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Educazione morale - il rispetto

L’evoluzione morale è lo scopo della terra, poiché essa può essere compiuta soltanto appunto sulla terra. Il mondo dello spirito non contempla alcuna legge morale. In altre le parole: la moralità  è una conquista esclusivamente terrena  e, dal momento che il tema è amplissimo, tentiamo qui di considerarne soltanto un particolare aspetto: quello del RISPETTO.
    Nella seconda conferenza di <Retroscena spirituali del mondo esteriore> - dal 29 settembre al 13 ottobre 1917 - vi sono chiare indicazioni al riguardo. Dopo aver detto che dal mondo dello spirito - quindi dal mondo del sonno quotidiano - possiamo portare sulla terra, col rientro del corpo astrale e mentale, soltanto quanto è legato all’intellettualità che viene accolta da essi corpi durante il sonno, continua:
    “E così gli uomini possono agire oggi dal mondo spirituale sullo strumento dell’intelletualità; che l’intellettualità può essere attualmente tanto importante.
    “Ma il mondo in cui siamo tra l’addormentarsi ed il risvegliarsi, ha una certa proprietà: non ha in sé nulla di leggi morali. E’ un mondo, si potrebbe anche dire, che  non è ancora morale. Portiamo bensì con noi da quel mondo, quando ci svegliamo, impulsi che  possono afferrare il corpo fisico, il corpo eterico  dal lato dell’intellettualità; ma che non lo possono afferrare, partendo da quel mondo spirituale, dal lato della moralità, Ciò è completamente escluso, poiché nel mondo in cui siamo tra l’addormentarsi e il risvegliarsi, non ci sono leggi morali.
    “Sbaglia di molto chi crede che sarebbe stato più intelligente se gli Dei avessero disposto le cose in modo che  all’uomo non occorresse vivere sul piano fisico, perché l’uomo allora non potrebbe mai divenire morale. L’uomo acquista la moralità proprio per mezzo della sua vita qui sul piano fisico. Gli uomini possono diventare morali soltanto sul piano fisico..
    “Dunque noi introduciamo bensì SAPIENZA dal mondo spirituale nel corpo fisico, ma non vi portiamo MORALITA”.
    Il mondo della natura è chiaramente uno  specchio  del mondo spirituale: in essa vigono leggi spirituali. Ebbene, nella natura non troviamo moralità, ad esempio nel mondo animale, ma solo istinto che promana potentemente dal suo essere quale <legge naturale>. Il più forte ha ragione del più debole, lo aggredisce e se ne ciba. Al senso umano risuona come qualcosa di orrido e di crudele: ma è chiaramente un mondo dove la   norma morale (umana)  non esiste.
    E così anche nei mondi superiori. Difatti nella prima confe-
renza leggiamo:
    “Non si ignora impunemente il mondo spirituale!  Si può credere di poter ignorare impunemente il mondo spirituale. Si può credere di potersi abbandonare nel mondo a concetti e rappresentazioni presi soltanto dal mondo sensibile. Si può crederlo e questa è la credenza generale dell’umanità odierna. Però non è vero! no! La credenza più sbagliata che l’umanità abbia mai potuto coltivare, è che - se mi è permesso esprimermi in modo banale - GLI SPIRITI TOLLERINO DI VENIRE IGNORATI. Interpretatelo pure come un egoismo degli spiriti.  Ma nel mondo spirituale vale un’altra terminologia che non qui nel mondo fisico. Dunque, se volete, interpretatelo pure come un <egoismo degli spiriti>, però: GLI SPIRITI SI VENDICANO SE VENGONO IGNORATI! E’ una legge, è una ferrea necessità. GLI SPIRITI SI VENDICANO.............E la vendetta degli spiriti, per essere così a lungo ignorati, è l’attuale CAOS dell’umanità”.
    Un’umanità fortemente materializzata come la presente, che esclude radicalmente ogni aspetto spirituale delle cose e del mondo non potrà certamente supporre che il caos attuale o le calamità naturali come uragani, terremoti, innondazioni ecc., possano essere un risultato della malevolenza, sfrenati egoismi, lotte ingiustificate, rancori,  odii e così via, che coprono la terra come una coltre spessa ed oscura, possano - come riscontro equilibratore - generare quei fenomeni, le cui cause rimangono  sconosciute, nonostante le varie ipotesi scientifiche.
