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Evoluzione dell'intelligenza

di: Claudio Gregorat


Fra le facoltà “primarie” ricevute in dono dalla divinità – i “talenti” evangelici – si possono senz’altro indicare: intelligenza amore
Secondo la Genesi, l’Intelligenza, dalla quale deriva la “conoscenza del bene e del male” è stata promessa all’uomo da Lucifero, in piena inconsapevolezza.
L’Amore invece deriva dall’Essere Divino del Cristo, che era agente fin“dal primo principio
Un detto di Rudolf Steiner suona:
“Die Erkenntnis ist das Licht “La conoscenza è la luce
und die Liebe dessen Waerme” e l’Amore il suo calore“
Ora l’intelligenza luciferica, nel corso dei millenni, è divenuta facoltà “umana”.
E’ così opportuno risalire fino al “primo principio”, e porsi la domanda:
“cos’è l’ Intelligenza?”
e, a domanda essenziale, risposta essenziale:
“l’Intelligenza è AZIONE della divinità”
la quale si esplica chiaramente nella “creazione”. Il creare è un”azione”, un “atto”, non un pensiero, come a tutta prima potrebbe sembrare a noi uomini.
La formula biblica:
“In principio Dio creò il cielo e la terra………”
“Iddio disse: <sia la luce> e la luce fu.
Vide Iddio che la luce era buona
E la separò dalle tenebre…………”
È chiaro che si tratta di un “atto, azione”. I
In questa proposizione abbiamo due termini:
la creazione il giudizio
La Divinità “prima” crea, agisce e dopo
la giudica “buona”(cattiva, insufficiente, esagerata, ecc.) che è un “giudizio intelligente” derivato da percezione. Il giudizio sancisce e qualifica la creazione che è, in questo caso, compiuta da un “atto intelligente” insito, per principio intrinseco, nel creare stesso,nell’ agire. Quindi:
“Intelligenza è Azione”
In Tommaso d’Aquino leggiamo di un simile indirizzo di pensiero:
“L’intelletto angelico è sempre in atto rispetto ai propri intelligibili, per la vicinanza al Primo Intelletto che è ATTO PURO”.

Qui dobbiamo fermarci per una considerazione essenziale: cosa significa “Dio”?chi è? In fondo è un termine vaghissimo che dice tutto e nulla, del quale è impossibile formarsi una qualsiasi immagine.
Ora il testo biblico recita:
“Bereschit barà ELOHIM, ha schiamaim weth ha aretz”
dove Elohim – che corrisponde alle Exusiai greche e alle Potestà latine - è il plurale di Eloha (per gli arabi Allah). Quindi Elohim vuol dire “Dei” – parecchi Esseri spirituali e non uno solo.
Quindi la traduzione corretta sarebbe:
“Nel primo principio le Potestà-Elohim crearono……”
dal che si evince che la creazione non dipende da UN SOLO DIO, ma da un COLLEGIO DI DEI, da una “coorte di Esseri” come dice Rudolf Steiner in <Gerarchie spirituali>. Qui tralasciamo la spiegazione della traduzione al singolare. Quindi:
la creazione è un’AZIONE dovuta ad un consesso di Entità spirituali
Non è forse questo che intendeva Goethe nel Faust, scena dello “studio”, con le parole:
“Sta scritto: <In principio era la Parola>
…………………………………………….
“Sta scritto: <in principio era il Pensiero?”
……………………………………………..
Quel che tutto crea e opera, è il Pensiero?
Dovrebb’essere: <in principio era l’Energia>
………………………………………………….
………………………..Ecco che vedo chiaro
e, ormai sicuro, scrivo: <In principio era l’AZIONE>

Intuizione formidabile dopo tanto cercare! Formidabile e corretta, veritiera. E
AZIONE INTELLIGENTE,
dal momento che l’universo è creato sul principio dell’: ordine, numero, misura e peso.
E’ molto significativo il processo compiuto da Goethe, che partito da un’espressione del <sentire> nella Parola, passa per il <pensare>, che ancora non lo soddisfa, per terminare con un’espressione del <volere-agire>, nel quale coglie la realtà della creazione.

