Articolo:

L'agricoltura salverÓ la Terra. I coltivatori biodinamici: formula tra natura e business

Articolo tratto da "La Stampa" del 30/11/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 12) CONVEGNO INTERNAZIONALE A VARESE. IN ITALIA 350 IMPRESE

Sembrano monaci di una religione della terra quando spezzano il pane fatto con il loro frumento e te ne spiegano la carica vitale. Ti parlano di semine e di raccolti con il rispetto che si deve ai grandi gesti dell'uomo, ti raccontano del suolo e delle sue malattie con la devozione di chi sente peso e privilegio di «lavorare con il vivente». Sono convinti che affondare una vanga o piantare un albero o accudire un animale siano passi d'un cammino verso la conoscenza, nel cerchio vitale in cui si saldano l'etica e la natura. Eccoli, gli agricoltori biodinamici che s'ispirano al padre dell'antroposofia, Rudolf Steiner, secondo cui l'impegno consiste nel tutelare la salute della terra, nel mantenerne e nell'accrescerne la fertilità per migliorare la qualità degli alimenti. Bandendo del tutto l'uso di prodotti chimici «stressanti» e applicando, al contrario, metodi di fertilizzazione che si collegano, in qualche misura, all'omeopatia per la creazione di un humus stabile. Celebrano a Villa Cagnola di Gazzada, nella cintura di Varese, il loro convegno internazionale con l'occhio rivolto a quanto, nel mondo, si sta compiendo «per la ricerca d'un equilibrio tra impulsi ipertecnologici e produzione compatibile sotto l'aspetto ecologico e sostenibile sotto quello economico». Scenari di luci e ombre. Per Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai e promotrice di questi incontri, «siamo sul Titanic che affonda mentre l'orchestra suona: la terra ha superato la sua capacità rigenerativa dall'80. Non è tempo di parole, ma di correre ai ripari». L'umanità, in sostanza, vive sullo sfinimento d'un grande corpo malato e la biodinamica si domanda quale contributo può portare, specie in zone del pianeta come il Nord Europa, l'Asia e l'Australia dove ha già una cospicua diffusione. Ma anche in Africa dove Klaus Merckens, agronomo e consulente della cooperativa Sekem, sta affrontando con successo il problema della fertilizzazione di aree desertiche egiziane. E l'Italia? Nel nostro Paese le imprese biodinamiche sono 350 e coltivano circa 5 mila ettari: non molti, anche se la crescita di chi si «converte» a questa filosofia agricola è considerevole. I prodotti, certificati dal marchio Demeter, rappresentano l'1% del segmento biologico che occupa, nei consumi totali, il 10%. In media sono un quinto più cari rispetto ai «convenzionali», perché, come osserva Lapo Cianferoni, presidente dell'associazione per l'agricoltura biodinamica, «non si basano su un'economia della quantità. Si deve tenere conto delle "spese occulte" dietro a certi prodotti.

Domandiamoci quanto si spende ogni anno in tasse per ripulire il terreno e le falde inquinate dai prodotti chimici di certa agricoltura disinvolta». Renato



Articolo tratto da La Stampa