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Beppe Assenza - Una vita per la Pittura e per l'Antroposofia

Tratto da: Beppe Assenza

Circa un anno fa la sig.ra Renata Babini Cattaneo, presidente della FONDAZIONE URIELE, impressionata dal consistente valore artistico delle opere e ciononostante dall’inspiegabile quasi totale “assenza” di un contatto con esse da parte del pubblico sia specializzato che non, prese la coraggiosa decisione di sostenere l’edizione in lingua italiana del voluminoso testo: “Beppe Assenza – Una vita per la Pittura e l’Antroposofia” editato in lingua tedesca nel 2005 dalla Gideon Spicker Verlag. Ebbe così inizio un lungo “viaggio” per conoscere più da vicino il libro, per i contatti con l’editore, i grafici, la stamperia, la correzione delle bozze, le verifiche con la traduttrice, insomma, tutto il cammino che percorre una pubblicazione prima di arrivare in libreria. Poco più di sette anni fa però, qualcun altro aveva già viaggiato, e molto: il prof. Klaus Hartmann, docente di filosofia a Ottersberg, infatti, si era dedicato per moltissimi mesi alla raccolta dei dati biografici e artistici del pittore Assenza, da lui conosciuto e stimato. Il prof. Hartmann si era spostato dalla Germania all’Italia e dall’Italia alla Svizzera per reperire fatti e testimonianze, incontrarsi con i parenti dell’artista, con gli amici, gli studenti della sua scuola e chiunque potesse fornirgli un contributo. La lista dei ringraziamenti alla pag.304 del libro risulta non a caso, piuttosto lunga… Il risultato finale è un testo di oltre trecento pagine con ben 555 tavole a colori in cui è incluso il lavoro della sig. Greet Helsen Durrer, ex allieva del pittore, pittrice a sua volta e docente della scuola di pittura “Assenza” di Münchenstein che ha affrontato la parte finale del progetto editoriale, dedicandosi all’analisi del metodo pittorico sviluppato dal Maestro. E poi è arrivata la traduzione in lingua italiana fatta dalla Sig.ra Eliana Assenza, nipote diretta di Beppe Assenza che gode di tutta la sicurezza proveniente dal fatto che Eliana stata partecipe diretta delle vicende della “dinastia ”. Alla Fondazione Uriele la bellezza e completezza del libro e soprattutto il valore del tracciato lasciato dal pittore apparve subito significativo. Ma chi è stato Beppe Assenza? Siciliano nato a Modica nel 1905, ha avuto una lunga esistenza passata attraverso due Guerre Mondiali, una ricostruzione post- bellica, il boom economico Anni Cinquanta, il movimento giovanile degli Anni Sessanta, e non per ultimo la comparsa dell’Antroposofia nella storia della cultura occidentale. Dal 1925, ventenne, sino al 1985, anno della sua morte, ha tenuto 44 Mostre in una ventina di città europee; sono molte, e testimoniano di una vita che dal piccolo cavallo disegnato con il gesso sulla lavagna a sei anni sino al “Frammento” dipinto a ottanta, non ha mai lasciato il pennello. Nascere nel 1905 e morire nel 1985 significa vivere per quasi un Secolo; significa per un artista passare tra le correnti creative più varie e negli anni dall’inizio del 1900 sino a quasi il 1990 di correnti pittoriche se ne contano oltre una decina; una ricerca continua di rinnovamento mai avvenuta nei secoli precedenti in modo così concentrato. Dopo che le tele degli impressionisti come Cezanne o Gaugain avevano meravigliato per la novità soprattutto nel rapporto tra spazio e colore, dopo il Simbolismo ricco di significati di un Blake o Moreau, appare sulla scena artistico-pittorica il Futurismo (con il suo Manifesto Letterario del 1909) di un Carrà o Morandi. Ma è in quell’arco che comprende l’Espressionismo con i Fauves in Francia e il Die Brücke in Germania, è con il movimento del Der Blaue Reiter fondato da Kandinski nel 1911 che troviamo protagonista il colore, l’emozione dei suoi movimenti, delle linee, della luce. E in Beppe Assenza, sin dai primi suoi quadri il colore sta già cercando una “coscienza”. La sua pittura giovanile era classico-tradizionale con una “voglia di dipingere diretta e innata”, eccellente nel ritratto, capace di dare spessore psicologico a qualsiasi fisionomia. Crescendo, egli dimostra di essere comunque libero sia nel dominare la tradizione che di aprirsi alla modernità. Dipinge e si circonda di una cerchia sociale già impegnata; conosce il poeta Antonio Bruno, per qualche tempo lo scrittore Vitaliano Brancati, l’astronomo Perini, l’ingegnere Gino Magrì, ha per fedele amico Nello Aprile. Assenza osserva l’Impressionismo ma è nell’Espressionismo che trova familiarità. In Italia il critico Zeri lo paragonò non a