Articoli

L'anima prigioniera

Se assommiamo tutte le rappresentazioni – derivate da percezioni – di una vita, poniamo di 70-80 anni, si viene a formare una sorta di figura fantomatica costituita dalle svariate rappresentazioni accumulate. E se ci si sofferma un po’ a considerarla oggettivamente, si giunge a constatarne la sua indipendenza. E in effetti, le rappresentazioni conducono una vita del tutto autonoma rispetto all’anima umana: una vita autonoma ed anzi parassitaria, dalla quale sovente dipendiamo. E’ una constatazione shockante !
Sperimentiamo la nostra anima attuale in continua lotta contro quella figura: o meglio le nuove rappresentazioni in lotta contro quelle antiche, le quali tentano sempre di farsi valere e dominare la vita della nostra anima secondo le loro caratteristiche.
Ad un’analisi oggettiva, le rappresentazioni sono di tre tipi:
- rappresentazioni quali immagini-ricordo del tutto oggettive
-        “    che hanno impegnato il sentimento
-        “    che hanno spinto all’azione
Le immagini-ricordo di fatti ed eventi esteriori ai quali non si è stati partecipi ed impegnati,
non hanno un’azione determinante ancor oggi: ad esempio, la rappresentazione del colosseo di Roma; quella di un battello lungo un fiume; di un treno in corsa, ecc. Si possono ricordare serenamente in quanto non suscitano particolari sentimenti o spingono ad agire.
Invece le rappresentazioni che ci hanno coinvolto emotivamente, o ci hanno anche spinto ad agire,  si sono collocate nella nostra anima in modo permanente e inamovibile, suscitando, di riflesso, l’onda di sentimenti di anni addietro; per cui, riportandole alla memoria li richiamano, ma indipendentemente dalla nostra condizione animica attuale, e ci costringono a subirle nostro malgrado.
Cosa significa? in concreto, si sa benissimo che pensieri e sentimenti, una volta creati-prodotti dall’anima umana, danno vita ad Esseri Elementari, i quali ne costituiscono la vitalità – a seconda della potenza di essi – e poi <la continuano> entro l’anima umana stessa, però oramai in senso indipendente:  in questo senso sono parassitarie.
Ma non solo, spesso sono tanto potenti – poiché sorte da pensieri-sentimenti reiterati nel tempo – da condizionare né più né meno l’anima a seguirle-subirle anche dopo molto tempo ed in condizioni del tutto diverse.
Nell’alcoolizzato, drogato, ecc, ad esempio, non è certo l’anima umana a richiedere alcool e droga, ma questi Esseri Elementari creati e che desiderano ardentemente di essere <nutriti e mantenuti in vita>.
Le rappresentazioni si formano in seguito a percezioni le quali sono, in un certo senso, imposte dall’esterno e al loro seguito  sorgono pensieri e sentimenti. In concreto, prima vi deve essere una rappresentazione di qualcosa; in seguito si traduce in un giudizio e poi in sentimento. Ad esempio: vedo una rosa e subito sorge in me la rappresentazione “rosso”, che ora esprimo in pensiero: “la rosa è rossa” e in seguito eventualmente il piacere per la sua bellezza: “è bella”. Ma in questo vi è già una costrizione, il rosso si impone ed io non posso assolutamente concludere che invece “è gialla”. Quindi la sua “rappresentazione” – che è il suo ricordo - mi costringe allo stesso modo, né più né meno. E per concludere, il mondo esterno è una sorta di tiranno che non si può evitare.