    Ma se riusciamo a formarci un’immagine dei sentimenti di rivalità, sopraffazione, crudeltà e violenza ingiustificata, falsità e menzogna tanto comuni oggi e li vediamo sostenuti dai relativi <sentimenti> i quali sono tali in quanto accompagnati dal <calore dell’anima>, calore smisurato a volte e dietro i quali vi è sempre la fortissima <carica dell’odio>;     e poi vedere come il calore della terra, il centro infuocato del nucleo terrestre, possa reagire come uno specchio al fuoco di questi sentimenti, e provocare quegli sconvolgimenti atmosferici e tellurici, allora si potrà intuire che la causa di tutto sta sempre negli uomini che continuano ad ignorare le <forze spirituali> retrostanti  ai fenomeni della natura, le quali cercano e chiedono riconoscimento e comprensione, per quanto difficile sia il poterlo capire data la nostra attuale condizione umana.
    Questa condizione, per la coscienza morale umana, suona abbastanza strana e incomprensibile, dato che noi uomini identifichiamo il regno dello spirito con il <bene> e quindi anche con la <moralità>.  Ma, come detto, nel mondo dello spirito “valgono altre leggi”.
    Una conseguenza evidente di questo processo è il divario, la disarmonia che esiste fra <evoluzione intellettuale> ed <evoluzione morale>.  Anzi la <moralità> è stata da lungo tempo bandita da ogni ricerca scientifica, da ogni problema sociale, da ogni invenzione artistica. Lavorando in campi specifici separati, è più che evidente la totale dimenticanza dell’elemento <morale> nel lavoro stesso Ma la separazione crea squilibri, isolamenti, incomprensioni  e molte contraddizioni, che vengono abilmente sfruttate dagli <spiriti>che stanno a monte del disordine, confusione e caos.
    Nella terza conferenza leggiamo:
    “Per il fatto che l’evoluzione morale degli uomini  NON  è progredita, l’evoluzione intellettuale ha preso una certa impronta <immorale> ed è progredita, sotto molti aspetti, proprio verso ciò che distrugge”:
    E più avanti il motivo a cui fare riferimento per lo <sviluppo morale>:
    “Eppure, il centro della vita morale per l’umanità terrestre, è L’IMPULSO DEL CRISTO. Perciò è di tale importanza che l’uomo venga a contatto, proprio qui sul piano fisico, con l’impulso del Cristo.
     “Perciò, sembrerà ben comprensibile che, per quanto uno riceva, per istinto, impulsi di saggezza(conoscenza), in modo da poter inventare le macchine più complicate, in modo da poter prendere parte al progresso scientifico-tecnico, che tutto questo non abbia affatto da essere collegato con la moralità, poiché la moralità sta veramente in una sfera del tutto diversa”.
    Queste parole di Rudolf Steiner sono del 1917: sono cioé passati ottant’anni e i mezzi di distruzione cresciuti in modo spaventosamente impressionante, al di fuori di un effettivo controllo umano. E la <moralità> è stata tenuta lontana, con ogni evidenza. Tanto che in un libro, veramente sconvolgente per la somma delle notizie, quale <Il secolo dell’odio> di Gianni Moriani - edito proprio in questo 1999 -  possiamo ben leggere le parole:
    “Sia nelle scienze industriali che in quelle sociali, l’irrefrena
bile  corsa al risultato da raggiungere a tutti i costi, induce una divaricazione sempre più profonda tra <scienza> e <morale>.
    Ora la <moralità> è una virtù ed un concetto. Dobbiamo invece prendere in considerazione la realtà costituita dall’<uomo morale> o dalla <voce della coscienza>.
    L’uomo comincia a porsi il problema della moralità, soltanto dopo la comparsa del Cristo-Gesù sulla terra. Questo significa che inizia ad evolvere la sua qualità <umana>, mentre fino ad allora era stato un <essere naturale>, ed in natura la moralità non ha luogo.