caso ad un Kandinski italiano. A 29 anni, con già alle spalle gli studi a Milano e Roma, Assenza conosce l’illustratore e scrittore Karl Stirner di 23 anni più grande; Stirner è amico di Hermann Hesse con cui collabora per alcune illustrazioni e del pittore Kirchner con cui trascorre molto tempo a dipingere sulle montagne di Davos. Fra Assenza e Stirner nasce una amicizia e un ispirazione reciproche; la chiamata dal mondo del Nord è arrivata. Assenza dipinge Stirner e Stirner dipinge Assenza. Iniziano i viaggi verso la Francia e la Germania; il polo delle attività oscilla ora tra Roma e Ellwangen. Nel 1937 i nazionalsocialisti inaugurano a Monaco l’esposizione “Arte degenerata”; i due amici la visitano insieme. Gli artisti poscritti sono un numero impressionante e….i migliori: Beckmann, Kirchner, Ernst, Schmidt, Rottluff, Pechstein, Klee, Barlach. E saranno proprio i “degenerati” Marc, Macke, Nolde, Jawlensky, Klee che parleranno attraverso le loro tele quelle prime parole di un linguaggio alla cui ricerca si è posto Assenza: l’espressione dell’essere stesso del colore. La cerchia degli amici del pittore si amplia incorporando sempre più personalità che credono in valori interiori pacifici e guardano con orrore l’avanzare della catastrofe bellica. Entrano nell’orizzonte sociale di Assenza Beatrice Bonaccorsa, moglie di Paolo Parodi-Delfino, Bianca Emanuele di nobile famiglia torinese che diverrà sua moglie; l’amico di sempre Nello Aprile lo porta con se nella casa della baronessa De Renzis, prima traduttrice in lingua italiana del libro “La Scienza Occulta nelle sue linee generali” di Rudolf Steiner, ove settimanalmente si leggono le opere del fondatore dell’Antroposofia. Lì conosce Elena Zuccoli, euritmista, e Annie Heuser pedagoga steineriana: nasce la cerchia antroposofica romana: il “gruppo Michael” di cui Assenza entrerà a far parte. Dal 1942 la “Villa Solderini” di Roma diviene abitazione della famiglia Assenza e centro di ritrovo della comunità di studi. La Teoria dei Colori di Goethe rivista dal pensiero di Rudolf Steiner sono ormai al centro degli interessi interiori ed artistici del pittore. L’approfondimento sulla Teoria dei Colori data da Steiner non è un tentativo di emancipazione da tutte le correnti pittoriche ma la base di un vivere con il mondo e l’essenza dei colori che apre le porte ad un arte del Futuro. Steiner capovolge le abitudini: non è la percezione esteriore che guida quella interiore, non è un istintivo porsi davanti alla tela ma al contrario: “L’artista si deve inserire nella materia, afferrarla, attraversarla,trasformarla secondo un ordinamento superiore”. Abbiamo una pittura che diventa pensiero-immaginativo, dove non è la necessità dell’artista che piega il colore ma è l’essere – necessità del colore che assorbe l’artista. L’inerzia del pigmento colorato viene superata. Il segno plastico, robusto di Assenza e il suo lirismo cromatico entrano nella ricerca di un linguaggio nuovo, una ricerca che non abbandonerà mai più. Il confronto con la pittura procede di pari passo con il confronto con la vita culturale che gli sta intorno: Orazio Spadaro da Catania, il poeta Arturo Onofri, la lettura delle opere di Shakespeare e di Goethe, lo studio dell’Antroposofia. Esonerato dalla chiamata alle armi usa un tale privilegio per maturare nella decisione di dare comunque alla società il suo messaggio in difesa della bellezza e libertà umana pur in mezzo a tanto orrore e sofferenza. Così sanno fare gli artisti in qualunque epoca. Passo dopo passo Assenza è sempre più coinvolto dalla comunità svizzera e tedesca; nel 1943 muore Stirner e per Assenza è ora di salire al Nord. Nel 1946 l’euritmista Elena Zuccoli torna a vivere a Dornach e i suoi amici romani, Beppe e Bianca Assenza, Nello e Liliana Aprile, ed altri, la raggiungono per un soggiorno nella piccola casetta ove abita. Assenza frequenta il pittore Schweigler. Tornato a Roma riceve la visita di Albert Steffen, della direzione del Goetheanum di Dornach, scrittore e pittore a sua volta che di lui dirà la famosa frase: “Assenza è un siciliano ma la sua testa ha qualcosa di normanno.”