Quanto seguirà è solo esempio delle tante possibili “prigionie” che alcune anime possono subire, aseconda del loro sviluppo interiore.
Fin dalla prima infanzia ad oggi, per ciascun uomo, si è depositata in lui una somma incredibile di tali rappresentazioni. Ma non solo: essendo nota la plasmabilità dell’anima del fanciullo, tutte le varie correnti – sia religiose che politiche – hanno tentato di forgiarlo a loro modo, così da farne uno strumento succube alle loro intenzioni e scopi. Ci riferiamo alle scuole a carattere religioso, notoriamente quelle gesuitiche. Poi a quelle politiche: fasciste, naziste, comuniste ecc. e la loro nefasta influenza:  ognuno di noi potrebbe averla sperimentata. Le rappresentazioni inculcate con forte e reiterata insistenza – sostenuta da eventuali sanzioni disciplinari o comunque morali -  stanno ora dinanzi alla nostra anima come spettri impietosi che ne reclamano l’osservanza, negandole così ogni possibile libertà.
La caratteristica più deplorevole di esse, è la loro “estrema povertà” di contenuto e “rigidità” di osservanza. A ben guardare, l’educazione “cattolica” subita da moltissime persone nel nostro paese, su cosa si fonda se non su pochissime rappresentazioni come: peccato veniale, mortale, inferno, obbedienza e castità? Il confessore si è sempre preoccupato di sapere se “hai avuto pensieri impuri?” se non li hai avuti sei “salvo”! poi magari covi nella tua anima altri pensieri: di antipatia, di vendetta, invidia, di sopruso e così via…come in tutte le comunità religiose, che sono le “rappresentazioni” vincolanti autonome e parassitarie che accompagnano il credente “cattolico”.
Di altra natura sono quelle a  sfondo politico, come “obbedire” dal “primo Feldmarescial-
lo all’ultimo soldato” come pretendeva Hitler: cancellazione dell’individuo!
Fatale la  “lotta di classe” per la sua azione di “odio” per le altre classi diverse, coi relativi privilegi di una sull’altra. Il “povero proletario” – soprattutto se metalmeccanico - oggi va in macchina al lavoro, mentre un insegnante, ancor oggi, in tram o a piedi!

Ora, a seconda del carattere individuale, il mondo delle rappresentazioni parassitarie può subire delle metamorfosi o rimanere tale e quale. Vi è chi orgoglioso di “non avere mai cambiato opinione” per tutta la vita: come quel pianista di 60 anni che –sempre con sussiego- affermava che la sua interpretazione di Chopin non era mai mutata dal 15 anno ad oggi: una specie di “mummia musicale”, un CD vivente!
Oppure facendosi forte del motto “così si è sempre fatto e così si farà”, con buona pace, sicuro di riposare su solide basi sperimentate.
Che le rappresentazioni-ricordi siano autonome lo prova il fatto che, nel tentativo di richiamarle alla memoria, esse, a volte,  si rifutano: si rifiutano di rientrare nella nostra vita animica presente, non vogliono riemergere. Di qui la lotta fra queste e le “nuove rappresentazioni” che l’anima anela a formarsi per evolvere, procedere. La figura fantomatica si rifiuta di collaborare.
Ad esempio, sappiamo quanto radicate siano le  rappresentazioni   inculcate   in noi dall’
educazione scolastica. L’insistenza pertinace che ribadisce nel corso degli anni determina
te condizioni sull’origine dell’uomo, derivato dalla scimmia; e proprio quando la tesi contraria – che la scimmia è una degenerazione dell’uomo primitivo sia stata dimostrata scientificamente già fin dal 1921 - rimane inascoltata per la forza elementare della conce-
zione darwinistica. O ancora, la dottrina del colori di Newton, che tiene banco tutt’ora, nonostante la sua palese unilateralità; e solo con grande fatica viene accolta quella di Goethe.
Ora le rappresentazioni false accolte negli anni scolatici, rappresentano un ostacolo gran-
dissimo per l’accoglimento di altre più vere e reali.

Nella convivenza umana le rappresentazioni hanno una forza impressionante, una volta formate. Poniamo una persona che dalla campagna, da genitori operai va in città e tenta di inserirsi in un ambiente cittadino: vi riesce ed anzi, essendo persona di talento, si pone a fianco delle personalità più in vista, ma ! ecco la forze dell’antica rappresentazione: egli è pur sempre un individuo di modeste origini e per quanto possa fare, tale rimane.
Ne abbiamo chiaro esempio nei Vangeli:
“Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, in maniera che essi rimanevano stupiti e dicevano: <donde viene a costui questa sapienza e questi prodigi? non è forse il figlio del fabbro? sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? e le sue sorelle non sono tutte fra noi?
da dove vengono dunque a costui tutte queste cose?> E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: <nessun profeta ha onore nella sua patria e nella sua casa>
(Matteo 13/54-57)
e ancora:
    “Filippo trova Natanaele e gli dice:<quello di cui hanno scritto Mosé nella legge ed
     i profeti, noi l’abbiamo trovato: Gesù figlio di Giuseppe, da Nazaret>. “Da Nazaret,     rispose Natanaele, può forse venire qualcosa di buono?” (Giovanni 1/45)
la potenza delle vecchie rappresentazioni, impedisce anche ad un Dottore della Legge come Natanaele, di accoglierne una nuova possibile!
Altro esempio: in una scuola Waldorf si presenta un maestro di prima: viene assunto e vi lavora, ma senza poter raggiungere un modo sufficiente di collaborazione, soprattutto coi genitori dei bambini, che egli ignora del tutto. Dopo due anni deve lasciare questa scuola per un’altra, nella quale compie le medesime esperienze. Poi, alla fine si trasferisce in altra regione – ma intanto sono trascorsi vari anni – e qui invece manifesta tutta la sua fin qui celata possibilità in senso positivo, con grande considerazione dei colleghi.
Ma cosa accade in noi nel sapere tutto ciò? sorpresa, diffidenza, incredulità poiché, tempo addietro qui da noi, è stato proprio del tutto insufficiente per anni. Ecco la vecchia rappresentazione tentare di imporsi su di una nuova che considera la possibile maturazio-
ne del maestro come effettiva e reale.