    A questo proposito si potrebbe citare la Bibbia - alla quale fa riferimento l’uomo occidentale cristiano - e rilevare che il Decalogo è in fondo un codice di norme che la casta sacerdotale tenta di imporre all’uomo con una certa decisione: onora......non rubare.......non uccidere....fà questo...non fare quest’altro e così via. Segno che tutti questi atti venivano compiuti dall’<uomo naturale> di allora. Poiché, veramente non vi sarebbe affatto bisogno di dare simili consigli - che sono <comandamenti, ordini> - all’uomo cristiano evoluto, il quale riconosce del tutto spontaneamente quelle norme di comportamento e la loro ovvietà: anzi non ne ha affatto bisogno poiché esse oramai vivono in lui in modo del tutto reale.
    L’incarnazione fisica sulla terra assume così un ruolo d’importanza capitale per la conquista della moralità, che consegue una reale e sperimentata differenza fra <bene e male>. E’ in fondo, la destinazione dell’uomo sulla terra fin dai primordi, quando nel Giardino dell’Eden volle cibarsi del frutto del bene e del male>
    “Eritis sicut Deum, scientes bonum et malum”
il che significa che proprio in quel giardino - che poi è il mondo dello spirito - un concetto del bene e del male non esisteva. La vita sulla terra dunque, non fa che assecondare gli aneliti più profondi dell’anima umana, benché essa non ne sia consapevole.
Se la moralità non è una qualità innata, va così insegnata. Il Decalogo e tutte le norme religiose di tutti i popoli - si noti, ad esempio,  la grandezza e sublimità dell’ Ottuplice Sentiero  del Buddha - sono dei suggerimenti-indicazioni nel senso di una acquisizione della <coscienza morale>.  Il percorso è quello che <da fuori> - norme, sentenze e precetti - va <verso dentro>, cioè il risveglio e la formazione della <coscienza morale>.
    Per l’uomo dell’epoca greca, ad esempio, non esisteva ancora la possibilità di sviluppare interiormente una <voce della coscienza>, ma, ad ogni sua azione immorale, venivano incontro a lui - in immagine - le tre Furie o Erinni: Tisifone la vendicatrice, Aletto la spietata, e Megera la gelosa, e lo tormentavano e perseguitavano onde risvegliare in lui il senso della cattiva azione. Dopo l’intervento del Cristo sulla terra, tutto questo mondo <esterno> all’uomo, si trasferisce nella sua <interiorità> e così sorge - dal di dentro - la <voce della coscienza>.
    In “Filosofia della libertà”, Rudolf Steiner traccia proprio questo percorso:
    “Le <molle> della moralità le possiamo ritrovare cercando di quali elementi si compone la vita individuale:
- il 1° gradino è il <percepire> sensorio...........la molla della moralità, in questo caso, si può chiamare senz’altro <impulso......
- la 2^ sfera umana è il <sentire>. Alle percezioni del mondo esterno si connettono determinati sentimenti,
- il 3° gradino della vita è quello del <pensare e rappresentare>. Per semplice riflessione una rappresentazione - o un concetto - possono diventare motivo di azione.
- 4 -il gradino più alto della vita individuale è il <pensare puramente concettuale>............è giustificato chiamare <ragione pratica> la molla morale di questo gradino.
    “ I <motivi> della moralità sono <rappresentazioni e concetti>:
- 1 - La <rappresentazione> del proprio e dell’altrui bene
- 2 - il  <contenuto puramente concettuale>  di un’azione.
-3 -si ha un progresso morale, quando l’uomo non eleva a <motivo> del suo agire semplicemente un <comandamento> di un’autorità esterna o interna, ma quando si sforza di riconoscere la <ragione> per cui una certa <norma> debba valergli come <motivo>...........
Qui entra in gioco ”azione fondata sul <giudizio morale>”
- 3 - il massimo bene possibile della collettività umana
- 4 - il progresso della civiltà
- 5 - l’intuizione concettuale.
    Questa scala di valori culmina con quello che Rudolf Steiner chiama <individualismo etico>.
    Non essendo la <moralità> una facoltà innata - come ad esempio il <senso estetico>, <l’intelligenza>, il <senso della forma, del suono, del colore, del numero> ecc., va dunque INSEGNATA.
    Qui tocchiamo un argomento del tutto estraneo alla cultura ufficiale, ma ben nota alle chiese di tutto il mondo: la moralità - il senso del bene e del male -  va insegnata.