Ma CHI esplica queste <azioni creatrici universali?> è la domanda successiva. La creazione dell’universo, secondo l’astrofisica, pare essere un evento automatico condot-
to dalle cose in se stesse – in questo momento vi è la manìa delle forze nucleari in atto, che “qualcuno” dovrà pure mettere in movimento - o forse per autogenerazione: non si sa, non viene detto perché non si sa. Quel che si sa, è che non interviene nessun Essere, Entità Creatrice Divina. Tutto è sempre <anonimo>, secondo la direzione arimanica. Come la materia in se stessa pensa, così l’universo, in se stesso, si autogenera e autodistrugge.
Anche se i miti di tutti i popoli, le leggende e saghe attestano della Presenza Divina, per la “scienza”, sono fantasie “non fisicamente dimostrabili”, quindi inesistenti.
Esempio: vediamo un uomo il quale ha un impulso interiore a gettare un sasso per colpire qualcosa. Questa è la visione realistica totale, che considera il moto “interiore” di un uomo, che porta al gesto “esteriore” di lanciare un sasso. Ma ora interviene un’altra visione ridotta al solo elemento fisico: la mano che lancia il sasso e questo compie una parabola, che si può misurare, ma non vede l’uomo ed il suo moto interiore. Vedendo solo il sasso, dovrà escogitare varie teorie per comprendere la sua traiettoria, velocità, massa, tempo, ecc. Questa è la scienza fisica, la cui <verità> è quindi solo parziale.
L’uomo “agente” viene dimenticato, così come gli Esseri divini nella formazione dell’univer
so. L’azione delle Gerarchie è “specifica” nel senso che ognuna di esse agisce secondo la “norma del proprio essere, le leggi della propria natura”.
Cosa significa? Esempio: l’usignuolo canta secondo la sua norma o natura e non può fare altro; così il cane abbaja e la mucca rumina. Il castoro, il passero, la rondine, costruiscono il loro nido con una sapienza e tecnica incredibile, e lo fanno secondo la loro “norma”.
Così le Entità Spirituali: ognuna opera secondo la sua natura. I Troni emanando il “calore”
come espressione di sacrificio di sé stessi, entro la cerchia zodiacale formata dai Cherubini. Le Dominazioni emanano sé stesse come “saggezza”, creando l”ordine” e lo “spazio”; i Principati creano il “tempo” come espressione della loro norma: difatti sono chiamati “Spiriti del tempo”; gli Arcangeli emanano “luce”, e così via.
Così, nella realtà, l’universo viene creato da una quantità inverosimile di Esseri Spirituali, che vi contribuiscono con la “loro norma”. Per una visione olisitica sull’argomento, consultare “Le <Gerarchie spirituali” di Rudolf Steiner.
Ora, sembra di dire qualcosa di assurdo con questa parole, soprattutto per uno scienziato, un filosofo, in quanto la cultura presente ritiene sorpassata una conoscenza del genere: che ritroviamo in Paolo di Tarso, Dionigi l’Aeropagita, suo discepolo, in“Gerarchie celesti”, in Tommaso d’Aquino in “De divinis nominibus”, in Dante Alighieri, nel XXVIII° canto del Paradiso.
E ancora, nella canzone prima del <trattato secondo> del Convivio, Dante esprime chiaramente il carattere di “azione” dei Principati, con le parole:
“Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete
udite il ragionar ch’è nel mio core”.
“Adunque dico che la canzone proposta è contenuta da tre principali parti. La prima…ne la quale s’inducono a udire ciò che dire intendono certe “intelligenze”; o vero, per più usato modo, volemo dire Angeli, le quali sono a la “revoluzione” del cielo di Venere, sì come “movitori” di quello………”
“Poi ch’è mostrato quale è questo terzo cielo……resta da dimostrare CHI sono questi che’l muovono……..sono sustanze separate da materia, cioè intelligenze, a le quali la gente volgare chiamano “Angeli”( e poi cita Aristotile).
“Altri furono, sì come Plato, uomo eccellentissimo, che puosero non soltanto tante intelligenze quanti sono i movimenti del cielo, ma eziandio quante sono le spezie delle cose….”
“E volsero che sì, come intelligenze de li cieli, sono generatrici di quelli, ciascuna del suo…
“….noi vedemo quelle avere la beatitudine de la vita attiva del governare………..”
In queste parole vien detto molto chiaramente che alcune “intelligenze celesti” – i Principati – “operano”, “agiscono” sul pianeta Venere “muovendolo”. Quindi, il moto planetario è dovuto ad “azione intelligente” di svariate Entità Spirituali, e non dal “caso” o dalle “cose in se stesse”. Se volessimo, per ipotesi, assumere per buona la recente teoria del “big-bang”, vi sarebbe da chiedersi CHI ha posto la miccia, dato la spinta, poiché nulla accade “da sé”. Chi poi ha posto in movimento rotatorio, l’iniziale moto radiale dovuto all’esplosione. Chi? Chi? attendiamo una risposta.
Già che siamo in argomento, è opportuno dire che i pianeti sono “posti in movimento” dalle rispettive Gerarchie: Saturno dai Troni, Giove dalle Dominazioni, Marte dalle Virtù, il Sole dalle Potestà-Elohim, Venere – qui sopra citata da Dante – dai Principati, Mercurio dagli Arcangeli, Luna dagli Angeli, e la Terra dagli “Io degli Uomini”. Il CHI può così avere parziale risposta, poiché quanto detto ora è molto sintetizzato.
E ancora: CHI elabora i piani della creazione? Entità ancora superiori: la Divina Trinità! dai vari nomi a seconda delle epoche: Brahman fra Visnù e Shiva -– Osiride, Iside, Oro – Jahvé, Leviathan, Beemoth – Zeus, Cronos, Chton – o Padre, Figlio, Spirito Santo. In ogni caso di tratta di “elevate Entità Spirituali”. Il “movimento” – chiamiamolo così – della creazione è universale, nel senso che coinvolge tutti gli esseri viventi. L’animale, ad esempio, conferisce al neonato: forma-corpo, vita-corpo eterico, anima-corpo astrale, dopo di che lo abbandona quando è autosufficiente. L’uomo egualmente dà al figlio la forma corporea, la vita; con l’educazione l’anima e lo spirito, e poi lo lascia libero a se stesso.
L’artista poi è l’esempio più evidente della “creazione dal nulla”: però partendo dal lato opposto dello spirito:
-- intuizione-idea…………alla quale conferisce
-- l’anima………………….. “ “ aggiunge la
-- vita……………………….. “ “ e dà
-- forma-corpo……………. l’opera compiuta viene licenziata e consegnata al mondo.
Ora questo processo è il modello impresso a tutta la creazione dalla Divina Trinità, secondo l’operare di un’AZIONE INTELLIGENTE.
spirito spirito-Atma
Io Io cosciente
anima anima
corpo astrale Budhi
vita vita
corpo eterico Manas
morte
corpo fisico

Questo schema indica, in estrema sintesi, il processo evolutivo universale, del quale, siamo giunti, al presente, fino al quarto livello: una discesa, alla quale seguirà una risalita

Così per l’universo creato abbiamo le seguenti tappe:
- 1 – ESSERI - spirituali creatori governano l’universo
- 2 - loro MANIFESTAZIONE OGGETTIVA – si riflette nell’universo creato e nel movimento
- 3 - l’EFFETTO OPERANTE - come forza di inerzia del movimento originario
- 4 – l’ OPERA COMPIUTA – come immagine dell“attività creatrice intelligente” priva della
presenza divina”.
Oggi ci troviamo dinanzi l’Opera Compiuta della quale investighiamo motivi e leggi per comprenderla. Possiamo fare l’esempio di un orologio: prima vi è la concezione o concetto della “divisione del tempo giornaliero” in determinate unità; poi la ricerca dei mezzi tecnici opportuni; segue la realizzazione, entro la quale vi è l’operato intelligente dell’orologiaio che l’ha concepito e realizzato. Ora l’orologio è lì come oggetto abbandonato dal suo inventore: opera compiuta, nella quale si può ritrovare, a ritroso, tutto il lavoro compiuto dall’orologiaio, fino alla sua concezione razionale e al suo concetto.
A questo punto, subentra il compito dell’uomo: ricondurre la luce di un’intelligenza reden-
ta (vedremo in seguito il significato) nell’universo dal quale si è distaccata, grazie all’intervento del Cristo, la cui intelligenza è rimasta divina.
Nel caso specifico, questo studio, è una ricerca per comprendere l’ essere e la natura dell’ INTELLIGENZA.

Vediamo ora come l’umanità ha vissuto queste quattro tappe della sua evoluzione:
- 1 – nelle epoche primordiali le idee erano ricevute come per ispirazione – i pensieri erano “viventi”, sperimentati “nell’IO” e compenetrati di “anima” e di “spirito”. L’uomo non “pensava pensieri” ma percepiva Entità spirituali concrete, come dai miti e leggende. Era Spirito fra Spiriti.
- 2 – il “pensabile” era sperimentato nel “corpo astrale” e appare qualcosa di “vivente e animato”. Gli Esseri spirituali si nascondono e si manifesta il loro “riflesso” come “vita” compenetrata di “anima”. Vita dell’anima più vita della natura. Si cercano-percepiscono gli Esseri della natura – di natura astrale - che sono attivi nei processi naturali.
L’uomo prima viveva “entro il proprio essere, l’IO”; ora sta ancora “vicino” a se stesso ed alla sua origine.
- 3 – a questo livello sperimenta i pensieri entro il “corpo eterico” compenetrati di “vita” e raggiunge il culmine di questa esperienza durante l’epoca greca. Il greco sentiva agitarsi in sé la vita che pulsava anche fuori, nelle cose e negli eventi. Qui nasce l”aspirazione” alla libertà d’azione, nel senso che vi è il tentativo di svincolarsi dalla vita esterna a se stesso.
- 4 – i pensieri ricevono la loro impronta, il loro riflesso, nel fisico. L’uomo inizia a formarsi pensieri sulle percezioni, con immagini proprie: quindi sorge la possibilità della “libertà”. Così dal XV° secolo in poi, lo “spirito, l’anima e la vita”, vengono cancellati dal contenuto dei pensieri. Rimane l’”ombra astratta” aderente al corpo fisico. I pensieri possono avere, come oggetto di conoscenza, solo il corpo fisico, e qui sono reali; di conseguenza sorgo-
no le scienze della natura. Si manifesta l’azione di Michele nel corpo eterico affinché le “ombre-pensiero” acquistino vita.

