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3 - Il dramma dell'iniziazione

di: Claudio Gregorat

L’uomo aspira alla conoscenza di sé e del mondo e, dal momento che né la scienza né la religione gli offrono sufficienti rappresentazioni e concetti, il suo anelito lo spinge verso l’autoconoscenza che si consegue per mezzo dell’Iniziazione: ma ecco che si scontra subito contro difficoltà insormontabili. Nel procedere per mezzo di concentrazioni, meditazioni, esercizi vari, si accorge per esperienza propria, che molto obiettivi di carattere logico, estetico e morale, non potranno venir mai raggiunti, in quanto, esaminandosi spassionatamente, constata innanzitutto di non sapere quasi nulla di se stesso e quel poco che sa, non raggiunge mai la verità, poiché l’amor proprio si oppone tenacemente; e pur sapendo di essere un insieme di errori di varia natura, non è disposto a rinunciarvi. L’anelito verso la conoscenza dello spirito si scontra con le inclinazioni innate - che comunque reputa inaccettabili - che gli appaiono di dimensioni enormi e che ora incombono sull’ anima creando angoscia e smarrimento.
Le esperienze che fa a motivo di esercizi vari, gli mostrano come il mondo spirituale elementare entro il quale si trova, non lo accoglie ed anzi lo respinge quale un errore che
in esso non può esistere: questo è causa di dolore.
La constatazione che un difetto qualsiasi non si modifica che in minima misura e non si può rimuovere né modificare in questa presente vita, è motivo di sconforto: e spesso si
affaccia lo spettro della rinuncia: a che pro tanta fatica per risultati pressoché insufficienti ? Così si affaccia l’idea e la convinzione di essere certamente una persona di valore, che si conferma nella constatazione di certe virtù evidenti, che però occultano il proprio vero essere.
I rapporti con gli altri uomini sono basati, in realtà, sulla menzogna, poiché là dove si credeva di nutrire rispetto e benevolenza, si mostrano ora nella maschera dell’avversione se non dell’invidia e dell’odio, prima occultati dalle convenzioni esteriori superficiali e fittizie. L’autoconoscenza svela tali aspetti interiori. L’amor proprio, la suscettibilità che si sostanzia con l’orgoglio e la presunzione, feriti a morte sia pure da giudizi oggettivi e benevoli, rea- giscono in modo istantaneo, o con un gelido rifiuto, o con un’esplosione incontrollata di collera. La propria bruttezza permane e non si tramuta in bellezza, in quanto non si riesce a modificare, poiché non si riconosce e se ne attribuisce ad altri la colpa.
L’iniziazione pone tutto questo in oggettivo rilievo e, come primo passo, magari si riconosce la posizione errata: ma non tanto da condurre ad una ammissione pubblica, almeno
dinanzi a persone amiche: cosa di grande importanza. E così anche la constatazione più o meno consapevole di questo stato di cose, è motivo di sofferenza. Ci si trova dinanzi a due condizioni: il riconoscimento della propria pochezza e l’impotenza per uscirne. In aggiunta sorge un timore molto preoccupante: che in un momento qualsiasi e per qualsiasi motivo, le facoltà tenute fin qui a bada, possano esplodere senza controllo manifestandosi nella loro vera realtà. Ciò è sconvolgente e tormentoso.

In questa condizione così particolare, si sente il rifiuto del mondo spirituale oggettivo ad accogliere un errore vivente come noi stessi. Soggettivamente si sa che per potervi entra- re in modo legittimo, si dovrebbe procedere ad una sorta di amputazione dolorosa, in quanto sminuisce la propria personalità conquistata con tanta fatica. Si dovrebbe abbandonare tutto ciò che si è: e cosa rimarrebbe ? un nulla !

Nel processo di visualizzazione delle proprie varie negatività, si tenta di oggettivarle assommandole in una sorta di figura spettrale che formiamo noi stessi come motivo autoconoscitivo: fantasma severo che si pone come vivente rimprovero, al quale dobbiamo continuamente ritornare onde correggerlo. Esattamente l’opposto del ritratto di Dorian Gray, e cioè tentare di migliorarlo, nobilitarlo. Non è ancora il caso del Piccolo Guardiano, figura che condensa in sé tutte le negatività delle passate incarnazioni, ma solo di questa presente.

