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Il testo che segue
è tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia"
(testo
di Frans Carlgren, traduzione di Mario
Betti)
Ed. del
Goetheanum, Libera Università di Scienza dello
spirito, Dornach,/Svizzera
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PRIMO PERIODO
1861-1889
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Rudolf Steiner descrive nella sua
autobiografia come, durante questo periodo, il destino gli
donasse ciò di cui aveva bisogno per il suo sviluppo.
Egli era in grado di eseguire spontaneamente, per impulso
proprio, quanto la vita gli richiedeva.
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1. L'nfanzia
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Rudolf Steiner, figlio di un impiegato
delle Ferrovie Meridionali Austriache, nacque il 27 febbraio
1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica.
Nonostante molti trasferimenti, I'ambiente immediato della
sua infanzia rimase sempre lo stesso: I'edificio di una
stazione con i relativi binari. La paga del padre era bassa,
e i bambini dovevano contribuire al mantenimento della
famiglia aiutando nelle faccende domestiche, nei lavori di
giardinaggio, e sul campo di patate. Il piccolo Rudolf
partecipava attivamente anche alla vita della stazione.
Imparò presto a telegrafare. Crebbe così in un
ambiente che stimolava alla prontezza e all'abilita nella
vita pratica. I dintorni erano ameni e nello stesso tempo
maestosi: prati e boschi nelle vicinanze, e in lontananza le
cime nevose delle Alpi. I rapporti giornalieri con i
semplici e bonari abitanti del luogo, il crescere immediato
in un vigoroso dialetto ed il vivere
intensamente la vita della natura nei ritmi dei giorni e
delle stagioni, contribuì a risvegliare nel fanciullo
una forte anima e un'attiva ricettività
interiore.
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2. L'esperienza
decisiva
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Steiner aveva circa sette anni,
quando, come lui stesso racconterà più tardi,
ebbe una esperienza decisiva. Gli si avvicinarono le prime
sottili impressioni di un mondo che non è quello
terreno, che però si può «udire» e
«vedere» anche se con occhi ed orecchi diversi da
quelli «fisici». Da questo momento in poi il
fanciullo fu a contatto non soltanto con gli
alberi e le pietre, ma anche con gli esseri spirituali
celati dietro ad essi, che a lui si rivelavano, non su un
piano fisico, ma in uno «spazio animico
interiore». Il piccolo sentiva che simili cose non
sarebbero state comprese dal suo ambiente e seppe non farne
parola ad alcuno.
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3. A scuola
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Rudolf Steiner trascorre quasi
trasognato i primi anni di scuola, mentre le lezioni lo
interessano appena.
Il padre ha l'idea fissa che il figlio debba diventare
ingegnere ferroviario, e, a questo fine, lo invierà
alla «Realschule» (Scuola Tecnica) di Wiener
Neustadt, dove il ragazzo verrà accettato soprattutto
grazie alle sue doti di disegnatore. Riceverà
così una istruzione di carattere eminentemente
scientifico.
Un suo primo risveglio intellettuale avvenne quando, nella
relazione annuale della scuola, trovò un articolo su
atomi e molecole.
Per comprendere questo articolo dovette leggere altre
pubblicazioni scientifiche e, col dare lezioni private ai
compagni di scuola, ebbe modo di rifarsi di tutto quello che
aveva perduto durante i primi anni. Divenne presto il
migliore allievo, cioè quello che sulla pagella
riportava sempre i voti migliori.
A 14 anni, approfittando del poco tempo libero a
disposizione, cominciò a studiare fervidamente
filosofia (Steiner stesso scriverà più tardi
di aver letto certe pagine della «Critica della ragione
pura» di Kant per più di venti volte).
Però, che gli rimase sempre difficile assimilare
certe cose della vita esteriore, lo dimostra anche il
fatto che la sua ortografia, nonostante
l'età, era ancora molto imperfetta. Al contrario, lo
sviluppo dei temi gli riusciva talmente facile che scriveva
sempre per alcuni dei suoi compagni prima di pensare al suo
proprio compito.
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4. Estate 1879 - l'esame
di maturità
5. Importanti
incontri
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Nell'estate 1879, superò
l'esame di maturità con lode.
