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L'attivitÓ delle tre forze dellĺanima nell'esperienza musicale

di: Claudio Gregorat

La musica come  attività ed esperienza  afferra l'anima nella misura in cui questa si apre alla sua influenza.  Vi è chi ascolta musica con la  testa, la mente, ed è sempre teso a  capire  razionalmente  quanto ode: ma così non  vive  la musica, ma la  pensa.  E vi è chi invece sperimenta i suoni con la sua più profonda interiorità, a tutta prima come  sensazione , non riuscendo a formulare il benché minimo pensiero su di essi. Questo significa che nel primo caso viene coinvolta soltanto l'anima intelligente,  che, in verità, assolve un modesto ruolo nella sperimentazione artistica. Nel secondo. invece, l'anima sensitiva o senziente, principale strumento di attività estetica vissuta.  Con altre parole, i poli del  sentire  e del  volere  - ed il polo del pensare  in misura non proprio marginale ma diversa   - vengono coinvolti ed impegnati in ogni fatto artistico, segnatamente se musicale.
    Vorremmo ora proporre un modo di ascolto più coinvolgente del normale, in quanto più preparato e consapevole, basato empiricamente sulla  realtà sensibile timbrica  del suono: cioé su ciò che  si ode.  E' necessario soltanto acquisire sufficienti conoscenze sull'azione dei vari gruppi strumentali, anche se in modo generale, diciamo globale. Tali gruppi sono formati - ab origine - dalle medesime forze che hanno organizzato il  pensare del capo, il sentire ritmico del torace ed il volere delle membra e del ricambio  nell'uomo. Così, tali sistemi si pongono in movimento al suono degli strumenti corrispondenti.
    In questo modo, tutta l'anima vibra coi suoni che ode, sia partitamente per ogni gruppo strumentale, sia in collaborazione con gli altri. Questo significa che il  pensare, sentire e volere, possono venire sperimentati attraverso gli strumenti che li rappresentano e di cui sono espressione.  Una conoscenza più specifica sulla genesi e ruolo dei vari strumenti è certamente consigliata affinché il processo di coinvolgimento possa divenire  cosciente;  e si possa seguire l'ingresso sonoro, o l'uscita, dei vari strumenti. Il che significa, al contempo, attivare parallelamente le forse dell'anima corrispondenti.  A questo scopo, possiamo consigliare il nostro libro "L'anima della  musica" -  Arnia & Ludi Editori – Milano..
    Il processo avviene in questo modo:
- il  pensare  viene coinvolto ed attivato  nelle sue forze - e non nel suscitare  pensieri, tutt'al più  immagini -  dai suoni degli strumenti  a fiato in legno, chiamati "legni" o "strumentini": flauto, oboe, clarinetto e fagotto;
- il  sentire  - e quindi la sfera ritmica cuore-polmoni - dai suoni degli "archi": violino, viola, violoncello e contrabbasso
- il  volere cosciente delle membra viene impulsato fortemente dal suono degli "ottoni": tromba, trombone, tuba
-  il   volere inconscio del ricambio,  dai suoni-rumori delle "percussioni": timpani, tamburi, piatti vari, ecc.
    Qualsiasi brano musicale, trova veste sonora attraverso gli strumenti sopra citati, il cui suono-timbro, pone in movimento le forze spirituali dei sistemi di cui sopra.