Così accade molto sovente anche fra persone che si frequentano per motivi di parentela, di amicizia, di amore ecc. Poniamo due fratelli o amici: nel corso della loro relazione, fatalmente uno reca un torto all’altro: questi si forma una rappresentazione del contegno dell’altro e del torto subito. Ma la  vita continua e le metamorfosi delle anime procede sicuramente, ma ! alla prima occasione, la prima rappresentazione si impone duramente senza tener conto della maturazione avvenuta, delle esperienze fatte, ecc: “Tu mi ha fatto questo e quest’altro!” dice il primo con rimprovero. L’altro ammette per l’ennesima volta il torto e la sua costante preoccupazione di ripararlo, ma non serve a nulla: l’antica rappresentazione si impone senza flessioni di sorta, accanto a quella del torto subito, ovviamente.
Si sa per esperienza che quando il primo incontro è positivo, guidato dalla simpatia o amore, gli seguirà un secondo periodo durante il quale si rivelerà il lato negativo della persona: entrambe unilaterali. Qui si rende necessaria – in un terzo momento - una sintesi dei due momenti, che si risolve in una visione dinamica e in movimento continuo dei due aspetti.
Deve poi intervenire la”positività” che porrà in rilievo il lato migliore della persona e del rapporto, che così potrà essere portato innanzi nel tempo.
Qui viene in mente una singolare esposizione di Rudolf Steiner contenuta nell’8^ conferen-
za dei  “Segreti della Soglia”:
“Sarebbe un buon esercizio per chi si muove verso la sfera spirituale, se ogni tanto nella vita, e sempre di nuovo, si dicesse, ad esempio: <voglio pensare a ritroso le due o tre ultime settimane, o anche mesi: voglio rivedere fatti importanti in cui io ho fatto molte cose. Voglio prescindere sistematicamente da tutto quanto potrebbe essermi successo di ingiusto. Voglio escludere tutto ciò che altrimenti cito spesso a scusa di quanto mi è accaduto: e cioè che è colpa di altri. Non voglio mai pensare che potrebbe aver colpa qualcun altro che non io stesso”>…………………..
<………..se anche ci è successo qualcosa di ingiusto, scientemente si esclude il pensiero di quell’ingiustizia e che l’altro era in torto.>
“Si provi un esercizio del genere e si vedrà che si acquisterà interiormente una relazione del tutto diversa nei confronti del mondo spirituale.
“Cose del genere modificano molto l’atteggiamento, l’atmosfera reale dell’anima umana”.
Questo è l’atteggiamento consigliato per il discepolo dell’Iniziazione: che però non toglie nulla a colui che ha arrecato il torto, che ovviamente rimane, Dà l’opportunità di pensare più in larghezza gli eventi  che accadono intorno alle anime umane, i cui retroscena sono sempre misteriosi. Il doloroso travaglio per l’offesa subita, ha creato degli Esseri Elementari del Risentimento piuttosto solidi, per cui diventa veramente  difficile poterli  eliminare con  un atteggiamento tollerante e comprensivo, in quanto essi desiderano rimanere in vita. Ed eventuali nuove rappresentazioni non potranno venire accolte, e di qui una lotta continua fra la nuova rappresentazione del perdonare e la vecchia che vuole condanna
re senza remissione. La distanza  anche di anni di un determinato evento, non porta a modificazioni sostanziali: l’antica rappresentazione incombe minacciosa e implacabile.
In effetti “se” si riesce ad “entrare nell’altro, si comprendono i motivi del suo agire”: e dalla comprensione l’atteggiamento conciliante, al quale si oppone ovviamente il senso di “amor proprio”.
Questo esempio schematico è all’ordine del giorno in mille e mille modi diversi.

