento positivo che apre le porte al nuovo. Dopo di ché inizia il <nuovo giorno>, che però vedrà la <sua notte> dopo un certo tempo.

Nel rapporto fra persone, l’esperienza ha posto in evidenza il <ritmo di tre anni>. Al termine di essi, le motivazioni che hanno condotto due persone a operare insieme, vengono meno, sono invecchiate e richiedono un rinnovamento. Se questo avviene, e proprio per opera di esse congiuntamente, il rapporto continuerà nella nuova veste. Se invece tale metamorfosi interiore congiunta non ha luogo, purtroppo il rapporto ha termine.

Nasce un’impresa qualsiasi: l’inizio e sempre brillante, pieno di entusiasmo – Lucifero aiuta moltissimo, essendo lo Spirito che impulsa la Vita.  Ma è unilaterale e quindi dovrà intervenire Arimane – Spirito della Morte – per ricomporre un equilibrio generando l’unilateralità opposta e demolendo quanto l’entusiasmo aveva creato. Ora abbiamo le due unilateralità dinanzi a noi, che tosto denunciano l’invecchiamento dell’impresa, rapporto, ecc.  Cosa fare?

Innanzitutto ricomporre l’equilibrio al centro, e questa è <azione cristica>. Il primo anno offre l’opportunità di evidenziare tutto il <positivo>; il secondo tutto il <negativo>; il terzo potrebbe offrire la possibilità di:

- attuare una profonda, seria e responsabile introspezione <autocritica>, in modo da <visualizzare> il proprio comportamento, dal quale ne sortirà uno diverso le cui caratteristiche saranno: benevolenza, accettazione dell’altro <così com’è>, tolleranza, porsi in grado di <ascoltarlo serenamente senza opposizioni>, promuovere atteggiamenti e azioni che attestino la stima, considerazione, porsi <a disposizione>, e infine l’Amore necessario, ora in equilibrio fra i due opposti ben conosciuti.

Ma l’osservazione critica della vita dice che tale traguardo è ancora un “sogno”. Molto difficilmente le persone sono in grado di <ascoltare> le osservazioni negative sul proprio comportamento: però è bene provarci. Ovviamente è un’operazione <a due>: vale a dire che entrambe dovrebbero tentare di attuare la disposizione descritta. Se lo attua uno solo, non serve a gran che e poi l’altro ne approfitterebbe, scambiandola per una debolezza oppure il ritenersi in difetto, come tentativo di riparazione.

Prendiamo l’esempio della bilancia: l’equilibrio è al centro, nel fulcro ben evidente. Dunque va cercato e creato tale fulcro: il quale consiste nell’usufruire delle esperienze nei due stadi nel loro aspetto positivo, mescolarle insieme, diciamo così, per trarne qualcosa di <diverso e nuovo>. Il nuovo non può essere inventato, ma solo trovato metamorfosando il vecchio, carico di esperienza, che ora può fare da guida.

Anche in campo morale si ha la stessa fenomenologia: l’amicizia diventa avversione, se non addirittura odio; la giustizia, magari perseguita con cura e responsabilità, si tramuta in ingiustizia; la virtù in vizio, e così via. Ogni impulso volto al bene, reca in se stesso un risvolto di male. Ad esempio la persona religiosa, devota, perseguendo in questa bella qualità, ad un certo momento si ritrova bacchettona baciapile. L’idealista, sia religioso che politico, perseguendo nelle sue immaginazioni utopistiche, finisce col diventare fanatico e sovversivo fino alla violenza. La persona che ama la giustizia e la persegue, ovviamente secondo determinati suoi principi, se non si preoccupa di <rinnovare> tali principi – i quali non possono essere assoluti – si troverà nella circostanza di essere ingiusto. Ancora: la persona pia, che cerca di aiutare il prossimo e si impegna in questo campo, non si accorgerà che, purtroppo, il legittimo piacere di aiutare l’altro, in realtà, è solo piacere per quello che lui stesso fa.

Questa è la <legge della realtà>, anche se magari non segue puntualmente il ritmo di tre anni, il quale dalle persone <attente> è vissuto, mentre per tante altre scorre via senza farsi notare. E così anche per il ritmo dei <sette anni>.