    Vorremmo ora proporre un'esperienza particolare con l'ascolto del Preludio dal I° atto del  "Parsifal"  di Richard Wagner; e conseguire un'esperienza veramente singolare delle proprie facoltà dell'anima, che vengono sollecitate in modo eccezionale dall'evento sonoro-musicale, ad una viva partecipazione artistico-estetica. E' come se venissero portate alla ribalta della scena dell'anima e si muovessero coi movimenti conferiti all'aria dai suoni, ritmi, intervalli, frasi, periodi, ecc, della musica. Entrano in scena come attori, offrono la loro collaborazione e poi escono; per ritornare subito dopo in compagnia, oppure ancora soli,  fino a scomparire del tutto, alla fine del brano.
Da queste  azioni del suono, l'anima può venire plasmata e di nuovo riplasmata, configurata e ordinata  secondo le leggi cosmiche del suono.  Ne consegue un'esperienza di trasformazione, purificazione, elaborazione catartica, sulla base non più ora dei propri sentimenti, decisioni ed azioni soggettive, ma da qualcosa di esterno, di oggettivo, che interviene su di essa quale potenza cosmica del suono. Si sperimenta in modo mirabile ed unico, la potenza catartica del suono musicale:  e nel caso consigliato - preludio del Parsifal - tale catarsi ha luogo secondo le più alte e potenti forze cristiche sperimentabili.  Questo è dovuto al carattere stesso della musica: e, nel caso  specifico, dal contenuto sommamente redentore e spiritualizzante di essa. Per una maggiore comprensione dei retroscena spirituali di questo "Preludio", ne abbiamo trattato ampiamente nel capitolo: IX° "L'esperienza dell'incarnazione del Cristo nella musica. Il Parsifal di Richard Wagner",  del libro  "La musica come mistero del suono"   Nardini Editore Firenze.
     Non tutte le musiche, ovviamente, hanno tale potere liberatore, per opera delle  forze più sante dell'universo.   Altre, ad esempio, possono indurre esperienze del tutto diverse, quali: gioia, entusiasmo, calore, freddo animico, malinconia, forza o disperazione, pianto o violenza, ecc.; e coinvolgere l'anima in zone diverse del mondo spirituale sonoro: anche "negative": vale a dire,  precipitarla in un "sabbath orgiastico delirante", come in tante musiche moderne da intrattenimento.
    Siccome non tutti sanno leggere una partitura musicale per orchestra, ci limiteremo al solo ascolto  Abbiamo diviso il Preludio in esame in vari episodi, corrispondenti allo svolgimento delle varie frasi musicali, che, in genere, procedono a ondate: ogni episodio un'ondata, quindi facile da riconoscere.
    Per maggiore chiarezza espositiva - e conseguente riconoscimento dei vari episodi - dividiamo il brano in otto episodi, come  graficamente esposto qui sotto:
- 1 - Tema della  "Cena o dell'Amore"  realizzato, in modo maggiore, sopratutto dagli "archi"  (diciamo "sopratutto" in quanto vi è il concorso di qualche "legno"):  viene attivato il   sentire.   Terminata l'esposizione iniziale di questo straordinario motivo, mentre gli "archi"  compiono degli arpeggi, entrano gli  "ottoni", nel registro grave-medio, onde creare un solido fondamento, sul quale la  tromba  ripete il tema della Cena all'ottava superiore. L'ultima parte di questo tema costituisce gli incisi noti come: motivo della "Lancia", della  "Figura dolorosa" e "Lamento del Salvatore".  Al  sentire  si aggiunge il  volere.   Il tema si conclude salendo verso l'acuto e si risolve al suono dei "legni":  il che significa la partecipazione del  pensare. Tutto l'uomo con le sue tre facoltà animiche è  presente un questo accadimento musicale
   