Steiner non aveva ancora potuto parlare apertamente delle
sue esperienze nel mondo spirituale fino a quando, nello
stesso anno, fece la conoscenza di un semplice erborista. La
devota, ingenua e profonda saggezza naturale che viveva in
quell'uomo, permise a Steiner di scorgere una conoscenza
spirituale istintiva, che aveva continuato a vivere nel
silenzio attraverso secoli senza essere stata sfiorata dalla
civiltà moderna.
«Con lui era possibile parlare del mondo spirituale
come con qualcuno che ne aveva diretta esperienza».
Rudolf Steiner scrive che, tramite lui,
conobbe quel «maestro spirituale» sconosciuto dal
mondo: un uomo di semplice professione che gli dette
profondi impulsi per la sua vita, tra cui anche quello di
penetrare a fondo la mentalità
materialistico-scientifica del tempo.
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6. Autunno 1879 - studente
all'Istituto Tecnico Superiore di Vienna
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Nell'autunno 1879 Steiner si iscrive
all'lstituto Tecnico Superiore di Vienna dove
studierà, fra l'altro, biologia, chimica e fisica.
Specialmente quest'ultima materia influenzerà
profondamente la sua evoluzione interiore, e, nello stesso
tempo, lo porrà di fronte a difficili enigmi.
Allora non esisteva ancora la fisica atomica, ma era
già stato adottato il metodo di osservazione che in
essa avrebbe sfociato. I fisici consideravano come naturale
che il mondo esteriore fisico, in fondo, altro non fosse che
il risultato dei movimenti di particelle infinitamente
piccole.
Rudolf Steiner si gettò in questa concezione del
mondo completamento scevro di pregiudizi; e questo procuro
al suo pensiero enormi difficoltà, poiché tale
concezione del mondo era in grado di spiegare tutto senza
l'aiuto di alcunché di
«soprasensibile». Ma l'azione di forze
soprasensibili, specialmente nel campo della vita organica,
era per lui un dato di fatto che gli veniva continuamente
riconfermato attraverso l'osservazione empirica.
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7. Studi
goethiani
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Steiner non riusciva a trovare un
ponte tra le scienze naturali, come venivano insegnate nelle
università, e la visione spirituale che sperimentava
nell'intimo della sua anima. Attraverso Karl Julius
Schröer, suo professore di storia della letteratura,
ebbe occasione di conoscere, per la prima volta, Goethe come
poeta. Grazie ai precedenti studi di ottica, botanica e
anatomia, effettuati durante il tempo libero, arrivò
anche a «scoprire» Goethe come scienziato. A poco
a poco crebbe in lui la convinzione che la scienza moderna,
negatrice dello spirito, può solamente afferrare
ciò che nella natura è morto; mai l'elemento
vitale. Egli vide anche come Goethe, nei suoi
scritti scientifici, avesse mostrato una via all'indagine
dell'organico e quindi anche un ponte tra la natura e lo
spirito. Avrebbe trattato volentieri un qualsiasi argomento
scientifico nel senso di Goethe. Ma la vita gliene negava il
tempo. Rudolf Steiner era un povero studente che si doveva
mantenere con lezioni private.
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8. Collaborazione
all'edizione nazionale delle opere scientifiche di
Goethe
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Nel 1885, da parte del
Prof. J. Kürschner, lo raggiunse l'invito a curare
l'edizione delle opere scientifiche di Goethe per la
«Letteratura Nazionale Tedesca». Era stato lo
Schröer a raccomandare il ventiduenne Steiner per
questo vasto compito. L'invito offrì la
possibilità al giovane studente di approfondire
notevolmente i suoi studi scientifici. Tuttavia dovette
proseguire nel suo lavoro pedagogico per guadagnarsi da
vivere.
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9. La sua attività di
educatore
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Nel 1884, terminati gli studi,
occupò un posto di educatore presso una famiglia di
commercianti viennesi.
Il suo allievo, che era affetto da
idrocefalia, aveva dieci anni, ed era talmente ritardato nel
suo sviluppo intellettuale che si dubitava seriamente di
poterlo educare.