Ora per il discepolo dell’occultismo, la situazione dovrebbe assumere un volto diverso. Già ne “La luce sul sentiero” di Mabel Collins- e commento di Steiner – è detto chiaramente:
    “Prima che gli occhi possano vedere, devono essere incapaci di lacrime”
    “Prima che l’orecchio possa udire, deve aver perduto la sua sensibilità”
    “Prima che la voce possa parlare in presenza del Maestri, deve aver perduto il potere di
     ferire”
    “Prima che l’anima possa stare alla presenza dei Maestri, i suoi piedi devono essere
    lavati nel sangue del cuore”.
il cui significato ultimo è quello di superare in se stessi le antiche rappresentazioni che sono
la causa di quanto sopra.
Ma non solo. Oltre alle regole generali che consistono nel far sorgere l’”IO Sono” dal complesso delle forze dell’anima, note come “esercizi fondamentali”,Rudolf Steiner indica
ulteriore regole - a loro integrazione - che riguardano proprio il mondo della “rappresenta-
zione:
-1 - “Nella mia coscienza non verrà introdotta nessuna rappresentazione che non sia stata  
  verificata”
E’ più che evidente che dovrà essere condotto un lavoro molto lungo e importante. Data la formazione  scolastica intellettualistica,  moltissime  rappresentazioni  assunte  non  corri-
spondono più allo stato attuale della nostra anima: da qui la necessaria verifica in modo che possano venire accolte da essa.
Oltre a quelle già accennate più sopra, quella che emerge in modo fin troppo evidente è quella della “reincarnazione”. Ci sono voluti parecchi anni, partendo dalla formazione cattolica, prima di poterla accogliere come vera. E di conseguenza, tutte le rappresenta-
zioni derivate imposte dalla chiesa. Come, ad esempio, la persistente visione dell’uomo costituito da “corpo e anima”, ancor oggi nel 2006, come dalla recente Enciclica di Benedetto XVI° “Deus caritas est”:
    “Ciò dipende innanzitutto dalla costituzione dell’essere umano, che è composto di”corpo e
    anima”. L’uomo diventa veramente se stesso, quando “corpo e anima” si ritrovano in intima
    unità……………”
Ma subito dopo introduce il concetto di “spirito”, ma soltanto come sinonimo di anima, e non come di un arto-organo separato e distinto:
    “Se l’uomo ambisce di essere solamente “spirito” e vuol rifiutare la carne come un’eredità
    soltanto animalesca, allora  ”spirito e corpo” perdono la loro dignità”
    “Ma non sono né lo spirito, né il corpo da soli ad amare: è l’uomo, la persona, che ama co-
    me creatura unitaria, di cui fanno parte “corpo e anima”.
    “La fede cristiana ha considerato l’uomo sempre come essere “uni-duale”, nel quale “spiri-
     to e materia” si compenetrano………”
 La parola di Paolo di Tarso continua ad essere inascoltata, là dove chiaramente dice:
    “…………....Colui che  ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali
    per mezzo del suo Spirito che abita in voi”
    “Lo Spirito stesso attesta  al nostro Spirito che siamo figli di Dio” (Epistola ai Romani 8)
    “Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo Spirito dell’uomo che è in lui?”
    “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”(epistola ai Corinzi)

Significativo che Paolo parli sempre di “Spirito”, mentre la Chiesa solo di “anima” e nessun accenno allo Spirito ! o meglio, l’anima della Chiesa è rimasta “imprigionata” dalla decisione del Concilio Ecumenico di Costantinopoli dell’869, durante il quale venne espresso il dogma che il cristiano non deve credere ad un’entità umana “ternaria” ma solo “binaria”. L’articolazione dell’uomo in “corpo, anima e spirito” era stata dichiarata eretica: l’uomo consisteva di corpo e di
    “unam animam rationabilem ed intellectualem”
e quindi la parola di Paolo “spirito” viene interpretata come sinonimo di  “anima”.

