Articolo:

La magia del primo incontro

Articolo pubblicato su: "What is happening in the Anthroposophical Society - News from the Goetheanum", settembre-ottobre 1997.

 


Rapporto sul seminario per levatrici e ostetriche sul tema "Gravidanza e vita prima della nascita dal punto di vista dell'Antroposofia" svoltosi alla clinica Ita Wegman di Arlesheim nel novembre del 1996.

 


 

di: Bettina Schiebel

Che cosa vediamo per prima cosa quando veniamo alla luce? Molto probabilmente la nostra levatrice! E non è una coincidenza! Le levatrici sono quelle donne sagge (in francese si dice appunto sage femme) che fin dai tempi antichi sono lì ad accogliere ogni anima che sia pronta ad affidare nuovamente se stessa e il proprio corpo alla vita sulla Terra. Era quindi tempo che circa 35 levatrici interessate all'Antroposofia si incontrassero per un seminario. E' tempo infatti di rinnovare quell'antica saggezza che si usava trasmettere di donna in donna del tutto naturalmente.

 

La conferenza della dottoressa Michaela Glockler sul tema "Il cammino dell'essere umano prima della nascita alla ricerca del suo destino" ci ha fornito un significativo punto di partenza. La dottoressa Glockler dimostra quanto sia importante il momento della nascita. Questa rappresenta la soglia tra il mondo spirituale e il mondo terreno. La levatrice sta su questa soglia, il neonato vede la luce del giorno e vede la levatrice. Essa rappresenta in quel momento il mondo, il primo incontro umano del neonato è con lei.

 

Sappiamo tutti quanto sia importante il nostro primo incontro con un'altra persona. Molto spesso questo primo momento è decisivo. Possiamo, per esempio, rimanere fortemente impressionati. Se esaminiamo questo sentimento più da vicino possiamo scoprire che esso è dovuto al portamento o allo sguardo, al calore o alla gioia dell'altra persona. Queste sono percezioni dell'Io. In che modo può l'Antroposofia contribuire a rendere l'atteggiamento interiore della levatrice più consapevole e attento affinché il primo incontro del neonato sia un incontro di valore? Non è irrilevante, infatti, quale background abbiamo nell'accogliere un bambino che arrivi nel mondo. Quel neonato è in realtà "vecchio", dobbiamo vedere in lui la persona che era in vite precedenti. Si è interessato a una certa famiglia, a una certa madre 500-600 anni prima del momento della nascita. Le persone presenti alla sua nascita non sono certo lì per caso.

 

Questo getta nuova luce sulle difficoltà di molti bambini oggi. Ci rendiamo conto che potrebbero non essere nati nel momento giusto o nel posto giusto. E questo è tragico. Non incontrano i loro compagni di destino della stessa età, né gli amici e gli insegnanti giusti. Cercate di immaginare che cosa sarebbe accaduto se aveste avuto compagni di scuola diversi. Come sarebbe stata diversa la vostra vita, che persone avreste incontrato o non incontrato. Il concepimento stesso è una costellazione unica di luogo, tempo e ambiente umano.

 

Nel descrivere questa costellazione, la dottoressa Glockler ha cominciato dal momento della morte. Quando moriamo lasciamo indietro il nostro corpo fisico: nello stesso momento nasciamo nel mondo spirituale. Il nostro Io attraversa allora diversi stadi. Più conosciuto è il primo, la visione panoramica della vita appena trascorsa che sperimentiamo nei primi tre giorni (nota anche grazie alle testimonianze di coloro che hanno attraversato, tornando, la soglia della morte). Il passo successivo è la purificazione della nostra anima, che dura circa un terzo della vita appena conclusasi, più o meno il tempo che abbiamo trascorso dormendo. (Un pensiero incoraggiante per le levatrici che soffrono di mancanza di sonno!). In questa fase tutte le nostre inclinazioni meramente terrestri vengono bruciate via. Rimangono indietro come "ceneri", che dovranno però essere riprese prima della nostra successiva vita sulla Terra. Le nostre forze animiche essenziali, durevoli, passano indenni attraverso questo "purgatorio" come pepite d'oro.

 

La dottoressa Glockler ha quindi spiegato che abbiamo la possibilità di sviluppare diversi talenti che corrispondono alle sfere planetarie anche prima della morte. In questo caso accumuliamo meno impurità e siamo in grado di attraversare con una coscienza molto maggiore il processo di purificazione. La tolleranza e un'onesta auto-conoscenza rientrano tra queste qualità.