Attraverso un lavoro pieno di
dedizione, Rudolf Steiner lo porto così avanti che il
ragazzo poté essere accettato al ginnasio, tra
compagni della sua stessa età. Diventò poi
medico e cadde nella prima guerra mondiale. Dopo aver
portato a termine con successo questo delicato e veramente
difficile compito, che era durato sei anni, Steiner fu in
grado di porre le basi di quella antropologia pratica che
sempre di nuovo troveremo nella sua opera (quando ad
esempio, creerà una nuova pedagogia). Così
racconta Rudolf Steiner: «Allora feci i miei veri e
propri studi di fisiologia e di psicologia».
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SECONDO PERIODO
1890-1896
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Durante questi anni Rudolf Steiner
scoprì che mai il mondo esterno avrebbe potuto dargli
quanto egli cercava dal più profondo dell' anima.
Dovette imparare attraverso sforzi interiori a raggiungere
in sé stesso l'armonia tra «volere» e
«dovere». Il tempo dell' infanzia e della
giovinezza era ormai finito.
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1. Collaborazione alla
«Sophien-Ausgabe»
2. 1890, trasferimento a
Weimar
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Nel 1889 lo raggiunse l'invito a
collaborare alla grande edizione delle opere di Goethe
allora appena iniziata (chiamata edizione della Granduchessa
Sofia). Sempre nel 1889, dopo una lunga visita per stabilire
le premesse del suo lavoro, si trasferì a Weimar come
collaboratore all'archivio goethiano, allora di recente
fondazione.
Per Rudolf Steiner cominciò cosi una nuova vita.
I continui, spesso profondi rapporti con poeti, filologi,
artisti ed altre personalità del mondo della cultura,
accrebbero la sua conoscenza degli uomini e di sé
stesso. Diventò ancora più consapevole della
peculiarità della propria natura animica.
«Nei momenti in cui mi isolavo, sentivo sempre di
più che solo un mondo mi era familiare: quello
spirituale che vedevo in me. Con quel mondo potevo
facilmente unirmi. Spesso mi dicevo, seguendo il corso dei
miei pensieri, quanto mi fosse stato difficile, durante
tutta la mia infanzia e la mia giovinezza, I'accesso al
mondo esteriore mediante i sensi».
Al contrario, l'attività del pensiero gli era facile;
era quello il suo vero e proprio elemento: «...Senza il
minimo sforzo, ero in grado di afferrare spiritualmente
grandi connessioni scientifiche...» All'archivio di
Goethe, le sue non comuni capacità di ricerca
venivano incontestabilmente riconosciute. Bisogna pensare
alla sua superiorità nell'esperienza spirituale, non
ad una sua inferiorità in campo scientifico, quando
Rudolf Steiner, con modestia, confessa ne «La mia
vita» le difficoltà del proprio lavoro
all'archivio: «Ho sempre durato molta fatica ad
imprimere nella memoria quei dati che è necessario
conoscere nell'ambito della scienza. Dovevo vedere
più volte un oggetto per ricordarmi il suo nome, a
quale classe esso appartenesse, ecc. ecc. Posso dire che il
mondo dei sensi aveva per me carattere d'ombra, di mere
immagini che vedevo scorrere davanti alla mia
anima, mentre il mio rapporto con lo spirito aveva
assolutamente carattere di realtà».
Rudolf Steiner racconta come, in alcune parti, le sue
edizioni dovessero lasciar intravedere questo fatto. Afferma
energicamente che se le sue edizioni erano diverse da quelle
dei colleghi, ciò dipendeva dal fatto che egli le
voleva diverse.
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3. Principi e scopi delle
sue edizioni di Goethe
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La maggior parte degli studiosi
dell'archivio rappresentava, nel suo ufficio, la medesima
concezione di quanti pubblicano opere scientifiche. Per
questi studiosi si trattava esclusivamente di curare un
testo attendibile, di eliminare passaggi errati, di
classificare varianti, ecc. Per Rudolf Steiner tutto
ciò non costituiva che un semplice apparato
preparatorio. Egli voleva, per mezzo di quella edizione
delle opere scientifiche di Goethe, portare un contributo
alle discussioni scientifiche dell'epoca.
Si era proposto di presentare la concezione goethiana come
un tutto, e i suoi ampi commenti si levavano spesso contro
certe teorie tradizionali.