    A questo proposito, è proprio ancora una volta un’<insegnamento> straordinario quello che Goethe, presenta nei capitoli sulla  Provincia pedagogica di <Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister> a proposito del RISPETTO, di cui al capitolo precedente.
    Con grande meraviglia e disappunto, da anni abbiamo constatato che i giovani non sanno e non sentono nulla a proposito del RISPETTO. E’ una parola che non esiste nel loro vocabolario, e quindi un atteggiamento dell’anima a loro sconosciuto, poiché nessuno mai ha parlato loro di questa facoltà. Già i loro genitori ed insegnanti non hanno sicuramente goduto di un insegnamento etico-sociale e quindi non lo possono trasmettere ai loro figli e allievi.
    E così pure il <senso estetico>, del tutto estraneo alla cultura tecnico-mercantile del momento, nella sua rozzezza e brutalità.
    Quindi la natura umana - l’anima umana - è stata lasciata sola, abbandonata a sé stessa da due lati: quello della <moralità> e quello della <bellezza>. E’ rimasta sola con <l’intellettualità> come detto all’inizio. La riduzione sarebbe vera-
mente <sconfortante> senza la conoscenza dei moventi profondi di una simile condizione evolutiva storica, che si fonda su delle <ferree necessità>. Le quali indicano che millenni di storia non hanno insegnato nulla agli uomini, come dimostrino le crudeltà ed efferratezze dei tempi presenti in tutti i luoghi della terra e che entrano a far parte tragica degli eventi di questo secolo dell’odio. L’anima umana, debole e inconsapevole, viene ossessa e trascina
ta  dagli “Spiriti che fomentano l’odio e la distruzione”  per loro specifica missione.
    Né serve molto l’ideale, sentimentale e generica tendenza alla <pace>, se l’uomo non opera in primo luogo SU SE’STESSO, in vista proprio di un individuale miglioramento morale.
    Rudolf Steiner è esplicito nel rilevarlo. Nella terza conferenza dell’opera citata all’inizio dice.
    “Chi accoglierà le cose in modo giusto, sperimenterà che i suoi istinti, i suoi impulsi, vengono nobilitati, elevati, ed egli segue un’evoluzione in senso buono, già col solo <ascoltare> le verità della scienza dello spirito.
    “Chi non ha la volontà di accogliere quelle verità per qualche interesse puramente personale - perché supponiamo vuole anche lui far parte di una <società> e non ne ha trovata nessuna che gli si adatti meglio di quella antroposofica - chi in genere porta interessi personali in questa società, potrà trovare che quelle verità spirituali, stimolano , a tutta prima, i suoi bassi istinti, le forze degli istinti più infimi”
    Questo periodo si presenta enigmatico e quindi dobbiamo tentare di chiarirlo. Per poter accogliere l’Antroposofia con qualche profitto interiore, è necessario un forte interesse motivato. Ma anche un interesse meno coinvolgente, richiede determinate condizioni interiori, diversamente l’Antroposofia può vinire solo rifiutata. Tali condizioni sono un allentamento nel rapporto, ad esempio, fra il corpo fisico - cervello fisico - ed il corpo eterico-vitale. Questo deve in ogni caso venir maggiormente coinvolto che non per una qualsiasi altra disciplina e venir maggiormente posto in attività il <cervello eterico> - condizione essenziale, ad esempio, per poter comprendere un’opera come <Filosofia della libertà>.
    Non solo, ma Rudolf Steiner, nel 5° capitolo di <Scienza Occulta>, dice chiaramente:
     “Per arrivare ad orientarsi giustamente nell’educazione spirituale, il discepolo deve tener conto che, col rafforzamento delle forze animiche, l’amore per sé stesso, l’egoismo, si presenta ed un grado di intensità mai raggiunto nella vita animica normale”.
     E così anche fra il corpo eterico-vitale e quello astrale. Ma questa iniziale separazione dei vari corpi, fà sì che essi si rendano maggiormente <indipendenti> fra di loro. Questo porta al fatto che, ad esempio, le passioni e desideri inferiori, che prima venivano regolati dall’insieme unitario dei vari corpi, ora invece hanno una via più libera per manifestarsi, senza peraltro che l’IO spirituale sia abbastanza cresciuto per poterli dominare.