- 2 -  Viene ripetuto lo stesso tema - questa volta in  modo minore -  una 3^ sopra: vale a dire 3 suoni più acuto. Entrano in collaborazione gli stessi strumenti e, verso la fine di esso, si può sperimentare un'intensissima commozione:  il sentimento che accompagna lo svolgersi dei suoni lo saprà riconoscere.

- 3 - Dopo una breve pausa, segue il tema del  "Graal" o dell"Amore". Questo motivo non è originale di Wagner, ma è stato tratto dal cosidetto  "Amen di Dresda" - corale luterano già adoperato da F.Mendelsohn nella sua V^ sinfonia "La Riforma". E' il simbolo musicale della  Comunità del fedeli che accoglie il  Sacrificio  che si attua nella  Cena.
Questo tema è molto breve, di cinque misure, divise fra due gruppi strumentali: il primo , di tre misure, è reso dagli  "ottoni", - che impegnano il  volere.  Il secondo, di due sole misure, dai  "legni"  che ora esprimono il  pensare,  nella piena trasparenza dei loro timbri e  leggerezza  della loro natura.

- 4 - Dopo una pausa molto significativa e colma di attesa, si  dispiega dinanzi alla nostra anima, l'episodio centrale che ora coinvolgerà le sue tre forze in modo progressivo, incalzante e sorprendente, nell'esprimere e dare voce al motivo della  "Fede", affidato quasi interamente ai "fiati": "legni e ottoni".
Questo tema, dominante il centro del brano - che possiamo vedere come la navata principale della basilica-tempio di suoni che si sta formando , ora nel tempo e non più nello spazio - è costituito da tre brevi frasi: a, b, c: tema della "Fede"-  ripetuto tre volte, seguite da un breve ritorno del tema del  "Graal" o Comunità dei fedeli"- d - di sole quattro misure affidate ai soli "archi", di una delicatezza e leggerezza di sentire straordinarie - che quindi coinvolgono il solo   sentire .  Segue subito - dopo un respiro - la ripresa del motivo della  "Fede",  che prima  era stato esposto dalla famiglia degli  "ottoni"  e delle  "percussioni", che pongono in essere nel modo più potente ed esaltante  la  volontà,  sia  cosciente  che  inconscia, ma questa volta in modo da coinvolgere progressivamente l'intero essere umano.  Inizia con i  "legni" - a - pensare  - seguito, senza soluzione di continuità, dagli "archi"- b -   sentire -  ai quali seguono i  "corni"- c - (strumenti in ottone, la cui caratteristica e natura li pone al confine fra i legni  e gli  ottoni, realizzando uno spazio sonoro mediano, che coinvolge le due sfere dell'anima) e dopo tre sole batture l'entrata poderosa e massiccia degli  "ottoni e percussioni"- d - nel registro dinamico del  fortissimo  orchestrale - segno del totale coinvolgimento delle forze del  volere.  L'episodio , la grande ondata sonora, si conclude con la leggera e trasparente partecipazone dei  "legni" - e -   pensare  -  che conducono alla terza parte del brano.
     La forma complessiva di questo "Preludio", è costituita da tre episodi, suddivisi poi in altri minori.  Inizio: episodi 1, 2 e 3, nei quali viene esposto il motivo della "Cena e del Graal".  L'episodio centrale di cui stiamo parlando: 4, in cui domina il motivo della "Fede", con al centro un brevissimo richiamo al tema del "Graal". E poi la terza parte - che fa riscontro speculare alla prima - dove si celebra, ancora di nuovo, il motivo della  "Cena":  motivo fondamentale di questo Preludio.
    Potremmo, con un'immagine, vedere questo intenso episodio, come la struttura tripartita di una basilica-tempio romanico-gotica, che si sta formando - come già accennato sopra, ma ora non più nello spazio, bensì nel tempo - dove le navate laterali sono costituite dai periodi a,b c  iniziali e poi  a, b, c, d, e  successive al motivo centrale - d - del "Graal"   che udiamo al suono degli  "archi", del complessivo episodio 4.  Ma, al di sopra di questo "Tabernacolo" tripartito, sta la grande volta - ancora tripartita - delle grandi navate della cattedrale.
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  5 -  Quanto segue, vede un  "con-sonare"  di tre motivi: la  "Cena", la "Lancia" e la "Figura dolorosa" o "Motivo della piaga". Il primo motivo; dagli  "archi" e  "legni"; il secondo; dagli  "archi"; il terzo dai "corni ed ottoni" Tutto questo viene ripetuto tre volte: a, b c, alla distanza di una 3^ minore acuta, in tre ondate sonore, dove la terza ripete successivamente, quattro volte, il tema del  "Lamento del Salvatore",  fondamentalmente al suono degli "archi":sentire -  mentre nei brevi episodi precedenti venivano coinvolti, successivamente, il pensare, il sentire ed il volere,  - che ora lentamente si calma ed acqueta,  preparando la conclusione del brano, che si sta avviando alla chiusura.,

- 6  -  Episodio di chiusura di otto misure. Sul fondamento del suono del  "Timpano - percussione" e delle armonie degli  "ottoni" - volere cosciente ed inconscio  - si snoda verso l'alto l'inciso iniziale del tema della  "Cena", prodotto dal suono dei  "legni" -  pensare  - sostenuto dalle armonie degli  "archi" -  sentire.

    Non esiste, al mondo, brano musicale che agisca così potentemente, in modo  catartico-cristico  sull'anima umana: a parte il  "Lohengrin", sempre di Wagner, ma senza la caratteristica  sacrale-cristica  particolare del  "Parsifal". Esso rappresenta quanto di più alto e sublime sia stato creato dall'uomo in fatto di  evento musicale.  Si potrebbero dire tantissime parole in merito: ma non vale nulla "raccontare" la musica: essa va  sperimentata e vissuta.
    Possiamo concludere dicendo: beati coloro che, nella loro vita, hanno potuto avere l'occasione di ascoltare quegli accenti dalla incomparabile magia sonora. Godranno di un sostanziale, forte ed illuminante viatico nella vita dopo la morte. Vita alla quale, sempre ed in ogni caso, adduce l'arte musicale.
Queste considerazioni vorrebbero indurre a soffermarsi a lungo sulla propria esperienza musicale e metamorfosi interiore che ne consegue, in modo che in terapia si sappia  cosa si vuol fare ed a cosa-chi ci si vuole dirigere.
    Queste ultime parole sono di un’importanza fondamentale, in quanto oggi, con la moda della terapia musicale, proprio appunto perché moda, si procede con un infantile e sprovveduto dilettantismo, laddove invece bisognerebbe procedere con la massima serietà e religiosità, sostenuta da un’adeguata conoscenza sia della Musica che dell’Uomo che si vorrebbe curare.