«Da essi doveva risultare come il metodo goethiano di
ricerca e di pensiero, per la sua ampiezza e per la
capacità di penetrare spiritualmente nelle cose,
fosse giunto a molte scoperte nei diversi rami della
scienza. Per me non era importante esporre queste singole
scoperte come tali, ma volevo mostrare che esse, come i
fiori da una pianta, risultavano da una concezione della
natura conforme allo spirito».
Ciò a cui Rudolf Steiner, dal più profondo del
suo essere, in realtà anelava, cioé un
rinnovamento della cultura nello spirito di Goethe, non fu
compreso se non da un piccolo numero di collaboratori.
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4. Problemi
vitali
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In alcuni dei suoi colleghi non
trovò che basso spirito di congrega, mancanza di
più profondi interessi umani generali e, non di rado,
meschinerie che lo ferivano e lo angustiavano. Si accorse
che a Weimar non si voleva rinnovare, bensì
conservare. Lui, che un anno e mezzo prima aveva messo piede
nella città di Goethe con le più grandi
speranze, dovette già scrivere in una lettera del
maggio 1891: «La vita e le attività di Weimar,
la città delle mummie classiche, mi lasciano
indifferente e freddo».
In quel periodo scopri che l'unica cosa cui egli veramente
anelava nella sua vita, era in fondo questa: penetrare
sempre più profondamente nel mondo dello spirito. Ma
lo stesso Goethe, il realista che massimamente possedeva il
senso per le piccolezze e per i compiti terreni, gli
diventò modello di perseveranza.
Così Rudolf Steiner continuò il suo
lavoro.
Tuttavia, accanto alle contrarietà, la ricca vita
sociale di Weimar gli procurò anche molte ore
indimenticabili.
Con gli amici poteva parlare di qualsiasi argomento, ma non
della sua conoscienza soprasensibile.
Se voleva comunicare ad altri quella conoscenza, doveva
prendere un'altra strada.
Per Rudolf Steiner, mostrare la via che dal
mondo del pensiero guida al mondo soprasensibile, non
significava prendere una via indiretta. Al contrario:
«Secondo me era necessario riconoscere che il giusto
sentiero verso il mondo spirituale è quello che in
primo luogo conduce all'esperienza delle idee pure».
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5. Opere
filosofiche
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Così nacquero i suoi scritti
filosofici.
Già nel 1886, a Vienna, Rudolf Steiner aveva
pubblicato il suo primo libro: «Basi di una teoria
della conoscenza della concezione goethiana del mondo».
Nella stessa città scrisse una dissertazione sul
problema della gnoseologia, in cui tentò audacemente
di farla finita una volta per tutte con la teoria kantiana.
Grazie a questo lavoro conseguì la laurea
nell'ottobre del 1891. Dopo avervi aggiunto una prefazione e
una appendice pubblicò il tutto, nello stesso anno,
sotto il titolo: «Verità e Scienza».
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6. «La filosofia della
liberta»
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Attraverso questi lavori lo Steiner si
era preparato, interiormente ed esteriormente, alla sua
principale opera filosofica: «La filosofia della
liberta» (1894). La prima edizione aveva come
sottotitolo: «Risultati di osservazione animica secondo
il metodo delle scienze naturali». Steiner voleva
rendere fertile in campo filosofico l'acutezza di
osservazione della scienza e, a questo fine, ne
cambiò l'orientamento col dirigerla verso il mondo
interiore. Egli mostrò come l'uomo, quando adopera la
forza di pensiero necessaria, riesca a superare, con
l'esatta percezione di idee pure, «libere da ogni
carattere sensoriale», i limiti della conoscenza
imposti dai teorici e a diventare libero cittadino di un
mondo ideale-spirituale.
Altri libri seguirono: «Frederico Nietzsche, lottatore
contro il suo tempo» (1895) e «La concezione
goethiana del mondo» (1897). Anche queste opere
miravano allo stesso fine delle precedenti.
I libri di Steiner erano frutto delle poche ore libere.
Durante il suo soggiorno a Weimar, oltre ai lavori sulle
opere scientifiche di Goethe, ne aveva iniziati anche altri:
I'edizione delle opere di Schopenhauer e di Jean Paul per la
casa editrice Cotta, alle quali premise introduzioni
biografiche e storico-letterarie. Si potrebbe ora pensare,
viste queste occupazioni secondarie, che il compito
principale di Steiner, quello all'Archivio di Goethe, ne
venisse a soffrire. Ma non era così, poiché il
suo lavoro, che terminò nel 1896, fu sempre compiuto
con grande cura.
