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Primi passi

Parte 1

di: Claudio Gregorat

Il punto di partenza è il “pensare passivo” usuale: passivo quindi privo di volontà.
Nelle scienze il pensare rimane passivo - come afferma chiaramente Heidegger: “la scienza non pensa”. Lo scienziato si limita a rilevare dati dai suoi strumenti, che poi interpreta leggendoli. Quindi nessuna attività interiore.

il pensare è così una sorta di “cadavere” rispetto a quello di epoche passate; ma soprattutto, rispetto a quanto viveva nell’anima “prima” della nascita fisica. Cioè: nel mondo
elementare-eterico in cui l’anima si trova, il pensare che lo attraversa “è ancora vivente”
Non appena si immerge nel corpo materiale, esso si spegne e diventa semplicemente
il “riflesso – l’ombra inerte” , come attesta chiaramente Socrate nel Fedro platonico, chiamando “sepolcro” del pensare vivo, il corpo fisico.
Si tratta ora di ridargli vita, conferirgli “attività” che significa “volontà”.
Questo si può ottenere liberando l’attività pensante dal “cervello-capo fisico”, con una
operazione semplice ma NECESSARIA.
Sappiamo che la figura umana intera è come avvolta e tenuta in vita da una forma quasi simile: il corpo elementare, il quale sporge di poco oltre la forma fisica. Soprattutto nel capo, oggi - cioè al punto evolutivo in cui l’uomo occidentale si trova – tale testa elementare o eterica, dovrebbe sporgere di parecchio, a motivo dell’attività pensante sviluppata. Soprattutto nelle scienze esatte come la matematica, tale testa eterica
dovrebbe sporgere di molto, a seconda degli individui.
Ma la matematica è solo una preparazione, come anche certa filosofia: a cominciare da Platone e finire con Hegel, Rosmini, per giungere a Verità e Scienza, Linee fondamentali di una gnoseologia della concezione goethiana del mondo e Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner.
Oggi gli studiosi di Scienza dello Spirito disdegnano di occuparsi di quanto detto sopra, col pretesto di “non voler fare filosofia”. Qui vi è chiaramente un equivoco: poiché non
si tratta di filosofare a vuoto, ma di “risvegliare il capo eterico” dal sonno in cui si è adagiato. In realtà “il nostro corpo eterico dorme” e va risvegliato con le varie attività coscienti. Ad esempio le “mani” – strumento insuperabile di attività che solo l’uomo possiede; nessun altro al di sopra e al di sotto di lui, possiede uno strumento plasmatore come le mani. Difatti, nell’artigiano – oggi scomparso – le mani creavano oggetti meravigliosi. Pensiamo ad un liutaio che dal nulla crea uno strumento che poi potrà eseguire musica ! il calciatore così in voga, ha i piedi e le gambe risvegliate.
Dunque si tratta di “svegliare il capo eterico”. Ancora 12 anni fa ne avevo scritto nel mio
libro “L’Arte del Meditare” che nessuno conosce. E come mai ? perché “si dorme”.
Si tratta di rendere il pensare “libero, puro e vivente”. E questo può avvenire solo se si tenta di “uscire fuori del capo fisico” e trapassare nel “capo eterico”, come nel disegno del
libro sopra citato. Si ritorna quasi come nella situazione prenatale, dove il pensare era ancora attivo. Ora lo rendiamo tale “per nostra attività interiore” colmandolo di volontà.

E qui accade un altro fenomeno: il pensare diviene “vivente”. Si raggiunge lo stato descritto da Goethe come “pensare veggente” e da Socrate nel Fedro, prima della nascita.
Quindi: pensare libero – puro – attivo – veggente.

Come si può averne conferma? necessaria conferma?
Si percepiscono i pensieri “prima” che si uniscano al cervello fisico e diventino morti in esso. Ma nella traduzione in parola, essi vengono compresi e diventano coscienti. Un attimo prima di portarli entro il cervello, si possono percepire: sono “viventi”: dopo possono
diventare “coscienti”, nella loro “riflessità”.


Il “vivere entro il capo eterico” è la “condizione essenziale” per il processo conoscitivo
iniziatico.
Si è immersi nel “mare eterico sconfinato”. Rudolf Steiner lo descrive così:
“….ci si dilata, ci si espande: questo è il sentimento concreto che si prova.
“Il sentimento principale è quello di <uscire dal corpo fisico, di dilatarsi sempre
più e di effondersi nelle ampiezze dell’universo>”

Ora detto così è sorprendente: ma non tanto. Il pensare ora è attivo, dotato di volontà
Si è portata la “volontà entro il pensare”: dunque lo si può condurre coscientemente dove si vuole. E dunque fino a Saturno e oltre.
Va precisato che il mondo elementare non è “spaziale” ma “temporale”. Per cui dire Saturno non ha nulla in comune con la vista fisica del pianeta lontano: esso è qui, intendendo “entro l’ambito del corpo elementare”.

