I
bambini hanno bisogno di fiabe di Jacob Streit Articolo tratto dall'ultimo numero del
Quadernone della via Clericetti 45
di Milano "Come da
patrie lontane viene dato ad ogni uomo un angelo buono che lo segue come
un compagno di strada mentre si avvia verso la vita", scrissero una volta
i fratelli Grimm e continuarono: "le fiabe sono capaci di cogliere i puri
pensieri di un'osservazione infantile del mondo, in parte per il modo
in cui sono divulgate, in parte per loro intrinseca natura; nutrono in
modo immediato come il latte, leggere e gradevoli, o come il miele, dolci
e nutrienti, senza pesantezza terrestre." L'origine
delle fiabe La maggior
parte delle favole sono state raccolte e in parte riscritte nel corso
dell'Ottocento da estensori che, come i fratelli Grimm, ne avevano riconosciuto
il valore e il contenuto. Erano racconti orali, sopravvissuti per secoli
passando di generazione in generazione. In tempi antichi anche nei nostri
paesi europei vi furono narratori itineranti di fiabe, quali oggi si possono
ancora incontrare in Oriente. Presso di noi le favole divennero ben presto
tesori di famiglia. Per lo più erano gli anziani cui spettava l'onore
e il dovere di raccontarle ai più giovani. Per trovare però
la radice originaria delle fiabe, dobbiamo tornare indietro nel tempo,
molto prima della nascita di Cristo, dove la storia sprofonda nel crepuscolo.
Da questo crepuscolo si ergono le figure dei cantori itineranti, dei bardi
che andavano di luogo in luogo per cantare e narrare delle storie. Ogni
popolo di antica civiltà aveva le proprie favole e i propri cantori
che le diffondevano. È davvero singolare che presso gli indiani,
gli africani, gli asiatici e gli europei si trovino molte immagini e figure
simili. Come disse lo storico della civiltà Herman Grimm, figlio
di uno dei due fratelli Grimm, nelle favole si può trovare il contenuto
della grande storia universale nei tempi primordiali. Le favole sono resti
di una religiosità che ha origine nella preistoria e che comunicava
in immagini esperienze dell'anima e dello spirito. Jakob Grimm disse in
proposito: "Il paganesimo non è piovuto dal cielo, per tempi incalcolabili
è stato sorretto dalla tradizione. Si basava in sostanza su rivelazioni
colme di mistero". Il grande studioso attribuisce alle favole un'origine
religiosa. Chi erano i bardi e i cantastorie itineranti che allora andavano
di paese in paese, in Norvegia, nell'Europa centrale, nell'Europa occidentale,
giù giù fino nell'antica Grecia? Essi rischiaravano la grigia
vita dei contadini e dei cacciatori con immagini di racconti mitici. I
bardi venivano rispettati come una classe onorata, spesso erano persino
sacerdoti. Comunque, quando arrivava un bardo, tutto il paese si raccoglieva
attorno a lui. Da lontano accorrevano anche gli abitanti di fattorie isolate,
perché spesso essi erano l'unica fonte di notizie che le persone
ricevevano nel corso dell'anno. Oltre ai bardi, che spesso venivano addirittura
nominati consiglieri di capitani e di re, nei paesi nordici c'erano gli
scaldi, poeti e cantori che non costituivano una classe a sé, ma
piuttosto "cantavano e dicevano" ciò che scaturiva dal loro animo
rapito dall'ispirazione. In tempi
più recenti anche nei paesi nordici sono stati soprattutto i sacerdoti
ad assolvere questa funzione. Nel 1830 il medico ed estensore di leggende
finlandesi Lönrot trovò gli ultimi resti della tradizione
dei bardi in località sperdute della Finlandia. Egli racconta che
gli abitanti dei villaggi si riunivano al tramonto su una collina dove
venivano portati boccali di una bevanda di grano e si accendeva un gran
fuoco. Quando il sole calante toccava l'orizzonte, il vecchio cantore
si sedeva di fronte a quello giovane e iniziava, in parte parlando in
parte cantando, ad annunciare le leggende e i racconti della Kalevala.
I due si ponevano le mani sulle spalle e si dondolavano a ritmo. Continuavano
per ore, con piccole pause per bere. In alto brillavano le stelle dell'estate
mentre nel fuoco veniva di tanto in tanto aggiunto un ceppo di legno.