Nella relazione annuale per il 1897 della
«Goethe-Gesellschaft» si può leggere quanto
segue: «Ciò che Rudolf Steiner ha fatto, unendo
felicemente le sue capacità critiche e creative, ha
ricevuto la piena approvazione di tutti gli intenditori. Ai
suoi sforzi costanti e disinteressati è dovuta una
grande quantità di documenti, ordinati con metodo e
diligenza, i quali assicurano a Goethe, come uomo di
scienza, un maggiore e più alto riconoscimento».
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7. 'Svolta della vita' -
1896
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All'età di 35 anni circa, poco
prima della sua partenza da Weimar e indipendentemente da
ogni circostanza esteriore, nella vita di Rudolf Steiner si
verificò un cambiamento decisivo.
«Un interesse, mai provato prima, per ciò che
è sensibile, percettibile, si destò in me.
Assunsero importanza alcuni particolari cui prima non avevo
prestato debita attenzione. Ebbi l'impressione che il mondo
sensibile avesse qualcosa da svelarmi, qualche cosa che esso
soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la
precisione e la forza dell'osservazione compiuta mediante i
sensi, in un dominio sino allora sconosciuto».
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue
esperienze spirituali. «Quando si osserva il mondo
fisico si esce completamente da se stessi. Proprio per
questo si può ritornare nel mondo spirituale con
accresciuta penetrazione».
Da anni Steiner era solito praticare la meditazione.
Intensificò ora notevolmente quella pratica. Si
sviluppò in lui «la coscienza di un uomo
spirituale interiore che può svilupparsi nella natura
umana e che, liberato totalmente dall'organismo fisico,
può vivere, percepire, muoversi nel mondo spirituale.
Questo uomo spirituale autonomo entrò nella mia
esperienza per effetto della meditazione».
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di
dirsi cittadino di due mondi, il fisico e lo spirituale.
Ma con ogni diritto crescono anche i doveri.
Con ciò si apre nella sua vita un periodo in cui lo
sviluppo non si effettua più, come prima, attraverso
una successione di eventi che lo dirigono, in un certo
senso, dal di fuori.
Ci troviamo, ora, davanti ad un uomo che in ogni rapporto,
sia interiore che esteriore, assume l'intera
responsabilità del suo destino e dei suoi
atti.
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TERZO PERIODO
1897-1902
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Dopo la partenza da Weimar, Rudolf
Steiner entrò nel periodo più difficile della
sua vita. «Le forze che determinavano il mio destino
esteriore non potevano più, come prima, formare una
unità con le direttive interiori che risultavano
dalle mie esperienze nel mondo spirituale». Le sue
aspirazioni cozzavano violentemente contro quanto gli veniva
incontro dal mondo esteriore. Negli ultimi anni del secolo
incontrerà queste due forze come potenze nemiche.
Questo conflitto minacciò seriamente la sua
esistenza, sia esteriore che interiore.
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1. Si deve
ammutolire?
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Nel corso degli anni novanta Rudolf
Steiner ebbe un'esperienza caratteristica per la sua nuova
situazione. Un fisico molto conosciuto, che coltivava un
grande interesse per la concezione goethiana della natura,
gli disse durante una conversazione: «L'idea che Goethe
ha dei colori è tale che la fisica non sa che
farsene». Steiner racconta che alla fine della
conversazione «ammutolì». Allora dovette
dirsi spesso che, quanto per lui era Verità,
«è tale che il pensiero attuale &endash; non sa
che farsene&endash;». «Si deve
ammutolire?»
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2. Berlino 1897
3.