    Veniamo ora a quanto Goethe scrive sul <Rispetto>. Cogliamo l’occasione di trascrivere ogni passo significativo, in modo che il lettore lo possa conoscere, anche perché il testo stampato sembra essere esaurito. Wilhelm Meister entra nella <Provincia Pedagogica>  e quasi subito, nel colloquio con  l’Ispet-
tore ed altri <Tre> personaggi, leggiamo:
    “Poiché lei ci ha affidato suo figlio - dicevano - siamo obbligati a permetterle di vedere più profondamente dentro la nostra procedura. Lei, finora, ha veduto qualcosa di esteriore, che non induce subito a farsi comprendere. Che cosa desidera le venga spiegato prima di tutto?
    “Ho notato saluti garbati ma strani, espressi con gesti: desidererei venir a conoscere il loro significato. Da voi l’<esterno> si riferisce di certo all’<interno> e viceversa. Fatemi conoscere questa relazione”.
    “Ragazzi sani e ben nati - rispondevano quelli - portano molto con sé. La natura ha dato a ciascuno tutto ciò di cui avrebbe bisogno nella durata del tempo. Svilupparlo è nostro dovere, ma più spesso si sviluppa meglio da solo.”
    “Ma una cosa nessuno porta con sé al mondo, e tuttavia è la cosa più importante affinché l’uomo divenga uomo in tutti i sensi. Se lei può trovarla da solo, allora lo dica”.
    Wilhelm rifletté per un pò e poi scosse il capo.
Dopo un indugio riverente, quelli esclamarono: RISPETTO!
    Wilhelm dimostrò sorpresa.
RISPETTO! - dicevano ripetendo - a tutti manca e forse anche a lei stesso!
    “Lei ha veduto tre tipi di gesti e noi insegnamo un TRIPLICE RISPETTO.. Quando esso confluisce a  conformare un tutto, allora soltanto consegue la sua forza massima ed il suo effetto.
    IL primo è il RISPETTO dinanzi a ciò che sta SOPRA DI NOI! Quel gesto di porre le braccia in croce sul petto e di  levare lo sguardo lieto al cielo, noi lo imponiamo ai bambini non ancora in età di ragionare; e contemporaneamente chiediamo loro la testimonianza che un Dio è lassù, il quale si presenta e manifesta nei genitori, nei maestri e nei superiori.
    Il secondo è il RISPETTO dinanzi a ciò che sta SOTTO DI NOI! Le mani piegate sulla schiena, legate per così dire; lo sguardo rivolto verso il basso ma sorridente, dicono che si deve contemplare benevolmente serenamente la terra. Essa dona la possibilità del nutrimento. Concede gioie ineffabili, ma porta dolori sproporzionati. Se uno, avendone o non avendone colpa, si ferisse nel corpo; se altri lo colpissero di proposito o casualmente; se ciò che è materiale e senza volontà, gli recasse sofferenza, costui dovrà pensare bene a questo: tale pericolo lo accompagnerà per tutta la vita.
    Ma noi liberiamo il nostro allievo il più presto possibile da questa posizione, non appena siamo convinti che l’insegnamento di questo grado ha avuto su di lui esito sufficiente. Gli ordiniamo allora di farsi coraggio e, girato ai compagni, rivolgersi a loro.. Ora egli sta eretto e fiero, per nulla isolato nell’egoismo, ma solamente unito ai suoi simili, egli farà fronte al mondo. Altro non sapremmo aggiungere”.
    “Mi è chiaro! - esclamò Wilhelm - Perciò la folla si trova sempre nel caos, poiché si compiace solo nell’ambito del volere e del dire il male. Chi vi si concede, si comporta ben presto in modo indifferente verso Dio, con disprezzo verso il mondo, con odio verso i suoi simili. Il vero ed autentico, indispensabile senso di sé, si distrugge allora nella vanità e nella presunzione”
    “Mi permettano allora - continuava Wilhelm - di obiettare un’unica cosa: non si è ritenuta sempre la paura dei popoli selvaggi davanti ad imponenti fenomeni naturali persino inspiegabili e colmi di presagi. il germe da cui si doveva gradualmente sviluppare un sentire più alto, un più puro avvertire?”