Nel corso di questo itinerario, l’Intelligenza cosmica lentamente si distacca dalla sua matrice divina e si rivolge verso gli uomini. Ma lungo la linea di distacco dell’Intelligenza da “divina a umana”, si palesa il fatto che le “entità arimaniche” cercano di trarne profitto. Esse assorbono, diciamo così, l’intelligenza che discende verso l’umanità, e tentano di congiungervi il proprio essere, diventando così le “intelligenze più grandi, penetranti e complete” del cosmo.
Michele prevede che l’uomo debba incontrare tali entità arimaniche, ma teme che egli possa divenire loro preda. Perciò cerca di spingerle verso un piano più basso di quello umano. Per quanto concerne se stesso, avrà sempre Arimane sotto i piedi – come raffigurato in tantissimi dipinti – ma sarà lo stesso anche per gli uomini? saranno in grado di porre sotto di sé gli esseri arimanici?
Questa vicenda, così decisiva per il futuro dell’umanità, è stata già descritta nel capitolo 12° dell’Apocalisse:
“Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il Drago. il Drago combatteva con i suoi Angeil, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il Grande Drago, il Serpente Antico, colui che chiamiamo Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra, e con lui furono precipitati anche i suoi Angeli”.
E più avanti:
“Ma guai a voi terra e mare
perché il Diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore
…………………..
Ora questa guerra e sue conseguenze si è svolta negli anni ’40 del secolo XIX°, con tutte le rivoluzioni e guerre che seguirono.
E questa è la “storia umana”.


ESSERE E AZIONE DELL’ ARCANGELO MICHELE

Fra le svariate Entità Spirituali che hanno concorso alla formazione dell’universo, ve n’è una particolare, in quanto è strettamente legata con l’elemento Intelligente dell’universo stesso: questa Entità è MICHELE. Suo compito è sempre stato di occuparsi dei destini dell’INTELLIGENZA COSMICA, della quale Egli è “ il Ministro”, il “Fiammeggiante Principe del Pensiero”, secondo una bella immagine di Rudolf Steiner.
Egli è l’Essere che, nell’evoluzione globale dell’universo, ha tenuto sempre conto dell’umanità confinata in un lontanissimo punto di esso. Viene in mente l’immagine lenticolare della nostra galassia, nella quale, proprio alla periferia, ha posto il sistema solare, in esso la nostra terra, e in questa l’umanità.

Come abbiamo già visto, in epoche antichissime esistevano solo “azioni di Dei”, soddisfatti dell’attività del proprio essere. Solo in un angolo di tale attività divina, si notava un barlume di “umanità” facente parte di tale attività. E l’Essere spirituale che aveva rivolto il suo sguardo su di essa, è Michele. Organizzava l’attività divina – da ministro – in
modo che l’umanità potesse sussistere: ed il Suo “modus operandi” era tale da essere imparentato con quanto, a suo tempo, l’umanità manifesterà come “intelligenza”: e qui è la Sua forza, nel senso che la Sua attività scorre nell’umanità come “idea ordinatrice intelligente moventesi nel ritmo”. Ecco dunque il Suo interessamento per l’uomo.
Egli desidererebbe un progresso nel campo dell’intelligenza: e questo consiste nel fatto che essa si concentrerà nell ”individualità umana” quale intelligenza “attuale” in via di divenire; mentre l’intero cosmo vive oramai di un’intelligenza “passata”.

Michele vorrebbe ancora che l’intelligenza – una volta diventata umana – potesse mantenere un rapporto costante con le entità divine. Così, per rimanere accanto all’oggetto della sua amministrazione, dal cosmo si è avvicinato all’umanità. E fin dall’VIII° secolo d.C. Egli è su questa via. Ma è pervenuto al Suo compito, propriamente solo alla fine del XIX° secolo, con l’assunzione della direzione del sistema solare quale “Spirito del Tempo”, a seguito della Reggenza di Gabriele.
Nei tempi antichissimi, quando le Entità Divine operavano nel cosmo e l’uomo era un prodotto della loro attività, Michele – sempre presente incontrastato nel Suo elemento –
operava quale mediatore fra la divinità e l’uomo.
Piu avanti nel tempo, nel secondo e terzo gradino della MANIFESTAZIONE ed EFFETTO OPERANTE – e qui si ha il dualismo fra Entità Creatrici e Opera-Creata – Michele si mantenne nell’ambito del divino-spirituale e cercò di mantenere l’umanità vicina ad esso.
E ancora, fece sempre il tentativo di preservare gli uomini dal vivere troppo intensamente nel mondo dell’EFFETTO OPERANTE – non più vivente - indicandogli l’essenza dell’Intelligen
za. E ora che essa è del tutto entro l’individualità umana, Michele non può agire costrin-
gendola, ma lasciandola libera. Nel mondo confinante col sensibile, Egli mostra se stesso in tutta la Sua luce e maestà, mostrando gli effetti nel presente dell’intelligenza del passato. L’uomo vive entro l’OPERA COMPIUTA, come essere “permeato da un IO”, in un mondo “non più permeato da Dio”.

Michele non si è mai appropriato dell’ìntellettualità ma l’ha solo amministrata, compene-
trato da essa: e compenetrandola fa sì che possa essere espressione del cuore e dell’anima, e l’accompagna col calore, coll’affetto. Pur essendo unito al contenuto “oggettivo” del mondo, non intromette nulla di “soggettivo”, di brama o desiderio.
La “logica” – che deriva dal “logos =, <logoica> - deve essere espressione di un” mondo” e non di “un essere”. E’ Sua virtù a che il Suo essere si conservi espressione di quello universale, e trattenere in sé tutto quanto di “individuale” può agitarsi.
Questo Suo essere è tutto rivolto ai grandi nessi cosmici, ed “è serio” in quanto riflette la
realtà del cosmo attraverso di Sé. Opera nel corso del tempo col calore del proprio essere e afferma sé stesso solo per affermare il mondo delle origini.
Quale “ministro dell’Intelligenza”, attraversa il cosmo rimanendo fedele ai Suoi compiti e desidera che l’Intellettualità fluisca attraverso il “cuore” degli uomini, come la “forza” che emanava nei primordi.