Difficoltà
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Rudolf Steiner decise «di dire
tutto ciò che fosse possibile dire». Fu
così che, nell'estate del 1897, si stabilì a
Berlino quale editore del «Magazin für
Literatur». Il «Magazin» era una nota rivista
letteraria; ma presto gli causò grandi fastidi. Gli
abbonati erano poco numerosi. Per cercare di aumentarne la
cerchia, bisognava imporsi un'attività utile a quel
fine. E Steiner si inserì nella «Libera
Società di Letteratura». Così, da
scrittore e da conferenziere, entrò in relazione con
giovani scrittori tedeschi, che si riunivano intorno a
personalità ben conosciute, come Otto E. Hartleben,
Frank Wedekind e Paul Scheerbarth. La collaborazione con
costoro gli fu difficile. A quegli artisti di
particolarissima natura, spesso bizzarra, dava l'impressione
di essere un estraneo. Hartleben, che divideva con lui la
direzione del «Magazin», moltiplicava le
difficoltà per le irregolarità
del suo lavoro.
Steiner scriveva tutto ciò che stimava necessario
sugli eventi del tempo, a cui si dedicava intensamente.
Ma dalla rivista, che non prosperava, non ricavava di che
vivere. E non era possibile fare niente per divulgarla.
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4. La prova
dell'anima
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Ai disagi materiali si unirono per di
più quelle esperienze interiori che da Rudolf Steiner
ne «La mia vita» furono definite «la prova
dell'anima» e descritte con commovente efficacia.
Fin da fanciullo sentì come suo compito il conoscere
a fondo il pensiero scientifico-materialista, per poterlo
trasformare «dal di dentro». Verso la fine del
secolo vide quanto mai chiaramente che l'attività del
pensare, se viene sperimentata nel soprasensibile, non
è un astratto gioco di concetti, ma un vero rapporto
con una vivente essenzialità.
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5. La via di Rudolf Steiner
alla conoscenza del Cristo
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Fu in quell'epoca che Steiner
incontrò nel mondo dello spirito quelle potenze
demoniache che dalla conoscenza della natura non vogliono
portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un
meccanismo. «Per quelle entità è
assolutamente vero che il mondo è una macchina».
Rudolf Steiner caratterizzerà più tardi questi
esseri come arimanici, come servitori di Arimane.
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta
interiore: «Dovetti salvare la mia vista spirituale tra
le tempeste che si svolsero nella mia anima».
«Durante tali prove, riuscii ad andare avanti solo
evocando in me, con la mia vista interiore, lo sviluppo del
cristianesimo». Rudolf Steiner indica con queste parole
l'avvenimento più importante della sua vita.
Da fanciullo, Steiner aveva servito la Messa nella chiesa
del villaggio. Il culto cattolico fu per lui una profonda
esperienza. Ma la sua infantile devozione non aveva nulla di
confessionale. Il catechismo non ebbe presa sulla sua anima.
Il padre era un «libero pensatore» e non si diede
cura di fargli fare la prima comunione.
Negli ultimi anni dell'Ottocento, la grande sete di
conoscenza diresse Steiner verso alcune concezioni che non
erano quelle delle confessioni religiose, il cui
insegnamento ufficiale «concerne un mondo
dell'aldilà che l'uomo non può raggiungere
sviluppando le proprie forze spirituali. Ciò che la
religione insegna, ciò che essa dà come legge
morale, proviene da rivelazioni esterne all'uomo. A questo
si opponeva la mia concezione dello spirito con
l'affermazione che il mondo spirituale è altrettanto
percepibile quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi
si opponeva anche il mio principio di individualismo etico,
per cui la morale non va ricevuta dall'esterno, sotto forma
di legge, ma deriva dallo sviluppo dell'entità
animico-spirituale dell'uomo, in cui vive un elemento
divino». «Non riuscii a trovare il cristianesimo
che cercavo in nessuna delle confessioni esistenti.
Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti
immergermi io stesso nel cristianesimo, e precisamente in
quel mondo soprasensibile, nel quale lo spirito stesso ne
parla.»
E trovò ciò che cercava.