Ora, la <imprevedibilità degli eventi> di cui all’inizio, sottostà alla stessa forza portante. Si possono notare due fattori:

-          Il  seguire la legge della <metamorfosi vegetale>

-          il seguire l’azione degli <Spiriti della Nascita e della Morte> preposti alla metamorfosi stessa

Se osserviamo una pianta, poniamo un cespuglio, notiamo subito che alla base del fusto vi sono in continuazione foglie che stanno morendo, mentre alla sommità di esso. foglie giovani e fresche, che stanno nascendo: il tutto nella contemporaneità. E possiamo subito dire: è necessario che le foglie vecchie muoiano per lasciare il posto a quelle nuove. Sarebbe impensabile ritenere che la foglia, una volta nata, debba permanere fresca in continuazione, senza flessioni vitali, e la pianta vestirsi sempre di sole foglie verdi e fresche.

Ad un certo punto, la sua crescita sarebbe fermata, è ovvio.

Ma non solo: osservando la forma delle foglie, si nota che le prime, alla base del fusto, sono più semplici delle successive alla metà di esso. Queste sono al massimo della formazione della specie. E poi, verso la sommità, ecco che si rimpiccioliscono – quindi metamorfosano – e presto di tramutano il sepali, petali, stami, pistilli, seme: il ciclo è stato compiuto. La morte di alcune favorisce la nascita di altre e si realizza il <perfetto equilibrio fra gli opposti nella natura>, ed il rinnovamento continuo della pianta sul morire precedente.

Ora, per la concezione comune, in questo non vi è nulla di straordinario, essendo un dato

divenuto ovvio. Ma invece, vi deve pur essere <qualcuno> che opera e lavora in tutto questo. E questo qualcuno sono gli <Spiriti Elementari della nascita e morte>, che operano al servizio di Arimane, il Distruttore, Signore della Morte: Shiva nella concezione indiana, contrapposto a Visnù;  Chton e  Chronos per i Greci.

E’ presto evidente che non tutti i semi debbano diventare piante; non tutte le uova animali, e così via. Quindi <qualcuno> si incarica, per destinazione divina originaria, di farne morire la maggior parte e lasciarne in vita solo alcuni per la continuazione della specie: e questo <è proprio saggio>.

Ma questi spiriti hanno ancora altri compiti: ad esempio di avvicinare al presente il futuro prossimo e remoto, sovrapponendo quasi gli eventi. La <fretta, l’anticipazione> sono strumenti di Arimane, quanto la <stasi e il ritardo> di Lucifero. Quest’ultimo blocca tutto, ferma tutto nella forma originaria del nascere: nulla vi deve venire introdotto, ma tutto ripetuto. Da un lato l’estrema giovinezza rinnovatesi in continuazione; dall’altra l’estrema vecchiezza e immobilità. Fra questi due estremi si muove l’uomo.

Nel mondo contemporaneo ritroviamo queste due correnti, in linea generale: la prima nella scienza e il secondo nella religione. Difatti si può constatare agevolmente che, ad esempio, la fisica nucleare, a iniziare dalla sua prima realizzazione nella bomba di Hyroshima, è il risultato di un’anticipazione forzata tremenda: il fisico si comporta veramente come un <apprendista stregone>, che pone in atto forze che non conosce e non sa come controllare. Lo stesso dicasi per le ricerche nel campo della <vita>: l’eugenetica, la clonazione,ecc, che non si sa dove porteranno. Anticipare! Anticipare! sopraffacendo la coscienza dell’uomo! E siccome l’aspetto <morale> è del tutto evitato, ben presto, da questo versante, si giungerà ad una vera e propria <barbarie>, come già E.Haeckel ebbe rilevare un secolo e mezzo fa.

La seconda in tutte le religioni, le quali, ovviamente, continuano senza variazioni a sostanziarsi, ripetendoli, degli stessi principi e stesse dottrine date dal loro fondatore: nulla deve e può essere mutato! e questo è evidente. Ma così, nel corso dei secoli,  si tramutano da una forza di <elevazione morale>, in un’altra di <ritardo e decadimento morale>. Ritardare! ritardare! Fermare! 

Esempio: la Chiesa Cattolica Romana ha revocato i decreti di condanna a Giordano Bruno, Galilei, Copernico, soltanto nel 1835 !  vale a dire quattrocento anni dopo, e per forza di cose! in quanto i rinnovamenti non sono essenza delle religioni. Il rituale ortodosso della messa, è rimasto ancora ai primordi: difatti il fedele non deve assistere di persona al momento cruciale del rito, cioè la transustanziazione della materia, e così ha dinanzi a sé l’iconostasi, che è una parete dipinta con varie icone. La donne possono assistervi ma dal sagrato, oppure da una elevata balaustra a grate, nei matronei e comunque separate dagli uomini e col capo coperto: mentre, nella religione islamica ed ebraica, non possono entrare in una sinagoga o in una moschea ! Tutto viene come <congelato, fossilizzato>.

