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Come allenare la memoria

di: Irmela Knapp Grazi

Un certo calo della memoria (soprattutto quella a “breve termine”) è una normale conseguenza dell’invecchiamento e coincide con l’indebolimento dei sensi e la diminuzione delle forze vitali. In compenso però, può crescere la capacità di ricordare i tempi passati (memoria a “lungo termine”) in una situazione migliore perché, da anziani, si comprendono le cause dei fatti accaduti tanto tempo prima e in una visione più globale. In ogni caso la facoltà della memoria dipende dalla condizione fisica e psichica.

Il ruolo dei sensi

Sono i sensi (udito, vista, gusto, olfatto, tatto) che ci aprono finestre verso l’esterno. Tramite gli stimoli sensoriali, se non sono troppi e stressanti, si attivano le nostre forze vitali, vibra l’anima e si sveglia il cervello. Secondo Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, l’uso, cioè l’attività dei sensi (vengono descritti da lui 12 sensi), ha un’importanza fondamentale per le nostre forze vitali che pervadono e rendono vivo il corpo. L’insieme delle forze vitali costituisce il cosiddetto “corpo eterico”. A esso sono legate la crescita, la rigenerazione dell’organismo, la sua guarigione e in più, secondo Steiner, la formazione e la conservazione della memoria. Naturalmente è per mezzo del nostro cervello che ritornano alla coscienza i ricordi, ma la memoria stessa, la sua parte inconscia, è distribuita nell’intero organismo, legata al corpo eterico. Con la morte o a causa di uno choc straordinario, per esempio un incidente, le forze vitali del corpo eterico si trovano repentinamente espulse dal corpo fisico, e si ha davanti a sé il quadro immaginativo della vita passata, che si sfila risalendo il corso del tempo, a partire dal momento dello choc, fino all’infanzia. Questo fenomeno di memoria è stato vissuto e chiaramente descritto da molte persone che erano state brutalmente esposte a un pericolo mortale.

Se la memoria è sovraccarica di problemi non risolti

La memoria diventa un peso se è carica di esperienze stressanti o traumatizzanti, non elaborate, cioè non “digerite” e non assimilate. Con l’espressione e l’esternazione dei risentimenti, dei rimpianti o di altre energie negative, legati tutti a ricordi particolari, si formano facilmente nuovi eventi stressanti. Così può crearsi un circolo diabolico che fa crescere il disagio psicofisico con disturbi di sonno, deficit di concentrazione e della memoria, pressione alta, aritmia, depressione, ecc. Sono i pensieri negativi, che ci imprigionano e ci limitano, impadronendosi completamente di noi. Per uscire da questo buio del passato, dobbiamo essere pronti a mettere in discussione i nostri pensieri, le convinzioni, i giudizi e i preconcetti e, con l’aiuto delle forze riconcilianti del cuore (ricordare), trovare un nuovo atteggiamento interiore verso gli eventi che hanno segnato il percorso della nostra vita.

Dieta per la mente

Per vivere bene occorre sempre seguire una dieta variata, sana, equilibrata, adatta all’età e alle esigenze individuali. Inoltre sono importanti e favoriscono un buon funzionamento del cervello alcuni alimenti e sostanze: olio di pesce (consumare 2-3 volte alla settimana salmone, trota, tonno, sgombro, aringa, sardine); vitamine A, C, E, antiossidanti, che neutralizzano i radicali liberi che sono veleni per tutte le cellule viventi: vit. A (ortaggi verdi e giallo-arancione per es. spinaci, carote, zucche, peperone); vit. C (agrumi, kiwi, fragole, broccoli, cavoletti di Bruxelles, ecc.); vit. E (frutta secca, semi, oli vegetali). Decotti di rosmarino, tisane di salvia, melissa e, soprattutto prodotti già pronti di ginkgo biloba, possono essere efficaci per prevenire disturbi della memoria.

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