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Ideologia a tavola? - Replica al Corriere della Sera sugli OGM

Il direttore scientifico di Valore Alimentare, Matteo Giannattasio, replica all’editoriale “pro Ogm” di Dario Di Vico, apparso sulla prima pagina del quotidiano, martedì 24 agosto.

di: Matteo Giannattasio

Rivista: Valore Alimentare.it

pubblicato da: Matteo Giannattasio

Leggendo l’articolo di cui sopra sono andato con la memoria ai miei lontani anni di liceo dove appresi delle fallacie dei sofisti, ovvero dei ragionamenti che questi filosofi solevano fare, in apparenza rigorosi e logici, ma in realtà per nulla validi e subdolamente ingannevoli.

L’articolista afferma che chi dice no agli Ogm è “critico a prescindere” o uno che è convinto che “la tipicità delle nostre produzioni verrebbe inquinata da un orientamento pro ricerca”. Non specificando a quale tipo di ricerca si riferisce, lascia intendere che coloro che si oppongono agli OGM rifiutano la ricerca nella sua interezza e quindi il progresso che ne può conseguire.

Insomma, varrebbe l’equazione: rifiuto degli Ogm = atteggiamento da retrogrado.
Un’accusa inaccettabile perché le persone prese di mira non sono affatto contrarie alla ricerca, ma pretendono che in tutti i campi, compreso quello agricolo, essa sia davvero apportatrice di nuove conoscenze e di un reale progresso dell’umanità.
Se sono critiche nei riguardi della ricerca che è a fondamento della produzione delle piante geneticamente modificate da utilizzare in agricoltura, è perché hanno il sospetto che essa sia viziata dall’intento di accentrare produzione e vendita delle sementi nelle mani di alcune multinazionali (con relativo obbligo da parte degli agricoltori di comprarle pagando anche per i diritti di brevetto).
Un sospetto fondato considerato che buona parte di tale ricerca è fatta proprio da queste multinazionali, direttamente o indirettamente attraverso cospicui finanziamenti ad istituti di ricerca pubblici e privati.

La contrarietà all’impiego delle sementi transgeniche nasce anche dalla convinzione che non si sia fatto ancora una ricerca approfondita, a lungo termine e sgombra da interessi di bottega, per accertare senza equivoci se l’introduzione degli OGM in agricoltura comporti rischi (riduzione della biodiversità, passaggio dei geni introdotti nelle piante geneticamente modificate alle colture non-Ogm tradizionali e biologiche e a specie spontanee per effetto della diffusione del polline), faccia scadere le qualità nutrizionali, causi la comparsa negli alimenti di nuove sostanze che potrebbero essere nocive per l’uomo e per gli animali da allevamento.
D’altra parte, chi si oppone agli Ogm in nome della bontà e della salvaguardia dei prodotti tipici ha delle buone ragioni per farlo, perché la filosofia attuale che sta dietro la produzione delle sementi geneticamente modificate non è di quelle che possano portare alla salvaguardia della tipicità, ma piuttosto all’omologazione delle produzioni (monocolture intensive, alti input di concimazioni azotate che aumentano sì le produzioni ma fanno scadere la qualità, nessuna attenzione per la fertilità del terreno, che è un fattore di qualità e di tipicità per effetto delle interazioni tra i microbi del suolo e le colture). In questa logica di globalizzazione non c’è spazio nemmeno per le varietà locali, che rappresentano una preziosa risorsa genetica e sono uno dei fondamenti della tipicità.

Un’annotazione storica.
Le multinazionali che oggi producono e commercializzano le piante geneticamente modificate (Monsanto, Basf, Dupont, Syngenta, Bayer e qualche altra) sono esattamente quelle che in passato hanno prodotto i nitrati per fabbricare esplosivi, i gas nervini per uso bellico e l’agente arancio per la guerra del Vietnam.Sono anche le stesse che dall’avvento dell’agricoltura industriale in poi hanno prodotto e venduto a tonnellate pesticidi che, dopo essere stati impiegati per decenni, perché giudicati innocui dopo le canoniche “rigorose” prove di tossicità, sono stati ritirati perché rivelatisi tossici per l’ambiente e per l’uomo. Chi ci dice che con le piante transgeniche non possa succedere altrettanto perché le prove i innocuità per l’uomo e l’ambiente finora eseguite – che le multinazionali propagandano come rigorose – tali non sono?

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