. Inizia per il pittore l’amicizia con Norbert Galatzer, un medico guaritore di grande fama, figura mercuriale di ricercatore che aveva conosciuto l’Antroposofia in Cina e grazie alla contessa Schönborn l’aveva ritrovata in Italia. La pittura del quarantenne Assenza è sempre più autonoma e riceve una profondità nell’elemento mitico-sacro; le tecniche miste che usa sono padroneggiate magistralmente. Dal 1958 il pittore decide di stabilirsi a Dornach; vi rimarrà sino all’ultimo giorno di vita, sino al 1985, per ben quattro settenni. I suoi soggetti sviluppati nel corso del tempo come “Damasco” – “Pegaso” – “Faust” si legano a quella che è la ricerca dell’umanità europea che scioccata dalla catastrofe di due Guerre Mondiali, ha ora risvegli paolini nella coscienza, lancia messaggi di rinnovamento democratico nella società nella forma di una libertà di pensiero, matura nella lotta faustiana sostenuta dall’individualità. Mentre altri soggetti come “Euritmia” – “Pastorale” – “Visione Interiore” – “Quiete e Movimento” testimoniano i risvegli interiori dell’uomo in quel periodo di grandi proposte e creatività che a partire dalla fine degli Anni Cinquanta assorbe le coscienze. Nei quattro settenni trascorsi in Svizzera l’arte di Assenza è un auto educarsi ad “entrare coscientemente nell’essere del colore” e allo stesso tempo nello stimolare altri artisti alla propria auto educazione. Avvia nel 1969 una scuola di pittura aperta a tutti per tutte le età, segue gli allievi insegnando loro come giungere da un colore ad una forma, vuole che essi stessi siano impegnati affinché l’istintuale non predomini ma venga nobilitato dalla padronanza delle conoscenze della “entelechia” del colore stesso e da questa padronanza sorga la trasformazione creativa dell’artista; “I pennelli devono diventare personalità” dice loro spesso. Ed Assenza stesso scrive: “In una vera creazione artistica la tecnica sarà un comportamento interiore, le immaginazioni si trasformeranno in forze immaginative, gli istinti si collegheranno alle sensazioni pittoriche”. Analizza i grandi Kandinski, Klee, Segantini, conosce bene il tratto della pittura rinascimentale, osserva l’Informale, il Concettuale, il Post-Moderno ma procede libero da tutto. Dipinge al mattino nel suo Atelier così che gli allievi che giungono al pomeriggio possano vedere giorno dopo giorno il progredire dei lavori, dipinge anche quindici quadri alla volta passando dall’uno all’altro e installa una lampada a luce-diurna per non interrompere i lavori con l’oscurità. I suoi allievi crescono, dai cinque, sei, sono diventati trenta, quaranta provenienti da diversi paesi; con loro fa dei viaggi dedicati alla pittura dei paesaggi ( come nel 1980 e 1981 in Ticino), la collaborazione con l’amico filosofo Herbert Witzenman è intensa, basata su una reciproca affinità, insieme, tra l’altro, organizzano a Gsteig il “Seminario per la libera attività giovanile”. La produzione artistica dei sui ultimi sette anni di vita è un chiaro superamento dell’inerzia coloristica, e si nutre di un nuovo e ultimo afflusso creativo. Da vecchio come da giovane lui vuole dedicarsi solo alla sua arte, il tema della Luce è il cuore della sua pulsione creativa. I giovani gli stanno sempre vicini e coloro che hanno superato con successo i quattro anni di scuola sono ormai pittori attivi in tutta Europa e divulgano il suo metodo. Muore a Dornach il 23 settembre 1985 mentre nel padiglione Nord del Goetheanum si svolge l’inaugurazione della grande Mostra a lui dedicata. Muore il 23 settembre giorno dedicato alla Santa Elisabetta madre del Battista, e giorno della morte nel 1968 di Padre Pio da Pietralcina. Come abbiamo scritto nei ringraziamenti finali sul libro “Beppe Assenza – Una vita per la Pittura e l’Antroposofia” editato in lingua italiana dalla Fondazione Uriele: il pittore Beppe Assenza ha percorso un ascesa esteriore dal Sud verso il Nord che è stata l’immagine della sua ascesa interiore dall’artista dell’epoca all’artista del futuro. La domanda: “Come entrare coscientemente nell’essere del colore?” è stata per lui una domanda artistica ma anche una chiamata alla responsabilità luminosa, e cioè cosciente a cui è chiamata l’individualità del futuro. Perché se l’Arte è importante non è forse l’uomo stesso la prima Opera d’Arte? Assenza è’ uno dei pochi pittori che hanno dimostrato anche una forte capacità pedagogica e didattica, che ha insegnato e voluto insegnare rinunciando per questo a molto del mondo del successo pubblico e conducendo una vita quasi ascetica in nome di valori spirituali più importanti. La Fondazione Uriele, che sostiene la nutrizione dei valori positivi nella Società desidera con questa pubblicazione lanciare un messaggio anche ai giovani dicendo loro: provate ad avvicinarvi a questo pittore del Novecento che ha scritto nella Storia dell’Arte una pagina pittorica con il pennello del futuro. Provate anche voi a cercare l’essere del colore. Elsa Lieti per la Fondazione Uriele 29 Ottobre 2011
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