La via di Rudolf Steiner verso la conoscenza del Cristo, lo
guidò verso quella travolgente esperienza a cui
accenna, con semplici e modeste parole, nella sua
autobiografia: «L'essermi trovato davanti al Mistero
del Golgota in un solenne momento di conoscenza interiore fu
l'avvenimento più importante per l'evoluzione della
mia anima». Diversi anni più tardi, quando
dovette sopportare altre difficili prove, tra cui anche la
distruzione del Goetheanum, parlò di quegli anni tra
il 1897 e il 1900, come dell'epoca in cui visse la sua
«prova più cruciale». Si può anche
definire questa sua esperienza con una frase, che poi
ritroveremo in uno dei suoi drammi-mistero: aveva
attraversato la «porta dell'iniziazione». Sia i
documenti storici che l'indagine spirituale dello stesso
Steiner, testimoniano che simili esperienze interiori
corrispondono a quanto veniva sperimentato nei centri di
misteri precristiani. Il neofita doveva prepararsi
all'iniziazione attraverso una vita meditativa e cerimonie
religiose che si svolgevano in luoghi tranquilli, nella pace
raccolta di un tempio. Il vero e proprio atto iniziatico era
un rito che avveniva nel più rigoroso distacco dal
mondo esteriore. La preparazione di Rudolf Steiner ebbe
luogo fra gravi disagi materiali, estenuanti occupazioni
professionali, relazioni umane difficili, nel trambusto di
una immensa città moderna.
Impegnato in una durissima lotta per la vita,
doveva edificare in se stesso il tempio nel cui silenzio si
svolgevano drammi di cui comunemente non si ha alcuna idea.
La sua via evolutiva rispondeva completamente alle esigenze
e alle condizioni della nostra epoca.
Alla fine del settembre 1900 poté far passare la sua
rivista in altre mani. E diede inizio ad una libera
attività di scrittore e conferenziere.
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6. Attività di
conferenziere
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A Berlino, Steiner tenne conferenze
d'ogni genere, alcune delle quali nell'Università
Popolare fondata da Liebknecht. Presiedé anche alle
riunioni di diverse società scientifiche, in
particolare a quelle dell'Associazione Giordano Bruno e a
quelle di un gruppo di giovani scrittori d'avanguardia, di
artisti e di ricercatori, che si erano riuniti sotto
l'appellativo: «Die Kommenden».
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7. «Le concezioni del
mondo e della vita nel XIX secolo»
8. Conferenze per teosofi
1900-1902
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Durante tale periodo Steiner scrisse,
fra l'altro, un libro intitolato: «Le concezioni del
mondo e della vita nel XIX secolo». In quel libro
descrive l'evoluzione della filosofia dall'epoca di Goethe e
di Kant sino alla svolta fra il XIX e il XX secolo.
Nel 1914 lo completò, delineando la storia della
filosofia dai pensatori ionici sino a Einstein e alla teoria
einsteiniana della relatività. L'opera ebbe un nuovo
titolo: «Gli enigmi della filosofia». Nel medesimo
giorno in cui si concludeva la vendita del
«Magazin», Rudolf Steiner tenne, a Berlino, in
casa del Conte Brockdorff una conferenza su Nietzsche,
allora morto. Come egli stesso scriverà più
tardi, notò che nell'uditorio alcune persone
mostravano vivo interesse per il mondo spirituale. Fu
invitato a tornare.
La settimana dopo tornò, e tenne una conferenza su
«La rivelazione segreta di Goethe», esaminandone
la «Fiaba del serpente verde». Quella conferenza
segna una data importante nel corso dell'attività
steineriana. «L'aver potuto esprimermi finalmente in
termini direttamente ispirati dal mondo spirituale, mentre,
sino a quel momento, ero stato costretto a non lasciarne
trasparire se non un riflesso nelle mie esposizioni, fu per
me una esperienza capitale»,. La conferenza
riportò grande successo.
Per la prima volta aveva potuto parlare
«esotericamente» (Rudolf Steiner usava il termine
«esoterico» per mettere in evidenza la
«competenza nel ramo» necessaria all'esposizione
di fatti soprasensibili). La maggior parte del pubblico era
composta di soci della Società Teosofica.
Durante l'inverno 1900 -1901, sempre presso il Conte
Brockdorff, tenne un corso sui grandi mistici del Medio Evo,
e l'inverno dopo parlò sul tema:
«Il cristianesimo quale fatto mistico». Questo
corso fu poi rielaborato e divenne un libro. Con questa
opera Rudolf Steiner intese mostrare come non soltanto la
predicazione dei profeti ebrei, ma anche l'insieme dei
Misteri dell'antichità fossero da considerarsi un
preludio alla venuta del Cristo, cioè alla discesa di
una Entità cosmico-divina.