 

La successiva esperienza del post-mortem è la cosiddetta "mezzanotte cosmica", una fase di pace e di risonanza con la luce cosmica. Passiamo quindi ancora attraverso le diverse sfere planetarie, questa volta sulla via del ritorno. Raccogliamo le "ceneri" e le domande e i talenti per la prossima vita terrena. Infine nasciamo, e la nascita è come una risposta alla nostra domanda prenatale.

 

Noi levatrici e ostetriche dovremmo aiutare a far emergere quest'impulso prenatale. Anche noi apparteniamo al destino del bambino. Se guardiamo al neonato con questi pensieri in mente non possiamo che essere pervase da sentimenti di stupore e di devozione. Ci facciamo domande sul suo destino: cerchiamo amorosamente di comprendere la sua forte volontà di vita ma anche il dolore che dev'esser stato parte del processo, e pensiamo al lavoro delle Gerarchie. Se siamo in grado di vivere quest'importante incontro con quest'atteggiamento allora il nostro benvenuto assume la stessa qualità sperimentata dal bambino quando si è accomiatato dal mondo spirituale. Il bambino ha una sensazione di familiarità. Forse possiamo incoraggiare i genitori a interrogarsi anch'essi sul destino del piccolo, contribuendo alla gioia per il suo arrivo.

 

Alcune partecipanti al seminario hanno parlato della loro esperienza pratica come levatrici, raccontando di come molte madri abbiano avuto la percezione dei loro bambini prima ancora del concepimento. Questo richiede però uno spazio in cui tali esperienze possano essere raccontate. Può essere di grande aiuto per le donne che le loro levatrici siano consapevoli del fatto che il bambino è un'individualità con la sua storia anche prima del concepimento e che si va avvicinando alla coppia dei suoi genitori già da molto tempo. Ma non possiamo forzare questi pensieri, è sufficiente che essi siano contenuti nel nostro atteggiamento.

 

Una di noi ha raccontato di come sia riuscita ad aiutare genitori ansiosi risvegliando la loro fiducia nel bambino. Ha sottolineato quanto il bambino debba aver avuto fiducia in loro per consegnarsi nelle loro mani debole e indifeso. Con l'aiuto di questi pensieri la fiducia può diventare reciproca e molta gioia può essere suscitata nella madre e nel padre.

 

Un'altra ha parlato del problema degli handicap. Le diagnosi prenatali distinguono oggi, in una fase precoce, quali vite siano "valide" e quali no. Sulla base della sua esperienza ha visto come madre e bambino necessitino di un aiuto molto diverso. Il primogenito di una donna era nato con la sindrome Down. La levatrice si era limitata a mettere il bambino sulla pancia della mamma senza dire niente. Solo dopo un quarto d'ora la donna aveva chiesto: "è normale?", al che la levatrice aveva risposto: "potrebbe avere la trisomia 21" e la madre era scoppiata a piangere. Immediatamente la domanda: "perché è successo?". E la levatrice aveva risposto: "è certamente un grande mistero, ma ci dev'essere una ragione...". Un anno dopo la madre scrisse alla levatrice dicendole quanto importanti e valide erano state le sue parole subito dopo la nascita. Aveva scritto anche: "il mio bambino ha aiutato molte persone a riscoprire l'amore, l'amicizia e la solidarietà". Questo è un buon esempio di come l'atteggiamento della levatrice possa contribuire a una trasformazione e a un'evoluzione personali.

 

Possiamo coltivare la nostra consapevolezza anche dedicando la nostra attenzione a come si sente, non solo fisicamente, la nostra cliente. Qual è il suo ambiente? Può organizzare le cose in vista dell'arrivo del bambino? Che tipo di appoggi ha? Quali sono le sue preoccupazioni? Le preoccupazioni implicano un gesto di repulsa, ma creano anche uno spazio per un "tu", per un "chi sei tu?". Particolarmente interessante l'esperienza di una levatrice svedese che lavora in tutti i settori in cui sono impegnate le ostetriche, dalla cura prenatale alla nascita in clinica, dal ritorno a casa alle cure post-partum etc. Il suo lavoro include anche l'insegnamento in una scuola Waldorf dall'ottava alla dodicesima classe (dai 15 ai 19 anni). In nona classe tiene lezioni settimanali, a volte separatamente per i ragazzi e per le ragazze. Li invita anche a colloqui personali, cosa che essi spesso fanno. E' un settore che andrebbe sviluppato.

 

L'essere "divenute un tassello della Sezione Medica" rappresenta per noi un compito e una sfida. In ogni caso questo nostro primo incontro è stato di grande valore per ciascuna di noi e ne ringraziamo con tutto il cuore coloro che vi hanno contribuito!


Articolo tratto da Kairos