Un compito derivato degli Spiriti della nascita e morte è il condurre la Terra in quanto pianeta, alla sua dissoluzione, catastrofe e rinnovamento, proprio nel senso di quanto accaduto per la Lemuria e poi per l’Atlantide – è una legge di <ferrea necessità>: ed è proprio quando stiamo vivendo di continuo in tutti i settori della vita naturale. E che sia <colpa dell’uomo> rientra proprio nel settore delle <ferree necessità>: qualcuno lo deve pur fare. E siccome quegli Spiriti sono invisibili, non hanno un corpo materiale, si servono degli uomini: o meglio di alcuni uomini a ciò disposti sia pure inconsciamente.

La scienza e la tecnica non hanno prodotto mai nulle di <vivente>, ma lo hanno soltanto ucciso. La medicina coi suoi terribili prodotti chimici, cura una malattia, ma poi deve fare i conti con gli <effetti collaterali> a volte disastrosi. E che la scienza medica sia giunta ad un traguardo che richiede un rinnovamento della <concezione del mondo e dell’uomo>, sembra oramai ovvio a tutti.

La <novità>, chiamiamola così, non riconosciuta dalla scienza ufficiale profondamente <materialista>, sta proprio nel fatto del <limite> - che non si vuole varcare – fra il mondo fisico-sensibile-materiale e quello <eterico-vitale>, entro il quale peraltro si è dentro già da decenni, e che ha <le proprie leggi>. In questo, la legge fondamentale valida è quella della <metamorfosi della forme>, come appunto nella vita vegetale già menzionata. Già la teoria della <relatività> indica che lo svolgersi di ogni fenomeno è relativo al <punto di vista> di chi lo osserva. 

A questo proposito, è molto interessante notare che, proprio fra i fisici nucleari, è stata evidenziata la diversità di risultato a motivo dello  <stato di coscienza> dello sperimentatore ! quindi <flessibilità> di imprevedibili risultati !

Come considerare, ad esempio, l’atomo e le sue <immagini> nella camera a bolle? Gli atomi non sono più <cose>, ma astrazioni della mente. Il noto fisico W.Heisenberg scrive:

“Queste immagini sono state dedotte da esperienze, oppure “indovinate” e non ricavate da calcoli teorici. Spero che esse descrivano la struttura degli atomi  altrettanto bene di quanto è stato possibile per la fisica classica”. (fisica e filosofia)   

Rutherford dimostrò (?) che i cosiddetti <atomi di materia solida>, sono costituiti da <spazi completamente vuoti>. Osservazione confermata da Rudolf Steiner il quale – partendo dalla prospettiva opposta, cioè spirituale – dice:

            “Secondo i materialisti, lì (l’ambiente) lo spazio è vuoto e là dentro si agitano gli atomi……

Dinanzi alla <conoscenza immaginativa>, gli atomi sono delle “vesciche”: e là dove vi è lo <spazio vuoto> c’è invece la realtà. Gli atomi consistono proprio nel fatto che sono stato <gonfiati come vesciche>.

Si evidenzia così molto bene in carattere <eterico-immaginativo> degli eventi atomici e proprio per la loro estrema mutevolezza, dove <nulla è certo ma tutto probabile>.                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

Ora, in questa fascia del vivente, le forme fisse, statiche, non sono di casa. La geometria <euclidea> è stata sostituita da quella da quella <proiettiva> che fa – anche in questo caso - del <punto di vista> il motivo della modificazione continua dell’immagine. Ma questo metodo di indagine delle forme si può conseguire soltanto se <il pensare viene adeguatamente rafforzato>, secondo le direttrici fornite come base dalla <Filosofia della Libertà> di Rudolf Steiner, e la constatazione che un pensiero deriva dal precedente e dà forma al seguente: non si ha più una <giustapposizione> di concetti, ma una <derivazione-germinazione> di un concetto dall’altro: processo che, a giusto titolo possiamo denominare <vivente>.