    Quelli risposero: “E’ del tutto conforme alla natura il TERRORE, non però il RISPETTO. Quando si soffre il timore di un potente, conosciuto o sconosciuto, il forte cerca di combatterlo, il debole di evitarlo. Entrambe desiderano liberarsene e si ritengono fortunati se lo hanno un pò allontanato; se la loro natura viene restituita in qualche modo alla libertà ed all’indipendenza. L’uomo naturale ripete questa operazione milioni di volte nella vita: dalla paura egli aspira alla libertà, dalla libertà viene risospinto alla paura e non progredisce per nulla.”
“Avere PAURA è facile ma gravoso”
    “Avere RISPETTO è difficile ma liberatorio”
“L’uomo non si decide di buon grado al RISPETTO.  O meglio, non vi si decide mai. E’ un senso più alto che deve venire restituito al suo essere e che spontaneamente si sviluppa solo in personalità oltremodo privilegiate, che sono quindi , considerate da sempre sante, divine. Qui sta la dignità, qui in compito di tutte le religioni autentiche. Tre ne esistono solamente, secondo le cose cui rivolgono la loro devozione”.
    Si interruppero, Wilhelm tacque per un pò pensieroso. Egli comunque non sentiva in sé la presunzione di chiarire le parole insolite. Pregò allora quegli uomini degni, di proseguire nel loro discorso, ed essi vi consentirono immediatamente.
    “Nessuna religione - dicevano - che si fonda sulla paura viene stimata tra di noi. L’uomo che si lascia governare dal RISPETTO, mentre onora gli altri può onorare sé stesso: egli non si trova in disarmonia cone il suo essere come nel timore.
    “La religione che si edifica sul RISPETTO dinanzi a ciò che sta SOPRA DI NOI, la chiamiamo <etnica>: è la religione dei popoli ed il primo distacco felice dalla bassa paura. Tutte le religioni dette pagane sono di questo tipo, comunque possano poi denominarsi.
    “La seconda religione, che si fonda su quel RISPETTO da noi dovuto dinanzi a CIO’ CHE E’ UGUALE. la chiamiamo <filosofica>, poiché il filosofo, che si pone nel mezzo, deve far discendere a sé tutte le cose più elevate, ed innalzare a sé tutte quelle basse: unicamente in questo stato medio merita il nome di <saggio>. Quando dunque riconosce il rapporto coi suoi simili e quindi con l’umanità intera, il legame con tutte le altre cose della terra - necessarie o casuali -  egli vive in senso cosmico ed esclusivamente nella verità.
    “Occorre però ora parlare della terza religione, fondata sul RISPETTO dinanzi a CIO’ CHE STA SOTTO DI NOI. Noi la chiamiamo <cristiana>, poiché in essa si rende maggiormente palese questo modo di pensare. E’ un ultimo grado cui l’umanità poteva e doveva arrivare. “Ma quando fu necessario, non solo per lasciare la terra sotto di sé e richiamarsi ad un più alto luogo di nascita, ma anche per conoscere bassezza e povertà, derisione e disprezzo, vergogna e miseria, dolore e morte come divini, e considerare sì, il peccato stesso ed il delitto, non come ostacoli, ma venerarli ed amarli, quali stimoli al progredire verso la santità!   
“Si trovano certo tracce di questo lungo tutti i tempi, ma la traccia non è la méta, poiché questo punto d’arrivo è stato raggiunto una volta, allora l’umanità non potrà retrocedere. E si può asserire che la religione <cristiana>, una volta apparsa, non potrà scomparire mai più, poiché una volta divinamente incarnata non potrà di nuovo venire disgregata”.   
    “A quale di queste religioni particolarmente, voi tributate la vostra fede?” - domandava Wilhelm.
    “A tutte e tre - rispondevano - poiché proprio insieme esse fanno nascere la vera religione. Da queste <tre forme di RISPETTO> scaturisce il RISPETTO SUPERIORE, quello DINANZI A NOI STESSI: e le altre si sviluppano a loro volta. L’uomo consegue così quello che di sublime gli è dato conseguire; e può considerare sé stesso la cosa migliore che Dio e Natura hanno fatto nascere. Può anzi sostare a queste altezze senza venir trascinato nuovamente in ciò che è basso, da vanità ed egoismo”
    “Una tale professione di fede, espressa in questo modo, non mi sorprende - disse Wilhelm - Si accorda con tutto ciò che si sente qua e là nella vita, solo che voi unite quello che gli altri dividono”
    Allora risposero: “Già, questa professione viene manifestata da gran parte del mondo, ma inconsapevolmente”.