Più avanti, negli anni dell’adolescenza, altre rappresentazioni di natura politica si sono insediate nella nostra anima e oggi hanno bisogno di verifica severa. E qui, purtroppo, si può notare che essa non procede di pari passo con l’evoluzione dell’anima. Conosciamo pure tanti “antroposofi di sinistra” e altri “di destra”: ma così, ancora istintivamente, senza verifica appunto. E’ proprio necessario uscire dalla consuetudine della regione – nel nostro paese vi sono regioni portate all’estremismo fanatico, prima fascista e poi comunista; oppure della famiglia, dei parenti, degli amici. della tradizione, del partito ecc.  Il discepolo dell’ìiniziazione avrebbe il dovere di  fare sempre riferimento “all’Uomo” che agisce in politica e non al partito o altro. Deve venire posto in primo luogo “l’Uomo”, se onesto e capace e non la tradizione subita inconsciamente ancor oggi.

 Tale verifica dice che sono due facce di una stessa medaglia, ed in ogni caso entrambe “unilaterali”. Ora il discepolo dell’occultismo deve accuratamente superare l’unilateralità, proprio creando in se stesso una opinione-giudizio ed il suo contrario onde rimanere al centro: questo non è stabile, ma in continuo equilibrio dinamico, come l’ago della bilancia, in continuo movimento fra gli opposti. Non si tratta qui ora di raggiungere la “verità” superiore che viene dai dodici aspetti del reale, ma almeno dei due principali: e per raggiungere questo è necessaria la “verifica continua”.
Alla fine della quarta conferenza di “Come ritrovare il Cristo” leggiamo:
“Se si vuol conoscere la realtà, bisogna rendersi conto che essa deve venire descritta da diverse prospettive……………Questo risulta certo assai scomodo per l’uomo moderno……..
ma oggi ogni cosa deve affermarsi al prezzo del passaggio attraverso un”oscillazione”……
una sorta di “rotazione”.

“Se oggi qualcuno………….aspira seriamente a penetrare nella vita, deve essere disposto a un’esperienza nella quale si dice: <per quanto belli possano essere i concetti che mi offre questa o quella confessione religiosa, io non perverrò mai alla realtà, se non sarò capace di mettermi dinanzi anche il concetto opposto>”.
“……………………bisogna abituarsi ai paradossi (contraddizioni) se si vuol giungere a comprendere veramente il mondo soprasensibile: altrimenti non vi si può penetrare”
“Per avvicinarsi alla realtà, occorre conoscere almeno l’aspetto opposto e integrare i due aspetti così rilevati”.
Si deve proprio convenire che questa forma di verifica è molto impegnativa, difficile, ma importante, in quanto libera l’anima dalle unilateralità delle proprie rappresentazioni.

Un altro campo di verifica ancor più necessario benché difficile, riguarda le “rappresenta-
zioni occulte” che si ricevono attraverso lo studio delle varie discipline: discipline che è bene conoscere, onde non rimanere fermi ad una concezione del mondo non verificata e ri-verificata tante volte, in modo da raggiungere l”oggettività di giudizio assoluta”. Finché si ritiene il cristianesimo al di sopra di ogni altra concezione religiosa, così semplice-
mente in quanto ci corrisponde, non si ha la giusta-equilibrata posizione dell’anima.
Con altre parole non si dovrebbe parlare di Michele e tutta la Sua grandezza senza, parallelamente, citare Arimane nell’altra Sua grandezza.
L’anima rimane “prigioniera” della sua  unilateralità.