Ed ora, se ci si chiede come ci si presenta al mondo, con quale veste, viso, figura ? si deve
anche convenire che presentiamo una maschera e non il nostro vero volto. Questo dovrebbe lasciar trasparire tutto ciò che è istinto, inclinazione, desiderio, ideale, necessità, fanatismo ecc. Invece no, presentiamo una maschera di convenienza, vale a dire una menzogna. Un po’ come l’abito che occulta tutte le disarmonie del corpo e lo presenta accettabile – per fortuna – ma non vero. Ecco così la necessità di un esame accurato onde rimuovere gli aspetti negativi possibili.

E qui ora tale menzogna si sposa a quella della società contemporanea sostanziata di falsità, opportunismo, egoismo spietato: in una parola menzogna. Menzogna che traspare
da tutti i giornali, trasmissioni TV, conferenze, relazioni, servizi, parlamento, diplomazia, e così via. Pensiamo un attimo all’intrico di menzogne palesi della vita politica, per raggiungere il potere.
Citiamo un passo di Rudolf Steiner a proposito delle “menzogne della vita”:

Effettivamente siamo immersi in un fenomeno della vita attuale che dobbiamo considerare con l’anima chiaramente e nitidamente e in tutta la sua profondità. Dobbiamo avere il coraggio di guardare con chiara coscienza a queste menzogne della vita: e guardando le
cose chiaramente, dobbiamo trovare la forza di mantenerci saldi di fronte a tutto ciò che
fluisce da ogni parte e che – pur essendo spesso mascherato e nascosto da un lato o dal-
l’altro - ha origine, tuttavia, da questa menzogna.
Nella divulgazione scientifica è opportuno procedere sempre alla revisione e controllo di
quanto viene pubblicato: la verifica è sempre necessaria, a cominciare dalle false immagini e rappresentazioni imposte dalla scuola, come l’origine animale dell’uomo, la dottrina
dei colori di Newton, la formazione del sistema solare, le tante teorie scientifiche che mutano continuamente, le rigide posizioni mediche, quelle altrettanto rigide legate alla religione, quindi tutta la dogmatica scientifica e religiosa, che offre solo una falsa facciata invece della verità dei fenomeni.
Di tutto questo è sostanziata la nostra personalità che viene respinta dal mondo superiore.
Dolore e sconforto per la constatazione di quanto si deve rinunciare ! e qui l’anima arretra
e rinuncia alla conoscenza di sé così dolorosa. La paura dinanzi all’ignoto suo essere, ha il
sopravvento.

Pur tuttavia l’immagine così negativa di sé richiama una volontà più profonda che spinge
Magari ricominciando sempre da capo e osservando scrupolosamente ogni moto interiore giudicandolo nella “sua” realtà. E’ come togliersi una maschera. Ecco un motivo accettabile: in luogo di amputazioni varie, riconoscere ad una ad una le tante maschere ed eliminarle trasformandole. Questo proposito riesce più accettabile all’amor proprio. Constatata la bruttezza del proprio essere, si può procede - magari lentamente per maggior sicurezza – al suo abbellimento estetico e morale.

Così l’incontro col Guardiano viene rimandato a tempi più favorevoli: quando ci si potrà
guardare allo specchio e non scorgere più il demone beffardo che traspare agli angoli
degli occhi.
Per prima cosa deve guadarsi intorno e scorgere la caricatura di quanto invece dovrebbe avere il volto della verità: e liberarsi dallo stato fossile di tante cose che gli stanno
intorno. Innanzitutto la bellezza della natura e del mondo e scorgere il mistero che essi
ancora nascondono e che attende di venire liberata, svelata. E questo mistero, questo ignoto non deve essere di impedimento ma di stimolo a volerlo raggiungere e conoscere.
Le migliaia di esseri viventi che non si scorgono per la nostra ottusità e cecità, attendono
da noi la loro liberazione e innanzitutto di venire conosciuti e riconosciuti: questo conferirà il coraggio necessario per superare l’abisso dell’ignoto e del mistero.