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9. In contrasto con la
concezione teosofica del
cristianesimo
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Con questa esposizione Steiner si pose
in netto contrasto con le consuete dottrine della
Società Teosofica che descrivevano il Cristo come
«un maestro di saggezza» tra tanti altri (e
neanche come il più grande). Tuttavia, proprio dopo
questo ciclo di conferenze, e da parte teosofica, fu
invitato ad assumere il compito di segretario generale
presso la sezione tedesca della Società Teosofica,
che stava costituendosi allora. Rudolf Steiner
accettò, ma a condizione che la sua azione potesse
svilupparsi indipendentemente ed inserirsi in completa
libertà nel resto della Società Teosofica.
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10. Ingresso nella
Società Teosofica
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Che Steiner abbia acconsentito a
collaborare con la Società Teosofica può
sorprenderci. Le persone a guida della società, come
H. P. Blavatsky e Annie Besant, benché fossero in un
certo senso delle eminenti personalità, avevano
suscitato molta diffidenza nelle cerchie culturali per la
loro attività spiritistica e la maniera
concettualmente poco soddisfacente con cui esponevano i loro
insegnamenti.
La via che esse percorrevano per giungere allo spirito era
lontanissima da quella battuta da Rudolf Steiner. Per loro
si trattava principalmente di porre la coscienza in stato di
passiva ricettività, per Steiner si trattava invece
di svegliarla e di innalzarla ad una sfera
superiore.
La decisione di Rudolf Steiner viene spiegata in un accenno
che troviamo in una conferenza del 1923: «Bisogna non
perdere di vista che, al di fuori dei circoli teosofici,
nessuno si interessava, a quel tempo, di una seria indagine
spirituale».
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11. Manifestazione pubblica
nell'Associazione Giordano Bruno - Ottobre 1902
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L'8 ottobre 1902, Steiner fece un
passo decisivo in occasione di una conferenza per
l'Associazione Giordano Bruno. Dichiarò apertamente,
per la prima volta, quale sarebbe stato lo scopo di tutta la
sua attività futura: «trovare nuovi metodi per
lo studio dell'anima su base scientifica». Egli
chiamò espressamente questo tentativo come
«teosofico» non nel senso orientale, ma nel senso
di un impulso culturale occidentale.
Questa decisione rappresentava un rischio.
Steiner era favorevolmente conosciuto nei colti ambienti
tedeschi come uno specialista negli studi goethiani, come un
filosofo e un divulgatore. Godeva di amichevoli rapporti con
filosofi come Eduard von Hartmann, con naturalisti come
Haeckel, e con altri dotti del suo tempo. Gioco una grossa
partita.
Questa sua conferenza destò molto interesse nel
pubblico, ma anche molto stupore.
«Quella conferenza» egli disse «fu la mia
conferenza antroposofica fondamentale». «Il punto
di partenza di tutto il mio futuro lavoro». Si
può dunque dire che la sera dell'8 ottobre 1902
segnò l'origine dell'antroposofia.
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12. Teosofia e
Antroposofia
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A partire da quel momento la biografia
di Rudolf Steiner è inseparabilmente unita
all'impulso spirituale che allora chiamò spesso
«teosofia», ma che ben presto denominerà
«antroposofia» (dal greco «anthropos»,
uomo, e «sophia» saggezza). Questa definizione
voleva significare una forte e più ampia coscienza
interiore, grazie alla quale l'uomo può sperimentare
se stesso come cittadino di due mondi. A tale definizione
aggiunse le parole: «è la coscienza della
propria umanità».
La conferenza non ebbe l'esito che Rudolf Steiner aveva
sperato. Ormai era un «teosofo». Che egli
rappresentasse la teosofia in maniera del tutto personale, e
che continuasse a effettuare come prima le proprie ricerche
con un metodo rigorosamente scientifico, fu quasi del tutto
misconosciuto, tanto da Haeckel quanto da altri che sempre
si erano mostrati ben disposti verso di lui. Di questo
Steiner soffrì molto.
Il 20 ottobre 1902 fu fondata la Sezione Tedesca della
Società Teosofica, e Rudolf Steiner cominciò a
esercitarvi la sua attività di segretario generale.
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