- 2 –“Davanti alla mia anima dovrebbe esservi il vivo impegno di accrescere continuamente la
  somma delle mie rappresentazioni”.
Come detto sopra, la maggioranza degli uomini  vive, in concreto, di  pochissime  rappre-
sentazioni assunte soprattutto durante l’adolescenza e poi non più rivedute, ma anzi accettate per definitive. Ma ciò significa trattenere lo sviluppo, rimanere fermi nel tempo. Cosa d’altronde ben evidente in moltissime persone, rimaste ferme, appunto, al loro 25-28 anno di età.
Le rappresentazioni  in quanto immagini, vengono accolte dal corpo eterico, il quale si “nutre” proprio per mezzo di esse e si arricchisce: si arricchisce e si potenzia. Tale potenziamento-arricchimento significa vitalità creativa forte per la seguente incarnazione
Qui ora azzardiamo un’ipotesi non del tutto ingiustificata. Cosa si può dire dinanzi alla domanda sul “perché” oggi tante incarnazioni incomplete, come fra i portatori di disagio fisico? Se osserviamo un mongoloide ad esempio, notiamo con evidenza il suo rimanere allo stato di “abbozzo”: come spiegarlo?
Facciamo un salto indietro di 700-900 anni, cioè in un’incarnazione precedente, e vedia-
mo un fanciulli/a  varcare la porta del convento, per varie ragioni, entro il quale trascorrerà tutta la sua vita. Quali mai rappresentazioni potrà accogliere e sviluppare in  tale ambiente chiuso al mondo? vivrà delle pochissime rappresentazioni che potrà farsi entro quelle mura e mai, mai di qualcosa di vivente nel mondo esterno, specialmente vivente della natura. Poche e semplici rappresentazioni religiose vissute per tutta la vita. Il suo corpo eterico non avrà accolto stimoli immaginativi atti ad arricchirsi, ma vivrà della sua stessa sostanza costituita di pochissime immagini. Non è difficile capire che nella successiva incarnazione non avrà la forza di “portare a termine” lo sviluppo del corpo fisico-cervello.
Da un altro lato, riconosciamo subito la persona di “ricca esperienza del mondo”, per averlo visto e vissuto in tutti i modi possibili: esperienza che si tramuta in saggezza. Anche qui ovviamente dipende dalla maturità interiore della persona, in quanto non è raro invece riscontrare  un peggioramento !
Tutto questo tramutato in esperienza soprasensibile, rivela subito la sua portata: determinate esperienze non saranno possibili per mancanza delle rappresentazioni (anche concetti) che pongono in grado di comprenderle.
Facciamo un esempio molto semplice: quando qualcuno parla, lo possiamo seguire e comprendere soltanto fino al punto in cui le nostre rappresentazioni collimano con le sue e non oltre. Se ad esempio, ascoltiamo un chimico, un matematico, un fisico atomico, parlare nel proprio linguaggio tecnico – che in realtà ha un carattere criptico, da iniziato – ecco che le nostre possibilità di comprensione sono nulle: come udire parlare un cinese mentre noi nulla sappiamo di quella lingua.
Così nel mondo superiore, ci si potrebbe trovare dinanzi a percezioni valide, delle quali però non ci accorgiamo per mancanza delle rappresentazioni adeguate.
Ecco dunque la “necessità dello studio” aprioristico sui fatti ed eventi del mondi superiori: per riconoscerli al momento dato. E qui si profila la terribile situazione nella quale si vengono a trovare coloro che “prima vogliono sperimentare e poi conoscere”, poiché si immaginano il mondo superiore come quello fisico, nel quale le sue percezioni così evidenti ci correggono. Se voglio attraversare un muro e camminare sull’acqua, tosto la realtà mi corregge: ora nel mondo superiore anche eterico, tutto questo non è dato, di modo che si viene coinvolti in un turbine di percezioni non qualificabili e l’orientamento è del tutto escluso e cadiamo nel patologico, poiché forse non saremo più in grado di orientarci nemmeno nel mondo fisico.
Oppure ancora, ci si attende una determinata percezione e invece il nostro grado di maturità ci consente altre percezioni che non comprendiamo per mancanza dello strumento rappresentativo necessario.
In questi casi la “prigionia” dell’anima si rivelerà fatale in tutti i sensi, poiché il carattere “visionario” conseguito – non supportato dalla ragione – condurrà al completo disorienta-
mento.

- 3 – “Per me diventano conoscenza solo quelle cose davanti al cui <sì> o <no> non provo né sim-
   patia né antipatia”
Nella vita dell’anima è sempre presente in sentimento di avere inclinazioni e preferenze per determinarti aspetti della vita e non dei suoi contrari. Ad esempio è innata una “simpatia” per la Bellezza, mentre vi è “antipatia” per la “Bruttezza”; simpatia per il Benessere e antipatia per l’Indigenza; inclinazione per la Gioia e rifiuto del Dolore, e così via. L’anima nutre sempre il desiderio che le cose che lo riguardano siano diverse da quelle che sono. Alla fine del secondo quadro del dramma-mistero “Il Guardiano della Soglia”, Maria rivolge a Giovanni Tomasio le seguenti parole:
       