    “Come dunque e dove?” . domandò Wilhelm.
“Nel Credo” - esclamarono quelli a voce alta - poiché
-  il primo articolo è <etnico> ed appartiene ad ogni popolo
- il secondo è <cristiano> per coloro che lottano nel dolore e nel dolore vengono glorificati
- il terzo mostra infine una comunione entusiasta di Santi, che significa Buoni ed i Saggi al massimo grado.  Non dovrebbero allora essere giustamente ritenute le <Tre Divine Persone>, nel cui simbolo e nome, tali convinzioni e promesse si dichiarano, l’Unità più alta?”.
    “Io ringrazio - egli disse - perché a me, come ad  adulto cui i tre modi di pensare non sono estranei, avete voluto esporre tanto chiaramente ed armonicamente. E se ripenso ora che tale magistero rarefatto lo comunicate ai ragazzi, dapprima come segno sensibile, poi con allusioni simboliche; per spiegare loro infine il significato superiore, io devo tributarvi l’approvazione più convinta”.
    “E’ perfettamente giusto”- rispondevano quelli -”Ora però lei deve sapere ancora di più, affinché si convinca che suo figlio è nelle mani migliori”.
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    “Quell’ultima religione che scaturisce dal PROFONDO RISPETTO DI CIO’ CHE STA SOTTO, ed insieme quel culto del ripugnante, dell’odioso, di ciò che si deve rifuggire, noi lo diamo a ciascuno - ma solo come dotazione da portare nel mondo - affinché sappia dove trovare, quando una tale necessità si dovesse far sentire”.
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    “Dove passavano a cavallo, i ragazzi si ponevano alla stregua di ieri, ma egli vedeva oggi, che l’uno o l’altro non salutava l’Ispettore......Wilhelm chiese il motivo e quale senso avesse questa eccezione. L’altro rispose:
    “E’ sicuramente ricca di significato. E’ la punizione più severa che imponiamo agli allievi. Essi vengono dichiarati indegni di mostrare RISPETTO e sono costretti a rivelarsi rozzi e maleducati; ma fanno il possibile per liberarsi da questa situazione e si adattano immediatamente al dovere. Se un ragazzo caparbio dovesse rifiutare ogni responsabilità a rientrare, verrebbe rimandato indietro ai suoi genitori. Chi non impara ad osservare le leggi, dovrà abbandonare il luogo nel quale esse vivono”.
    Per la mentalità moderna, queste considerazioni hanno dello straordinario, dell’incon-
sueto e insospettato. La gradualità del sentimento di RISPETTO e la sua ampiezza, sottostà ad una norma morale - non scritta - veramente superiore.
    I primi tre gradi concernono l’anima che si rivolge verso fuori, verso <l’altro da sé>:
    1 -  rispetto per quanto sta sopra di noi
    2 -rispetto per quanto sta alla nostra stessa altezza, uguale a noi
    3 - rispetto per quanto sta sotto di noi
Il quarto gradino concerne l’anima che guarda sé stessa:
    4 - rispetto per sé stessi - rispetto superiore
     Aggiungiamo qualche considerazione come chiarimento.
- 1 - Sopra di noi vi è il mondo dello Spirito, delle Anime Cosmiche, di tutti gli Esseri del mondo superiore invisibile nel senso più lato, ivi compresi quelli <luciferici>
- 2 -  Uguale a noi è il mondo dei nostri simili, quindi di tutti gli uomini, senza discriminazioni di razza, popolo, stirpe, famiglia
- 3 -  Sotto di noi  vi è il mondo della natura - animali, piante e minerali - ai quali dobbiamo la vita qui sulla terra. In più vi è il mondo degli <Spiriti degli elementi>, sconosciuti e misconosciuti dagli uomini; e poi ancora il regno degli <Spiriti Arimanici tellurici>  che dobbiamo infine <conoscere> e <rispettarne> il compito evolutivo
-    4 -  Per sé stessi  è forse, in realtà, il compito più difficile.
Innanzitutto va operata una distinzione fra <noi stessi in quanto Spirito> e <noi stessi in quanto portatori di passioni, brame, desideri, aneliti, egoismi macroscopici, ecc; e poi <falsità, menzogne, intrighi, ecc>.