Il linguaggio delle “scienze naturali” corrisponde al distacco dell’Intelligenza dal divino-spirituale: e può passare nel campo arimanico, se viene ignorata la missione di Michele. Di
fatti, nella realtà, nelle scienze l’uomo lavora unicamente con l’OPERA COMPIUTA, senza alcun rapporto col Divino originario. Ma Michele opera in modo che tale “Scienza senza Dio”, possa sfociare in una concezione superiore adeguata allo spirito. E questo può avvenire con l’integrare la scienza naturale con quella spirituale.
Quando l’uomo, esplicando la sua libertà, conquistata nella concezione materialistica del mondo distaccata dal divino originario, cade nelle reti di Arimane, e viene assorbito nell’intellettualità come in una sorta di “automatismo spirituale”: perde se stesso e diventa un membro anonimo di una comunità anonima. Tutto il pensare rimane solo “esperienza del capo”, che lo separa dalla vita del “cuore e della volontà” e annulla la vita individuale. Perde sempre più l’espressione della sua vita interiore ed essenza umana, per il proprio essere egoistico: cercando se stesso si perde e si sottrae al mondo a cui nega l’amore. L’intelligenza muore nel corpo fisico e nel mondo dei sensi.

Arimane ha avuto un passato del tutto diverso. Si è staccato da lungo tempo dalla corrente evolutiva delle normali Entità spirituali, e si è posto. accanto ad esse, come “potenza cosmica indipendente”. Egli sta sì nel mondo degli altri Esseri spirituali, ma non ha alcuna relazione con essi, e vi si relaziona solo per mezzo dell’Intellettualità, per mezzo della quale può accostare l’uomo.
Essendosi appropriato dell’Intellettualità in un’epoca in cui “non poteva ancora interiorizzarla”, essa è rimasta una forza del tutto priva di collegamento col cuore, con l’anima, quindi “del tutto gelida”. E quando un uomo parla con una logica sì stringata ma anche spietata, in modo automatico e senza pietà e amore, è segno evidente del suo assoggettamento ad Arimane.

Egli tenta di conquistare lo “spazio” e così “spazializzare” il mondo, astraendolo dal “tempo e dal ritmo”, contrarlo “nell’attimo”, al quale assegnare valore di “eternità”. Tenta di raggrumare, fossilizzare l’elemento “temporale-ritmico-vitale”, in un altro a carattere “spaziale” dove vigono le qualità del “mondo fisico”.
Arimane agisce contraendo il “corpo del tempo - il corpo eterico”- impoverendolo in modo che esso si annulli di fronte al “corpo spaziale fisico”.
Contraffà il ritmo, contraendolo e meccanizzandolo, automatizzandolo, poiché privo di anima. Sostiene un “ritmo non-libero” che vorrebbe imporre al cosmo intero. Esempio di tale ritmo automatico è quello dei motori, delle macchine, della musica rock – e di tutta la musica “meccanica” - che propone un ritmo standardizzato, congelato, annichilito e automatico.
L’uomo che si affida ai “sensi”, vive solo l’attimo in cui percepisce. Il “prima” e il “dopo”, non fanno alcuna impressione sui sensi, e l’uomo è in balìa del mondo spaziale.
Se l’uomo non avesse “l’interiore sentimento del tempo”, della “memoria”, verrebbe precipitato nel caos, poiché la sola esperienza dello spazio non può dargli un giusto equilibrio. Vivrebbe solo nell “attimo presente”, legato alle percezioni fisiche.
Nel Faust, ancora nella scena dello “studio”, nel colloquio impegnativo di Faust con Mefistofele, nello stringere il patto, Faust esclama:
Qua la mano.
Dovessi dire all’attimo:
“Fermati dunque! sei così bello!”
allora gettami in catene,
allora accetterò la fine!
Questo ulteriore passo attesta il valore reale delle intuizioni di Goethe il quale, del tutto inconsciamente: o meglio nell’intuizione-ispirazione artistica, ha potuto cogliere l’aspetto di Arimane-Mefistofele qui trattato.
Altra caratteristica è questa: ha in sé la tenebra, che diffonde unitamente al gelo delle Sue intenzioni. Vorrebbe restringere “tutto il mondo nel Suo proprio essere”, rinnegando così il mondo che va oltre se stesso.

Si potrebbe sintetizzare un’azione dell’uomo con questi termini:
-- se l’azione umana è mossa solo “dall’amore per l’azione in se stessa”, allora opera nel
senso di Michele
--- se invece l’azione umana è mossa “dall’amore per se stesso” allora opera nel senso di
Arimane

Una cosa di “straordinaria importanza” è la seguente:
problema: “I pensieri che io ora mi sto facendo, sotto quale segno – quale Essere – stanno? Michele o Arimane?
- i pensieri vengono “offerti” all’uomo, sia da Michele che da Arimane. La “forma” è assolutamente la stessa, e non può che essere così. Si deve tener presente che Arimane è il “Grande Simulatore” che tiene molto a mescolare le cose. Sorge allora da domanda:
“Sono in grado, ho la capacità di “distinguere” la loro origine?” : è un grave dilemma!
- questa condizione, che sembrerebbe d’eccezione, è invece all’ordine del giorno. E’ compito dell’uomo, in questo caso, di rendersi così “sveglio e cosciente” da percepire l’Essere donatore. L’introspezione oggettiva di sé, dirà con chiarezza “se si è completamente desti” nel formulare un pensiero, oppure “semi-desti” o addirittura”sogna
ti. Se vi è partecipazione del “cuore” , del sentimento e, in caso di azione, della volontà, oppure è solo una questione di “fredda razionalità”.

Per contro Michele opera nel “tempo”, fedele alla Sua missione dei primordi. Vive nel mondo limitrofo al nostro: di movimento, di tempo, di ritmo, di vita.
L’esperienza del tempo è necessaria affinché – tramite il ricordo – il passato possa fluire nel presente, nel quale appunto “agisce il tempo”.
Se l’uomo vuol ritrovare il proprio essere, deve fare appello a forze non legate al sensi ed alle percezioni spaziali. Ecco il motivo per il quale il vero essere dell’uomo è sparito dalla scienza naturale spaziale.
Il vero ritmo organizza il tempo in successioni logiche umane e logiche universali. Quelle umane sono sempre “dipendenti dal respiro”: il ritmo-respiro è fondamentale nella vita umana in tutte le sue manifestazioni e, come esempio, quale forza portante della musica.
Ora, la macchina non respira!

Michele deve aiutare l’uomo a ripristinare un ritmo individuale: una organizzazione del tempo corrispondente alla libertà e dignità umane, ora che quello originale primordiale è andato perduto; mentre quello naturale, privo di spirito vivente, è insufficiente nel momento in cui l’uomo, legato al mondo spaziale, è caduto nel caos.
Michele, che vive nel corso del tempo originario-divino, può indicare la via al ritrovamen-
to di un “ritmo nuovo”, basato su nuovi fondamenti resi oramai del tutto “coscienti e consapevoli”.