Ora questa tecnica di pensiero è assolutamente conforme alla tecnica artistica. Un pittore o scultore – e così per il poeta con le parole, il musicista coi suoni - lavora incessantemente alla  trasformazione  continua di  una  forma  base.  Nulla  è  predisposto

come nelle antiche concezioni estetiche, dove il disegno di fondo una volta definito, era inalterabile. E’ una tecnica assolutamente <vegetale> diremo così. Oggigiorno un vero artista non può più presentare un’opera <finita>, non avrebbe alcun senso: ma soltanto degli accenni di forme che il fruitore dell’opera è portato a continuare e continuare incessantemente, vedendo il quadro <muoversi> e divenire in continuazione. In esso è stata inserita <la vita>.

Una delle caratteristiche salienti della musica moderna è l’<imprevedibilità>: mentre con quella classica e romantica fino a Bruckner, Strauss, Mahler, tardoromantici, si può quasi sempre <prevedere> lo sviluppo del pensiero musicale, ora non più: è sempre una sorpresa a volte, per cui, in ogni caso , non ci si può più <abbandonare> al flusso dei suoni, ma è opportuno stare <molto desti> per poterlo seguire. Musica in <continuo divenire>.

Tale novità compositiva ha inizio con Debussy, ritenuto a giusto titolo il primo musicista <moderno>, la cui caratteristica saliente, dall’aspetto della forma, era il rifiuto dello <sviluppo logico> dell’idea musicale attuato fin lì.

Nel campo musicale, entro il quale è molto agevole constatare la metamorfosi in oggetto si è evidenziata, negli anni ’50, la teoria dell”opera aperta”, dell”informale”. Ad esempio, il compositore ordinava su alcune schede separate: A, B, C, D, E, il suo pensiero musicale. Poi lo strumentista sceglieva l’ordine di esecuzione, poniamo: A, C, E, D, B – E, D, A, C, B,- E, A, C, B. D, e così via.  In tal modo la “forma” era sempre variabile, in continua metamorfosi.

Oppure, il compositore tracciava su di un foglio alcuni segni grafici i quali, secondo lui, dovevano indicare il seguito di note, la loro altezza, dinamica, ecc. L’esecutore poi interpretava improvvisando su quei segni. Ovviamente un altro esecutore li interpretava diversamente; un terzo ancora in altro modo, così che l’opera era sempre <nuova>. Il principio della “metamorfosi” veniva – e viene - attuato in modo integrale. 

Ora, osservando spregiudicatamente la <vita>, si percepisce proprio il suo <continuo divenire>; il suo continuo trasformarsi in qualcosa di inaspettato; l’impossibilità di chiuderla in categorie rigide, come appunto la musica.  Oggi non si può veramente dire cosa accadrà domani, poiché l’oggi tende a morire presto col calar della sera e il domani <sarà veramente un altro giorno>. Così pure, ascoltando un brano di musica moderna, non si può dire <come> si svolgerà nel tempo successivo: l’imprevedibilità è dominante.

Ecco dunque l’aspetto <artistico> della vita e, diciamolo pure, l’aspetto <musicale> di essa. Già, ad esempio, il suo svolgersi nel tempo in tre sezioni, articolate musicalmente in: esposizione, sviluppo, ripresa, nella vita corrispondono a giovinezza, maturità, vecchiaia. Ogni uomo è uno strumento a quattro corde, come ad esempio un violino: corpo fisico, eterico, astrale, mentale, sulle quali  il <l’archetto del destino suona la sua biografia>, la <sinfonia della sua vita>.

La conseguenza di questo nuovo stato di cose? Così come per ascoltare la <nuova> musica, bisogno esser ben desti per seguirne gli imprevedibili sviluppi, così anche per la <vita>: è necessario <svegliarsi dal troppo dormire> protratto per troppi anni fin qui. Le cose, gli eventi ci passano sopra la testa e noi non ce ne accorgiamo neppure.

Ecco allora farsi avanti il Signore della Morte, del Caos, del Disordine, sotto forma di catastrofi naturali, fatti tragici, morti in continuazione, terrorismo, ecc., col compito di <svegliarci>.  Il nostro <troppo benessere> di occidentali, si deve contemperare con fatti in apparenza negativi, che però hanno uno scopo positivo, pedagogico, terapeutico.

La vita richiede <equilibrio> fra Nord e Sud, fra Occidente e Oriente e lo attuerà in ogni caso, magari a costo di dolorose prove.

Vogliamo prenderne consapevolezza?

Claudio Gregorat

Claudio Gregorat
nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali.
A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello.
Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all'Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d'orchestra.
Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano.
Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell'Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione.
Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche.
Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.
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