Ma prima cosa è il “riconoscimento del varo stato in cui ci si trova”. Diversamente si soggiace ad una illusione. Molto illuminanti sono le parole che il Grande Guardiano rivolge a Giovanni Tomaio nel terzo dramma-mistero di Rudolf Steiner:

Tomasio, rifletti dunque su quel che sai.
Ciò che vive al di là di questa soglia
Ti è del tutto sconosciuto.
Ti è invece familiare ciò che ti devo richiedere
Prima che tu possa entrare in questo regno.
Dovrai separarti da molte forze
che ti eri conquistato nel corpo terreno
…………………………
Proprio questo, però, hai gettato via
E lo hai dato in proprietà ad Arimane.
Ciò che resta adesso, per i mondi soprasensibili
Te lo ha corrotto Lucifero
E io te lo devo togliere al passaggio alla soglia
……………………….
Così non ti rimane più nulla
Se ti vorrai trovare nello spirito
Sarai un essere senza essenza

Qui ora si presenta una situazione che oggi si presenta in modo massiccio ed è difficile da dirimere: l’influenza di Arimane e di Lucifero nella nostra vita. Quella di Arimane è esterna
e quindi visibile e ben percepibile nei suoi effetti che sono posti davanti ai nostri occhi. Non così quella di Lucifero ben più subdola, la quale, come si è visto sopra, si nasconde
fra le pieghe dell’anima, suscitando illusioni su illusioni. Quanti mai scontri fra persone si
verificano ad ogni momento, a motivo della personalità che si vuole imporre a tutti i costi
ottenebrando il buon senso e la ragione: e ciò avviene anche fra le persone migliori, come si è potuto constatare spesso. Letteralmente Lucifero pone un velo – che a volte è una parete impenetrabile – davanti ai nostri occhi e ci impedisce di riconoscere l’evidenza ! Nei confronti dell’elemento arimanico si può dire che siamo abbastanza attrezzati per
riconoscerlo e renderlo innocuo: ma non così per l’elemento luciferico che, quale serpente giustamente, si insinua nell’anima rendendola cieca e sorda !
E questo pericolo, questa influenza è ben più difficile da riconoscere di quanto si crede.
Ed è motivo di divisioni su divisioni, lotte e scontri deleteri, che bloccano ogni buona intenzione ed iniziativa.
E ancora molto interessante conoscere le parole che Lucifero pronuncia nel secondo dramma-mistero “La prova dell’anima”
e quando gli uomini si dividono
È già pronto il campo d’azione della mia potenza.

E bisogna ribadire che solo per via di un autoconoscenza spassionata ed oggettiva – a volte molto sofferta – questo elemento può essere reso innocuo: cosa che ognuno tenta
di attuare.
Spesso non si notano progressi nella disciplina occulta propri a motivo di questo “grumi passionali” diventati quasi organici ereditati o anche acquisiti, come deformazioni istintive
facente parti della personalità e dei quali non ci si accorge e quindi si rimane fermi nono-
stante la volontà di uscirne. I più pericolosi sono le idee-pensieri divenuti parte di noi stessi,
pensieri e idee non giusti, che sono sempre presenti come ostacoli insormontabili: pensieri, concetti legati al cervello, costituenti il cervello che bisogna lasciar cadere al fine di
raggiungere la liberazione da essi, e l’acquisizione di ulteriori concetti, idee, rappresentazioni più valide e consone al proposito basilare e su questi e con questi lavorare.
E in seguito, dopo aver tanto seriamente lavorato e quasi in attesa di una qualche illuminazione, è saggio tentare di attuare la giusta posizione da assumere, sintetizzata dalle parole pronunciate da Felice Balde nello stesso dramma:

Non aspirare a nulla,
essere solo calmo e pieno di pace
tutto attesa nell’intimo essere dell’anima.
Questo è l’atteggiamento mistico.

Ora la via diviene più chiara ed accessibile, conoscendo quanto l’iniziazione comporta:
“Fare ciò che è giusto e attendere che il mondo dello Spirito si riveli al momento giusto”.