Vi è da notare una cosa: tale condizione è solo “veggenza di pensiero” e non chiaroveggenza che implica una parallela elaborazione del sentire e del volere,col conseguente risveglio dei fiori di loto.
Rudolf Steiner afferma che: il pensare puro è la prima forma di chiaroveggenza.
Questa condizione dell’anima è raggiungibile senza difficoltà in quanto il processo è semplice: a patto che vi sia la necessaria preparazione.

Segue ora un successivo passo avanti: la percezione del “corpo astrale” – il risvegliato-
re dell’eterico nelle sue varie parti.
Si tratta, partendo dal sentimento di ampiezza cosmica, operare con la volontà nel pensare e portarsi “fuori” nell’universo buio, freddo e minaccioso. Minaccioso in quanto si sperimenta una “totale solitudine”, paurosa, poiché il sentimento dice: “qui vi sono solo io in questa immensità gelida, senza nulla, nessuno che ti viva accanto”. Ed effettivamente può sorgere tale sconfinata paura. Ma se si è seguita la preparazione con serietà e rigore, tale sentimento viene subito superato.

E ora che fare? nulla ! solo “attendere, attendere, solo attendere: avere la forza di attendere”. Il personaggio Felice Balde nei Drammi Mistero di Rudolf Steiner, lo definisce in modo magistrale:
“Il vero atteggiamento mistico consiste nel
<non aspirare a nulla – essere solo calmo e pieno di pace – tutto attesa nell’intimo
essere dell’anima>”

Attendere che dal mondo devachanico che abbiamo davanti, venga incontro – quindi
da fuori – un cenno, un suono, una parola che indichi il passo successivo.
Che si potrebbe descrivere, ma non in questa presente elaborazione.

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La seconda parte del testo indica l’uscita dalla Terra dal “lato opposto” a quella di Saturno: dal lato della Luna. Come la Luna riflette, respinge, la luce del Sole, così il volere umano respinge la luce del pensare e si immerge nel suo bujo. Dobbiamo immergerci in questa assenza di luce, che è la “vita della volontà”. Dobbiamo entrare nel volere col pensa- re: cioè sviluppare un “volere pensante”, così come prima un “pensare volente”.

Il processo è così l’inverso del primo: meno la prima parte del sentirsi entro il corpo elementare al di fuori e sopra il fisico come necessario punto di partenza.

Si tratta ora non di uscire fuori verso Saturno, ma di entrare dentro la volontà e sentimento.
Partendo dal centro eterico sopra il capo, si scende lungo la spina dorsale verso la volontà delle membra – che è soggettiva e contingente - ma superandola e retrocedere fino alla precedente incarnazione.
Per quanto misterioso e enigmatico sia tale processo, purtuttavia è comprensibile e sperimentabile, se pensiamo agli atti di volontà compiuti non per esigenze contingenti quotidiane, ma gli atti volitivi che hanno coinvolto e trasformato la nostra vita per via di prove difficili e dolorose – incontri di destino, un libro che capita in mano “per caso”, persone che ci cambiano direzione di vita, ecc - dobbiamo ammettere che la “nostra volontà attuale “in atto” non è presente: e sperimentiamo tali situazioni generate da qualcosa che “non è attuale “ – è “in potenza” – e non comprensibile alla coscienza abituale, ma ha radici molto lontane, e precisamente dalla precedente incarnazione, durante la quale avevamo posto le condizioni degli accadimenti di questa presente.
Cosi viviamo nella pratica quotidiana, eventi collegati strettamente all’incarnazione precedente, ma quasi in sogno: sogno necessario, poiché se li conoscessimo coscientemente, cercheremmo di evitarli.

La vita di sentimento invece, è sperimentabile nella vita prenatale. Ovviamente non dei sentimenti “soggettivi” dipendenti dalla quotidianità, ma di quelli “oggettivi” connessi con le importanti svolte e accadimenti della vita: oppure nella attività creativa, dove la coscienza quotidiana, non è presente. Poniamo l’attività artistica non è certo presente al pittore, musico o poeta: difatti egli crea “come in sogno” collegato più di quanto egli non creda alla sfera dei defunti e degli Angeli. che gli trasmettono impulsi a volte determinanti.
Ora, tutto ciò avviene nell’inconscio. Ma avviene veramente come azione della sfera prenatale.

In realtà noi viviamo con la parte migliore di noi:
- verso Saturno, avviandoci a mete future, nel compimento iniziatico
- verso la Luna, che è rimasta evolutivamente indietro, come generatrice degli impulsi
della volontà e del sentimento che ora viviamo nel presente.