- da un certo aspetto Michele e Arimane possono considerarsi come le due facce di una medaglia. Oppure Luce e Ombra. Hanno assunto il “governo del mondo” nello stesso anno 1879, e sono anche strettamente legati per il fatto di “operare nell’Intelligenza”.
- sono entrambe “portatori dei pensieri universali”. E allora sorge e sorgerà sempre più il


LA SVOLTA INTORNO AI SECOLI VIII°, XIX° E X°

La destinazione dell’uomo è quella chiaramente descritta nella Genesi:
“Diverrete come Dei e conoscerete il Bene e il Male”
Difatti Lucifero si inserisce nel corpo astrale dell’uomo, impulsandolo alla “conoscenza”: e la conoscenza si acquista tramite l”Intelligenza che vive nel pensare”. E’ quindi prevista la “caduta” dell’intelligenza dal regno del divino a quello umano.
Intorno al IX° secolo avviene il passaggio, diciamo così, da un regno all’altro, e l’intelligen-za vivente “muore” entro il corpo fisico dell’uomo.
Già Platone nel Fedro, lo aveva considerato:
“Perfette, semplici, immutabili e beate erano le visioni a cui eravamo iniziati e che contemplavamo in una luce pura, anche noi puri, e senza questo sepolcro che ora portiamo in giro chiamandolo “corpo”, legati ad esso come ostriche”.
La spiritualità divina – l’Intelligenza – muore nell’entità astratta dell’intelletto umano nella sfera fisica del corpo.
Il pensare dell’uomo era sentito in modo diverso, prima del IX° secolo, dal modo che verrà sperimentato dopo. L’uomo non aveva il sentimento di generare il pensiero da sé, ma di riceverlo come “ispirazione”. Anche quando pensava sul sensibile, i pensieri erano per lui rivelazioni del mondo divino, che gli parlava degli oggetti sensibili. E ciò è giusto e si può comprendere bene quando si è ad un livello superiore, dove non si ha il sentimento di stare dinanzi alla percezione spirituale e “dopo” formare in sé i pensieri: questi si vedevano contenuti nella percezione stessa.
Invece dal secolo IX° all’incirca, l’uomo ebbe il sentimento: “Io formo i pensieri”. Nella storia della filosofia si enuclea il periodo che va dal IX° al XV° secolo, e con ragione.
Ora questo “formare da sé il pensieri” divenne l’elemento preponderante fra le attività dell’anima e di pensatori scorsero l’essenza dell’anima proprio nell’ espressione dell’intelli-
genza. Questo già a partire da Aristotele e poi gli Scolastici.
E’ stata una svolta molto importante, poiché prima l’uomo aveva una “rappresentazione immaginativa” del mondo. Stimava che le Potenze Spirituali agissero e pensassero in lui.
E sapevano che era Michele la Potenza Spirituale che faceva fluire i pensieri nelle cose.
Ma dopo il periodo in esame, ebbero il sentimento: i pensieri sono sfuggiti dalle mani di Michele e “cadono” dal mondo spirituale entro le anime degli uomini.
A questo punto si deve prendere in considerazione una breve frase di Antonio Rosmini, contenuta nella introduzione a “Del principio supremo della metodica”, che è sorprenden
dente entro questo contesto:

“Tutti i pensieri che in qualsivoglia tempo caddero nella mente degli uomini, o che possan cadere, si distribuiscono e classificano in tanti ordini diversi”.

E Rudolf Steiner nel “Mistero di Michele”, I° capitolo del 17 agosto 1924, si esprime così:

“Michele amministrava l’intelligenza cosmica. Dal secolo IX° in poi, gli uomini non sentivano più che Michele ispirava loro i pensieri. Questi erano sfuggiti alla sua signoria e cadevano nelle singole anime umane”

Però questi pensieri che “cadevano” dovevano venire strutturati in una forma che potesse offrire una facile comprensione per via di una tecnica del pensare, una “logica”. E venne sentita come del tutto corrispondente alle necessità dell’anima, la tecnica instaurata da Aristotele. Questo atteggiamento divenne fondamentale durante il medio evo: anzi divenne regola, soprattutto per la corrente “scolastica”, che ebbe termine nel XIII° secolo con Tommaso d‘Aquino: il quale si era proposto di “rendere filosoficamente giustificata” l’apparizione del Cristo in terra. In altri termini: cristianizzare l’aristotelismo!
Ma qui si scontra contro la tecnica aristotelica portata in Europa dagli Arabi, i quali ne avevano fatto una sorta di concezione “panteistica” di un “confuso misticismo”, che avrebbe confutato quella cristiana. A maggior ragione quindi, era necessario occuparsi di essa tecnica di pensiero.
Però, va considerato anche un altro fatto fondamentale: l’Intelligenza Universale è “unitaria” per principio. Ma quando si trasferisce sulla terra, deve “di necessità” sottostare alla “legge di polarità” vigente in essa. Sorge così, come contraccolpo, una prima incertezza di fronte al pensare e, come prima conseguenza, viene posto un limite alle possibilità che l’intelligenza dell’uomo possa, in qualche modo, accostare le somme verità: queste si sottraggono all’indagine pensante e si possono, di conseguenza, avvicinare e comprendere soltanto per mezzo della “fede”. Ecco un altro motivo di divisione! Da un lato la possibilità di “conoscere” tramite un acutissima tecnica di pensiero. Dall’altro, il calare entro la sfera del “sentimento” ed accettare che esso “riceva le verità rivelate dalle Scritture”. Lo stesso Tommaso giunge a questa conclusione!

E’ il primo motivo di una separazione che ha visto poi allontanarsi sempre più la scienza dalla fede, e il primo accenno che porterà all’impossibilità di conoscere “le cose in se stesse”, quindi fino a Kant: confutato subito da Hegel, quando dice, nel paragrafo 44 del- l’Enciclopedia delle scienze filosofiche:

“Perciò ci si deve soltanto meravigliare di aver letto così spesso che non si sa che cosa sia la “cosa in sé”; laddove non v’è niente di più facile a sapere che questo”

Per mezzo della tecnica aristotelica, è possibile creare il ponte fra la “realtà oggettiva” e l”intelligenza che unisce, raggruppa gli eventi in un’unità” e si può comprendere da un punto di vista superiore: si tratta della semplice polarità fra “materia” e “forma”, che sono le componenti di qualsiasi ente vivente. Poniamo un gatto che mangi soltanto topi. Dal punto di vista della “materia” dovrebbe presto trasformarsi in topo: e invece non lo fa, poiché egli ha la “sua forma archetipica”, il suo concetto - che lo distingue e connota nel bel mezzo di migliaia di animali. Giudizio semplice e sicuro!
Ma non solo: trattandosi dell’intelligenza “universale” che si riversa nelle forme sensibili, scorgevano tale universale nelle sue tre forme di esistenza:
- universalia ante rem- la forma essenziale spirituale che distingue l’essere
- universalia in re – la forma essenziale vivente negli esseri
- universalia post rem – la forma essenziale nella conoscenza intellettuale a posteriori
Questo significa essere “realista”, mentre il “nominalista” considera il concetto generico adoperato come mezzo di orientamento di fronte alle cose:
“L’intelligenza è propriamente una somma di parole”
e non già come realtà spirituale.
Rudolf Steiner afferma :
« la Scolastica non è altro che l’elaborazione a fondo dell’arte del pensare ».

