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2 - Il risveglio attraverso l'altro uomo

di: Claudio Gregorat

Continuiamo l’indagine già iniziata nel brano precedente, dove si trattava del “vuoto” che ogni uomo trova guardando dentro di sé: difatti basta eliminare ogni pensiero e sentimento e guardarsi dentro: non c’è nulla. Si è come sull’orlo di un abisso e si guarda
dentro: e cosa si vede?
Alla fine del XIX° e inizio del XX° secolo il movimento artistico si divise in due correnti: l’impressionismo, che si fonda su di un’attività più intensa del pensare; ed espressionismo
che tenta di esprimere, portar fuori l’<Uhrschrei> = il grido originario dell’essere umano: che significa svelare l’interiorità più profonda. Parallelamente sorge la <psicanalisi>.
E cosa rivela: demoni, come in Schoenberg, Munch, Bacon: oppure fantasie mistiche paranoiche come in Dalì, Ernst, per accennare ai maggiori esponenti. Oppure patologiche: E.A.Poe, Strindberg, de Musset, Dostojewsky e vari scrittori dell’epoca.
E’ più che evidente che nel subconscio non agiscono più gli Spiriti della Forma, per cui rimane un vuoto, dal quale sorgono gli istinti e passioni.

Nelle scienze fisiche, la piega verso l’atomismo che si conclude con un “vuoto”: è un’ulteriore prova di questo momento. Non per nulla, un nucleo di scienziati quantisti, si reca a Daramsala, alle pendici del Tibet per incontra il Dalai Lama e confrontare la “vacuità” dell’atomo con quella della dottrina buddista. Ancor più indicativa è la figura del fisico Massimo Carbucci il quale accenna all’atomo posto al confine fra il mondo fisico e quello eterico – non riconosciuto in questa forma – come un “vuoto”, contornato da altri atomi.
Si tratta sempre della medesima esperienza del proprio vuoto interiore, che però qui viene
rivestito da un teoria piuttosto astratta.

Si evince non essere questa la via per conseguire l’esperienza del proprio IO, benché la
“forma mentis” quantistica, indichi in modo astratto, una nuova possibilità del pensare in
categorie metamorfiche. L’ IO dunque va cercata fuori nel mondo esterno e precisamente nell’uomo che sta davanti a noi.
In antichi tempi l’interiorità dell’uomo era colmata dalle varie immaginazioni subconscie
che gli giungevano dalle sedi della sapienza misterica. Col procedere dell’evoluzione
esse vengono sempre meno, ma l’uomo diviene in ogni caso sempre più cosciente di sé
con la progressiva perdita di esse. Il passaggio dell’azione degli Spiriti della Forma a quella
della Personalità, si manifesta proprio nella vacuità che deve venire riempita dalla “personale attività interiore”, cosa assolutamente nuova nella storia.
Sempre più il mondo esteriore diviene il motivo del conoscere, e da esso si dovrà trarre lo
spunto per un progresso. Il proprio IO ora va trovato fuori di sé, in chi in quel momento ci sta davanti.
E’ esperienza comune il sentirsi come “sospesi” quando si è soli. Ed è ancora esperienza
comune il sentirsi “risvegliati” dalla presenza di un altro uomo: tutto si anima e prende vita.
L’opporre la propria opinione di fronte a quella di un altro, è – benché negativo – il segno
del risveglio.
Se riflettiamo bene sulla nostra personale biografia, scopriamo tosto quanto dobbiamo “agli altri” il nostro essere egoico attuale, A tutti coloro che – in modo positivo o negativo
abbiamo incontrato dobbiamo la nostra presente forma dell’IO e la sua collocazione nel
mondo.

Cos’è, chi è in realtà l’IO dell’uomo ? Un “suono- parola” pronunciato dagli originari Elohim – Exusiai – Potestà. Ciò che consideriamo come nostro IO, è un riflesso entro il corpo fisico: ma il “vero IO” riposa in grembo agli Elohim. Le parole della Genesi:
“facciamo l’uomo a nostra immagine secondo la nostra somiglianza”
vengono interpretate riferite al corpo fisico. Solo che gli Elohim non hanno un corpo fisico
e quindi la “somiglianza” riguarda solo l’IO.
Il corpo fisico era già stato impostato durante l’epoca saturnia; il corpo eterico durante quella solare; il corpo astrale durante quella lunare; ed ora quelle parole si riferiscono all’IO che si sta formando sulla Terra.
E’ la “tonica individuale” che riposa presso gli Elohim, ed cui riflesso risuona dalla prima
nota della scala musicale sensibile. Ma il “vero IO” è puro, innocente come quello di Gesù Natanico. Va quindi feconda dall’IO personale in via di divenire come nel Gesù Salomonico. La “coscienza dell’IO o autocoscienza” si forma quando un raggio del Vero IO si inserisce nel “vuoto del corpo astrale”, il quale si colma via via dalla sempre maggiore
presenza di esso e sperimenta-vive le successive note dalla scala fino a giungere all’ottava superiore, meta dell’evoluzione terrestre.
La nostra esistenza superiore consiste nel “venir pensati” da Esseri Divini.

L’impulso a voler colmare il vuoto viene dalla presenza del Cristo sulla Terra, in quanto
portatore dell’IO Cosmico che si riflette nell’IO Umano. La vacuità tenta di colmarsi con elementi esterni e principalmente con la presenza di altri portatori dell’IO Umano.
Il solitario è un uomo inutile che vive nell’incanto del suo vuoto, fermo nel suo nulla. Il saggio latino lo qualificava con: “Veh! Soli” guai ai solitari.
Nella realtà abbiamo in noi solo un riflesso del vero IO: riflesso che si anima e risveglia dinanzi all’altro uomo come portatore di un identico riflesso. L’incontro anima entrambi.
Ecco il motivo dei movimenti sociali, delle istituzioni, associazione cooperative, gruppi di
lavoro ecc. Mettere gli uomini uno vicino all’altro affinché si sveglino. E in questa vicinanza ognuno si sente destato e confermato in se stesso.

La caratteristica del Gruppi Antroposofici sta proprio nel “piacere dell’incontro”: il sapere
che si incontreranno altri uomini legati a noi da vincoli di destino.
Nei momenti di svolta, di crisi, di incertezza, spesso l’incontro con un altro uomo diviene decisivo per una soluzione positiva della svolta che indica una nuova direzione. Ed il suono dell’IO continua a risonare accanto all’altro IO che si risveglia.

Questa immagine dell’incontro può ora trasformarsi in “immaginazione” da portare incontro agli Spiriti della Personalità e riceverne la gratificazione che deriva dall’attività prodotta.
Qui sta anche il punto di partenza per la solidarietà, compartecipazione, compassione, dedizione le quali – proprio nella donazione di sé – confermano la realtà del vero IO

La 50ma stanza del Calendario dell’anima di questa settimana recita:
La gioia del divenire universale
parla all’uomo………..
<portando in te la mia vita
sciolta dal suo incantesimo
raggiungo la mia vera meta>