            “Finché coltivi il desiderio
            che ciò che ti avviene
            possa essere diverso,
            manchi della forza necessaria
            per sostenerti nel mondo spirituale”
       
La circostanza di aver perduto
quel che avevi guadagnato,
ti deve far riconoscere
come tu debba percorrere rettamente
il cammino dello spirito.
………………………………………………….
    Perciò il tuo essere
    deve diventare del tutto silenzioso
            e attendere – nel silenzio –
            ciò che ti reca lo Spirito”
Parlando in termini estremi, si dovrebbe essere del tutto equi nel sentimento, dinanzi alla propria futura “immortalità” come pure dinanzi alla propria “estinzione”: dinanzi alla “vita” come dinanzi alla “morte”; dinanzi all”IO” come al “non-IO”.
Nell’anima può vivere veramente il sentimento che fa dire:
 <no, io sento che la presente condizione non è quella giusta ma la desidero>,
Con evidenza qui si nasconde un sentimento di supervalutazione di sé e di discredito della “vita che ti pone sempre nella migliore condizione per il tuo sviluppo”.
Ma in questo modo si ostacola la propria necessaria autoconoscenza e
l’anima rimane “prigioniera” di se stessa e delle sue illusorie aspirazioni.
Nella Bhagad-Gita leggiamo un passo straordinario:
    “Il più grande rinunciatario è colui che non cerca né evita l’azione: rinuncia a tutto  indiffe-
    rentemente: pronto ad assolvere i suoi compiti, ma anche preparato ad astenersi da essi”
l”equanimità – l’equidistanza fra opposti” diventa “struttura permanente dell’anima”.


- 4 – “Ho il dovere di superare ogni timore per ciò che viene considerato astratto”.
Le rappresentazioni sedimentate nell’anima, provengono quasi sempre in seguito a percezioni del mondo esterno. Il nostro mondo di pensieri è sempre suggerito dal mondo sensibile: e quindi la possibilità di pensare in “concetti astratti” è di difficile accettazione.
Ora il discepolo dell’iniziazione deve tentare invece di trasferire in “concetti astratti” il mondo di  percezioni-rappresentazioni sensibili.   E’ più che evidente che la “rappresenta-
zione” è una elaborazione-ricordo di eventi esterni: e che il “concetto” viene da una elaborazione interiore spirituale, e per questo motivo è importante la sua elaborazione.
Rudolf Steiner precisa che:
    “Nessuno può progredire dal punto di vista esoterico, se non comprende a fondo tutto il
significato per la vita di questa componente cosiddetta “astratta” e se non arricchisce la propria anima con rappresentazioni corrispondenti”.
E nella conferenza del 13-11-à1908 dice testualmente:
    “La nostra anima deve essere in grado di acquisire una rete di concetti anche quando non
    è in grado di ottenerli direttamente dalle percezioni”
    “L’anima umana deve essere in grado di elaborare concetti, prima di potersi elevare ad un
livello soprasensibile”
si tratta di muoversi nella sfera dei concetti e di essere in grado di far scaturire l’uno dall’
altro. E poi cita l’esempio delle “categorie” costituita da un “insieme di concetti”.
E poi prosegue:
    “Per gli antroposofi è estremamente importante familiarizzarsi coi concetti puri……………….
    e superare una certa indolenza della vita interiore”

Anche qui, benché in modo diverso – l’anima è “prigioniera” del mondo di concetti rica-
vati da percezioni sensibili.
 
Ora, dopo tutte le considerazioni svolte, potrà sperabilmente apparire chiara la necessità di un ulteriore lavoro interiore, onde porre l’anima del discepolo nella migliore condizione
di sviluppo, affinché l’accesso al mondo superiore avvenga con piena tranquillità e sicurezza sul percorso da seguire, avendo cercato di rimuovere le eventuali e tante sbarre che imprigionano l’anima  e le possano così conferire la forza vibrante necessaria al superamento di esse.

Claudio Gregorat

Claudio Gregorat
nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali.
A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello.
Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all'Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d'orchestra.
Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano.
Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell'Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione.
Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche.
Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente. Utilizzando il nostro sito l'utente acconsente a tutti i cookie in conformità con la Normativa sui Cookie.   Leggi tuttoOk