Ma il “nominalismo” guadagnò in diffusione ed influenza come nelle scienze naturali, fino alla fine del XIX° secolo.
Bisogna però anche convenire che, alla fine del medio evo, l’aristotelismo era diventato una sorta di disgrazia, di calamità. Gli aristotelici non liberi, anzi piuttosto fanatici, preferivano credere “in verba magistri” piuttosto che dinanzi al fatto concreto.
E’ noto l’anneddoto a carico di Galileo: il filosofo Cremonini invitato a guardare le macchie solari attraverso il cannocchiale, risponde che non sono possibili in quanto “i cieli sono incorruttibili”; e quindi preferisce credere alle Scritture che ai suoi sensi. Quindi la scienza ha dovuto liberarsi da questo ingombrante fardello per incamminarsi sulla via della “scienza pura” a cominciare da Galileo.

Il fatto che l’uomo possa formarsi da sé dei pensieri, è senz’altro un progresso nell’autoco-
noscenza. Si è conquistato la possibilità di sentire se stesso quale essere “intelligente” e non più dipendente da Entità spirituali, e sia pure da Michele! Il mondo delle idee diviene esperienza sua propria, come più avanti sperimenterà Cartesio.
Per i “mistici” di questo periodo – dal XIV° al XVI° secolo: Johannes Tauler, Enrico Suso, Giovanni Ruysbroek, Agrippa von Nettescheim, Teofrasto Paracelo, Nicolò Cusano, Valentino Vigelio, Jakob Boheme, Giordano Bruno, Angelo Silesio – l”autoconoscenza” si presenta come qualcosa di assolutamente nuovo, come un nuovo senso, un organo nuovo: il sorgere dell”anima cosciente”.
La conoscenza di cui si parla, non è uguale a quella acquisita coi sensi fisici o altri mezzi esteriori. In ogni specie di conoscenza l’oggetto è “fuori” di noi, mentre nell’autoconosce
za ci si trova “dentro” l’oggetto. Non lascia fuori di sé ciò che percepisce, ma è in grado di accogliere interamente in sé il proprio oggetto.
Nella conoscenza congiungiamo l’essenza delle cose col nostro proprio essere. Un oggetto che sta fuori di me, non è più separato dal momento che l’ho conosciuto. Ciò che posso accogliere in me, si incorpora nel mio proprio essere.
Se ora risveglio il mio essere, se percepisco il contenuto della mia interiorità, allora risveglio a vita superiore anche quanto ho incorporato dall’esterno. Una luce si accende ed illumina, insieme con me, tutto quanto ora conosco del mondo.
La “percezione di sé” è il “risveglio di sé”.
E’ l’aurora di quella posizione che, alla fine del XIX° secolo, prenderà Rudolf Steiner, con estrema chiarezza, con la sua “Filosofia della Libertà”.
Siamo agli inizi del periodo di sviluppo dell’”anima di coscienza” la quale, nella sua essenza, introduce la fiamma e luce dello Spirito nell’anima umana.
Dall’altro lato si può vedere una sorta di evoluzione verso il materialismo, una dedizione sempre più completa al mondo sensibile: e in un primo tempo non poté che essere così, fino alla fine del XIX° secolo. Perdendo il rapporto con “l’intelligenza cosmica”, perde anche i contenuti spirituali che vi fluivano. Come può ora riempire di sostanza i suoi concetti? i suoi pensieri personali? deducendola dalle percezioni sensibili! E’ un’evoluzio-
ne necessaria. Innanzitutto la liberazione da ogni apriorismo metafisico e filosofico, il quale induceva a interpretare il fenomeno non per quanto esso dimostrava, ma secondo quanto dicevano i suoi princìpi – scritture, errata interpretazione di Aristotele – anche se i fatti dimostravano chiaramente il contrario.
La riduzione antropomorfica-immaginativa di ogni considerazione a base conoscitiva -che conduceva sempre all’uomo e suoi bisogni, nel senso che la natura deve essere sempre subordinata all’uomo - era tale che il ricercatore medievale non si poneva dinanzi al fenomeno per osservarlo obiettivamente e capirne il senso e le leggi, ma per sapere a cosa serve!
Il principio, il dogma era la guida di ogni ricerca. Nelle scritture si afferma che le cose furono create per i bisogni dell’uomo, che è la “meta della creazione”. La terra è la sede dell’uomo “ferma nei suoi cardini”, mentre intorno ad esse tutti gli astri si muovono.
E’ presto evidente che non era più possibile continuare su questa via. Interviene così l’Uomo Galileo: il quale inaugura il nuovo modo di guardare i fenomeni della natura, secondo una direzione che proviene dal “nuovo esoterismo” portato dalla direzione spirituale dei tempi nuovi”. Siamo nel 1500 con la Reggenza di Gabriele.
Galileo si separa dal fenomeno che osserva con piena autocoscienza. Saldo in sé, osserva il mondo obiettivamente, per risalire al dato costante, alla sua legge.
(Goethe più tardi, seguirà la stessa via sperimentale, mettendo da parte ogni opinione soggettiva; provoca le condizioni per le quali i fenomeni si possono produrre e attende i risultati. Dà alla natura l’occasione di manifestare le sue leggi).
Galileo, nella 3^ giornata del “Dialoghi” scrive:
“Mi sono accorto essere tra gli uomini alcuni, i quali, preposteramente discorrendo, prima si stabiliscono nel cervello la conclusione, e quella……..sì fissamente s’imprimono, che è del tutto impossibile sradicarla giammai”.
“Questi dunque, non deducono le conclusioni dalle premesse, né le stabiliscono per le ragioni, ma accomodano – o per dir meglio – scomodano e travolgono le premesse e le ragioni, alle loro stabilite e inchiodate conclusioni”.
(nel 1616 l’Inquisizione Romana lo costringe a ritrattare la tesi copernicana; e poi ancora nel 1632, di nuovo processato, proprio ponendo le Scritture, i Principi, a base delle accuse).
Le seguenti parole che il Bellarmino scrive al Galilei, indicano il punto di vista dogmatico della chiesa:
“Dico che, come Lei sa, il Concilio proibisce esporre le Scritture contra il comune consenso dei Santi Padri. E se la P.V. vorrà leggere – non dico solo li Santi Padri, ma li commentatori medesimi sopra il Genesi, sopra li Salmi, l’Ecclesiaste, Giosué – trovarà che tutti convengono, “ad litteram”, ch’il Sole è nel cielo e gira intorno alla terra con somma velocità; e che la terra è lontanissima dal Cielo e sta nel centro del mondo, immobile”.
“Consideri ora Lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri e a tutti li espositori greci e latini………”.