 Questa distinzione ci sembra necessaria per separare l’<eterno> in noi ed il <transitorio> in perenne modificazione e maturazione. Per cui posso dire, senza tema di errare, che io ho il dovuto <Rispetto per il mio Essere Egoico Spirituale Superiore>, ma non posso averlo, allo stesso modo, per tutti gli egoismi ed errori che il mio <essere animico-eterico-fisico> compiono di continuo. E questo per essere e rimanere  nella <realtà> delle cose.
    Queste parole, per un uomo  materialistico e filisteo moderno sembrano provenire da un mondo sconosciuto e tutto diverso. Oggi nel giovane è presente sopratutto <l’aggressività> che viene dalla pratica <sportiva> innanzitutto, secondo il modello americano. Quindi ogni uomo è un <nemico da superare>. Difatti fra i giovani americani è in uso la parola <winner> = vincitore, per significare una persona dotata di quegli elementi di affermazione di sé stessa che la porteranno a <vincere> la battaglia della vita, tenuto conto del <successo> quale méta di essa.  Sotto sotto, nell’intimo, lo stato d’animo non è certo quello della <simpatia> per l’altro, ma piuttosto quello della <rivalità> dietro alla quale vi è <l’odio> che oramai condiziona molte situazioni nel mondo: <aggressività> e <trasgressione> quindi delle norme etiche più elementari.
E’ chiaro che in una simile condizione interiore il RISPETTO non ha alcun significato.
    Il RISPETTO porta poi con sé, come conseguenza, la RICONOSCENZA, la GRATITUDINE per quanto il mondo nei suoi tre ordini: superiore, uguale e inferiore; e poi  la vita, la società, gli altri uomini ci hanno dato e continuamente ci danno in tutti i sensi. Qualità dell’anima che sono una diversa forma del RISPETTO.
    Il tutto poi ha il suo naturale sbocco nel fondamentale atteggiamento di DEVOZIONE-VENERAZIONE  per il mondo, la vita, lo spirito, la conoscenza, la realtà. Anzi, potremmo dire che un atteggiamento fondamentale di DEVOZIONE, reca con sé naturalmente la GRATITUDINE ed il RISPETTO.
    Ora, una qualità morale come il RISPETTO, la GRATITUDINE-RICONOSCENZA, la DEVOZIONE-VENERAZIONE,  assumono anche un aspetto <estetico>; poiché possiamo ben dire che <un maleducato irrispettoso è brutto>, un <violento ancor più>; per non parlare del <mentitore>, del <subdolo e falso>. Colui che nasconde di proposito la verità-realtà, diventa infido e scostante per la sua <bruttezza>.
    Così che possiamo dire che
        Ogni qualità morale positiva è anche un elemento di bellezza e armonia”
    Il ragazzo punito per mancanza di rispetto, <si vergogna>  per la <bruttezza> del suo essere nel porsi dinanzi ad altri.
    Qui le considerazioni che si possono fare sono moltissime, che però è bene che ciascuno si faccia per conto proprio tenuto conto della sua personalità particolare.
    Non possiamo concludere che dicendo - con Goethe - che veramnente sarebbe il momento di introdurre, nella famiglia e nella scuola, una materia di <insegnamento morale ed estetico>: pena il decadimento progressivo nella rozzezza e insensibilità degli uomini futuri.

Claudio Gregorat

Claudio Gregorat
nato a Chiopris-Viscone (Udine) nel 1923, inizia giovanissimo gli studi musicali.
A 14 anni tenta la prima composizione e studia pianoforte e violoncello.
Più avanti continua gli studi di composizione ma, a causa della guerra, in modo piuttosto discontinuo, per cui si ritiene un autodidatta, pur avendo frequentato il corso di perfezionamento di composizione all'Accademia Musicale di Siena e il corso di direzione d'orchestra.
Fonda e dirige per vari anni il Coro Universitario Romano.
Più tardi è direttore del Coro del Teatro dell'Opera del Cairo. Abbandona poi questa attività per dedicarsi alla composizione.
Ha al suo attivo circa 150 opere di vario genere: solistiche, da camera, corali e sinfoniche.
Ha scritto numerosi saggi su questioni musicali e vari libri.
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