Certo la “Dea Natura”, della quale nel secolo XIII° si sapeva e parlava, a Chartres o in Spagna con Pietro da Compostella – ad esempio in Brunetto Latini - si era nascosta agli sguardi umani. L’uomo sperimentava nel suo corpo eterico il mescolarsi allo spettacolo e il prendervi parte.
Ma lentamente tutto questo assume veste d’ombra e il ricercatore si ritrova solo entro il mondo sensibile. Poteva ancora sì, attingere alla tradizione; ma anche questo per poco.
Occorreva una nuova spinta e Galileo, Bruno, Cusano furono i primi ad avvertirla.
Galileo vorrebbe fondarsi soltanto sulla “ragione” e non sull”autorità”. Quindi prima di tutto occorre che la conoscenza sia fondata sull’osservazione del fatti e poi risalire alla legge per mezzo dell’induzione intelligente.
Non già – come aveva creduto Telesio: “
“La conoscenza consiste nella pura testimonianza del sensi”
anticipatore, peraltro, di un metodo che avrà valore fino ai giorni nostri.

Galileo non si accontenta di questa visione. Non conosce i motivi per i quali i fenomeni accadono e cerca di scoprirne la legge: che poi converte in formula matematica, credendo così di rendersi completamente ragione della legge stessa. Invece, in realtà, assume sì maggior precisione, ma non acquista maggior conoscenza!
Per Galileo l’intelletto – intelligenza – è un organo con quale ricavare la legge generale – universale – dal fenomeno particolare: che poi verrà convertito in formula matematica.
Galileo si discosta dalla pratica induttiva aristotelica – “inductio per enumerationem simplicem” – che consiste nel raggiungere una definizione generale, come “idea”, per mezzo di esperienze particolari. Ora l’”idea” può venire inficiata da una quantità di influssi, per cui la formula matematica ne garantisce l’obiettività.
E’ l’inizio così dell’atteggiamento che porterà a considerare valida la “quantità”, in quanto la “qualità” non è “quantificabile”, cioè riducibile a concetto matematico, essendo una “impressione del soggetto senziente”. Aspetto che condurrà poi lentamente a conoscere solo le “affezioni o passioni” delle cose e non la loro “essenza”.

A questo punto l’intervento di Francesco Bacone da Verulamio si rivelerà determinante per la scienza futura. Secondo lui le indagini fin qui non sono state corrette. Vi sono troppo “idoli” invece che idee giuste, egli afferma. Se prima venivano forgiati i concetti-idoli e su di essi spiegati i fenomeni, ora i concetti dovranno essere forgiati sugli oggetti, dopo attenta osservazione.
Ma egli si impegnò troppo sul “singolo fenomeno” eludendo una concezione del mondo Si sente portato a combattere Aristotele, senza comprendere che egli deve adoperare, giustamente, altri mezzi per raggiungere lo stesso scopo. Essere nel periodo di sviluppo dell’IO nell’anima di coscienza, non venne da lui avvertirto e si perse nel singolo dettaglio trascurando l’insieme.
Goethe aveva colto il reale senso del suo operare quando scrive nella “Storia dei colori”:
“Se col metodo verulamiano di disperdere la scienza, questa sembrava smembrata per sempre, Galilei la ricondusse subito all’unità. Egli la reintegrò nell’uomo…………
Nella scienza tutto dipende da ciò che chiamiamo “sguardo d’insieme”, un avvertire ciò che sta alla base dei fenomeni. E tale percezione è infinitamente feconda”.

La via seguita da Bacone si è rivelata del tutto infeconda, quando l’intelligenza si dedica alla singola scoperta e non una concezione globale e sintetica.
Un altro motivo non meno importante sta nel definitivo allontanarsi da una visione spirituale con profonde, sebbene inconscie, implicazioni morali. A lungo andare “l’oggettività assoluta” finisce per diventare vuota e fredda astrazione.
E ciononostante la via di Bacone è diventata, nel corso dei secoli, la via della scienza naturale!


LA POSIZIONE DELL’ INTELLIGENZA AI GIORNI NOSTRI

Fondamentale è sapere che la temperie spirituale del mondo è mutata e per le seguenti ragioni:
-- la direzione spirituale dell’evoluzione sostenuta da Lucifero fino al 1879-80 è terminata:
gli subentra Arimane
--col 1879 Michele assume la Reggenza del mondo, mentre Arimane si inserisce profonda-
mente nella terra, la cui evoluzione guiderà per i tempi futuri
-- nel 1899 termina il “Kali Yuga”, la lunga “epoca oscura” per la conoscenza spirituale

Questi eventi sconvolgono la direzione spirituale dell’umanità, generano incertezze perma
nenti e richiedono una soluzione adeguata.
Detto in sintesi: cosa significa non poter conoscere “la cosa in sé?” significa l’impossibilità di rappresentarsi le cose se non “materialisticamente”. Quindi la posizione di Kant, e una posizione da “materialista”. Porre chiarezza su questo è importante per una necessaria svolta gnoseologica.

Guardiamo ora la cosa dall’aspetto dell’azione di Michele. E detto in termini di sintesi e di realtà: l’uomo dovrà decidere:
- se seguire Michele nella sua via verso il reintegrarsi dell’Intelligenza entro il mondo spirituale, entro l’universalità di essa
- oppure seguire Arimane, rinunciare alla libertà interiore e seguire l”intelligenza globalizza
ta coatta” a danno per la “propria libera individualità”.

Ora, il passaggio alla nuova epoca dell’anima cosciente non scorre senza pericoli. Nell’epoca precedente, che si conclude – a titolo indicativo - nel 1413, l’anima umana viveva fortemente in immaginazioni che collegavano lo spirituale alla realtà, spesso confondendole. L’anima è posta fra l’antico modo di orientarsi immaginativo inconscio, ed il nuovo orientamento rivolto verso i processi fisici.
In questo stato di incertezza si intromette la Potenza Luciferica, per impedire che l’uomo si dedichi troppo al mondo sensibile e trattenerlo ancora nell’antico sentimento per lo spirituale, evitando un impegno serio del pensare, dell’Intelligenza. La cosa ovviamente non gli riesce in pieno in quanto, in definitiva, la nuova epoca ha caratteri ben differenti.
E questi caratteri sono incentrati sul pensare, sull’intelligenza divenuta cosciente soprattut-
to grazie all’osservazione del fenomeni fisici.
Qui si manifesta il fenomeno delle cosiddette “eresie”. Nella grande incertezza del sentire.
forti personalità sentirono inadeguata la visione del mondo e del divino propagata dalla chiesa e, nella esasperata necessità di comprenderla con “l’intelligenza” e non solo con la “fede”, tentarono appunto, con cosciente intelligenza, di comprendere le esigenze della nuova epoca, rinnovando i mezzi tradizionali.

Michele tenta di porre l’intelligenza dell’uomo in equilibrio fra l’immagine del mondo luciferica passata e la nascente fredda intellettualità arimanica. E’ quindi opportuno procedere da un’ottusa coscienza sognante ed un’autocoscienza chiara e libera, libera intelligenza e volontà.
E’ in questo punto dell’evoluzione che nasce la “coscienza storica” dell’uomo. La “storia celeste” degli esseri divino-spirituali, diventa “storia umana” attraverso la fase centrale della “storia mitica, eroica”. Giambattista Vico nel IV° libro della “Scienza nuova”, traccia una sinstesi del processo storico universale, chiarendo le “tre età” di essa:
- la divina e oscura
- la eroica o favolosa
- la umana o storica

Ed anche il noto poeta Arturo Onofri, riprende lo stesso tema nel libro di poesie “Vincere il Drago” con le parole:
- Tu che mi narri in panorami d’oro
- la storia incalcolabile di noi,
- che prima è cicli di dei sacri, e poi
- è luce d’atti eroici; di straforo
n’isoli una memoria
terrea, ch’è umana storia.

Interessante che Onofri citi l”incalcolabile” della storia celeste, che diverrà poi “calcolabile” nella storia umana. Fra le due fasi si pone Michele , fautore di un “equilibrio cosmico”, quale “volto del Cristo”, annunziatore della nuova epoca nella quale il Cristo opera nel “calcolabile arimanico”, passando per la morte in piena libertà e rendendolo innocuo.
L’anima moderna sente in se stessa la forza dell’intelligenza, che però produce pensieri morti, astratti. Ma con questi si pone entra la sfera della spiritualità arimanica: entro questa dovrà trovare le forme di riscatto dell’Intelligenza.
Ma la condizione non è affatto tutta negativa, anzi. Raggiunta la sfera materialista, è anche raggiunta una nuova libertà da influenze spirituali inconsce-ataviche, che hanno condizionato l’anima umana per secoli, come abbiamo visto. Ora entro l’ambito materia-
le essa è libera e può prendere una qualsiasi direzione senza subire pressioni interne o esterne: si intende per “mal compresa fede” e “mal subita autorità”, sia religiosa che scientifica. Essa è completamente “sola” è vero, e così può subire altre influenze più subdole in quanto celate. Ma anche questo dato è, in fondo positivo, poiché dovrà trovare “da sola”, per “forza propria”, le vie per il “riscatto dell’intelligenza” che sì, è propria, personale, ma che purtuttavia è sempre stata un “dono” dell’Essere Divino.
Ha una doppia possibilità di libertà di scelta, è bene ripeterlo:
- collegarsi al Cristo, vincitore della “morte arimanica” e proseguire oltre nella corretta evo
luzione della terra
- abbandonarsi inconscia e sognante, all’orientamento delle potenze arimaniche, rinun-
ciando a qualsiasi anelito di libertà e di regolare progresso

La scienza della “natura”, sotto l’influenza arimanica è diventata una scienza della “sotto-natura” con la quale, l’essere “umano in quanto tale”, non ha nulla a che vedere. Ed è diventata tale proprio per il “sonno” dei suoi rappresentanti.
Michele che ha preso su di sé la direzione spirituale dell’umanità, opera in modo da non “costringere” gli uomini a seguirlo, ma “indicando” loro le vie da percorrere, per ritrovare la forze, con l’aiuto del Cristo, per essere vittoriosi entro la sfera di Arimane.
“E il Cristo che conferisce la piena “coscienza umana”, non Arimane”.
E questa è la via!

Come primo movimento, cosa che risulta in modo chiarissimo dall’opera filosofica di Rudolf Steiner, va compiuto un lavoro di “liberazione dalla costrizione cerebrale”. Già Tommaso d’Aquino, al suo tempo, affermava:
“L’intelletto è una potenza immateriale la quale non si serve dell’organo corporeo nel suo atto”.
E’ una proposizione dalla chiarezza evidente: l’intelligenza non ha bisogno del cervello fisico per esplicarsi.
E così completiamo l’immagine con altre parole di Rudolf Steiner:
“I pensieri hanno la loro vera e propria sede nel corpo eterico dell’uomo”.

Questo è il primo passo da compiere: uscire dalla “zona d’ombra” dell’intelligenza “riflessa dal cervello” ed operare in piena libertà di immagini. Infatti, il compito conferito dall’intelligenza umana è quello di operare in modo che “ i concetti si trasformino in immagini”. Successivamente operare in modo da comprendere che la “vera libertà” è quella che “parte dallo spirito umano, dall’IO”, mentre il corpo astrale risuona vibrando in armonia con esso.
Con altre parole va conseguita “l’autoconoscenza”, che significa “il risveglio del proprio IO” dal sogno caratteristico dell’anima intellettiva-razionale. Da questo risveglio consegue la presenza cosciente nell’atto pensante, che, nel conoscere se stesso, ingloba il mondo esterno nell’atto del percepire. Le cose non rimangono esterne a me ed isolate, ma ora rinascono in me, si uniscono entro il mio spirito che si è risvegliato.
Facciamo un esempio fra i tanti possibili: Cézanne dipinge svariate volte la montagna S.Victoire. Si pone di bel nuovo dinanzi ad essa per coglierne lo “spiritus loci”. Ma con questo non fa che far rinascere la montagna stessa ad una realtà superiore prima inesistente: aggiunge alla natura il lato che le manca, poiché essa non porta, non esprime fino in fondo la realtà degli esseri che la compongono. Attende anzi, tale compensazione dallo spirito dell’uomo.
Così i processi della natura si svolgono due volte: una tramite la mia percezione; l’altra nel mio spirito, che così afferra il suo lato spirituale. Le due parti si uniscono nel mio spirito e si collocano nel mondo delle idee archetipiche. L’interiorità dell’uomo – l’autoconoscenza - consegue chiarezza non solo su di sé medesima, ma anche sulle cose che conosce.
Di conseguenza non esistono “limiti alla conoscenza”; non esiste la “inconoscibilità del reale”, poiché esso viene rivelato nel suo essere dalla luce dell’anima cosciente.
Così la conoscenza umana non può avere limiti.
La ragione per cui i fenomeni si presentano così enigmatici, è dato dal fatto che noi non prendiamo nessuna parte alla loro nascita: li troviamo semplicemente “dati”.
Il nostro “pensiero-intelligente” però sappiamo come si produce, e perciò col pensiero possiamo divenire partecipi del divenire del mondo in quanto “è uno con esso”.
E’ libero solo quell’agire che in ogni sua parte è mosso dallo spirito dell’uomo, dall’IO, e che è fondato su l’auto-osservazione. E poiché questa innalza l’IO individuale all’IO universale, libero è soltanto quell’agire che scaturisce dall’IO universale.
Per raggiungere questo traguardo, è necessario predisporre gli strumenti adeguati. L”Intelligenza” ha come suo strumento primario il “pensare”. Quindi come primo passo esso va esercitato. Ma prenderne coscienza, solida e chiara coscienza della sua natura, è la premessa necessaria. E nulla vi può essere di meglio di uno studio serio e ben meditato dell’opera di Steiner: “Linee fondamentali di una gnoseologia della concezione goethiana del mondo” e poi “Filosofia della libertà”.

Ma fin qui abbiamo considerato l’intelligenz