Gli abitanti del paese sedevano attorno ai cantori e ascoltavano per tutta
la notte. Solo al levar del sole, i bardi tacevano. Dedicando anni a questo
mondo che andava scomparendo, Lönrot ha scritto le saghe e i racconti
dei finlandesi, attinti dalle labbra degli ultimi bardi nordici e raccolti
poi in volume sotto il titolo di Kalevala. Una specie
di venerazione religiosa circonda da sempre le saghe e le favole dei vecchi
popoli. Severi fin quasi alla pedanteria, i narratori che incontrarono
i fratelli Grimm vegliavano come gli ultimi custodi delle fiabe perché
i testi fossero riprodotti invariati e fedeli alla lettera. Erano convinti
che attraverso di loro fosse conservato e amministrato un bene spirituale
che non doveva andar perduto per l'umanità. Interpretazione
e profondità di contenuto Se analizziamo
che cosa vi sia di comune a tutte le favole, ci accorgiamo che quasi tutte
iniziano con la descrizione di una situazione armonica che viene poi distrutta.
"C'era una volta una buona regina - c'era una volta un bel castello -
c'erano una volta due bambini che vivevano con il papà e la mamma
nella loro casetta vicino al bosco"... La principessa può ancora
giocare con la palla d'oro, i bambini delle favole abitano presso il papà
e la mamma e il fortunato Gianni porta il suo pezzo d'oro attraverso il
mondo. È l'età dell'oro, un'atmosfera di paradiso, "il buon
tempo passato" con cui quasi ogni racconto fiabesco inizia. Ma presto
arrivano gli ostacoli, gli uomini commettono una colpa, la felicità
di un tempo viene distrutta, avviene "la cacciata dal Paradiso" (non è
esattamente la stessa esperienza che il bambino crescendo deve attraversare
interiormente e più tardi esteriormente?). A quel punto entrano
nelle favole le maschere del male: bugia, cattiveria, orgoglio, vigliaccheria,
ottusità, brama, avarizia, tutto il repertorio della stregoneria!
I personaggi delle favole vengono impigliati nell'errore e nelle miserie.
Il protagonista della fiaba vaga sperduto, esiliato, senza patria. Si
smarrisce in una foresta oscura, oppure è prigioniero nella torre
di pietra, dorme nelle ceneri, cade in disgrazia, piomba in un sonno senza
risveglio o diventa perfino di pietra. L'oro va perduto. Veleno e morte
entrano in scena. Biancaneve giace come morta. Sembra che il male e le
tenebre abbiano il sopravvento. Nel buio e nello smarrimento arrivano
segni di un aiuto vicino e cresce l'attesa del grande cambiamento. Sì,
appaiono i messaggeri del bene, del coraggio, del superamento, dell'altruismo
e della dedizione. Inizia a
brillare la speranza dell'attesa redenzione: il bene deve vincere! La
resurrezione dalla miseria si compie nella favola con l'arrivo del principe
o di un altro vincitore, rappresentanti di tutte le forze buone dell'uomo.
Questi soccorritori sono dotati di quelle che si possono definire virtù
cristiane: umiltà, coraggio, amore, sincerità, dedizione
e forza di sacrificio. Riproducono l'immagine del salvatore che porta
con sé la grande trasformazione. La sequenza
di scene qui abbozzata e la drammaticità della favola danno al
bambino un impulso morale altissimo per la sua fantasia. Le dure realtà
di cui avrà esperienza in seguito, le vive in anticipo sentendo,
soffrendo e rallegrandosi insieme ai personaggi delle fiabe che gli sono
così vicini. Egli si immedesima completamente in loro: il loro
dolore è il suo dolore, le loro lacrime sono le sue, la loro felicità
è anche la sua. Ogni atto di bontà ha la propria ricompensa
e ogni cattiveria viene punita. È un respiro morale che passa attraverso
tutti gli avvenimenti e che aiuta a fondare e a rendere solida la moralità
nel bambino, in un passaggio delicato della maturazione della sua coscienza.
Quando il bambino sperimenta come il male possa sopraggiungere, quando
la paura tocca nel profondo la sua anima, vive allora molto più
intensamente l'immancabile vittoria della giustizia. Queste sono forze
che formano il carattere! Ascoltare più volte le favole (o più
tardi leggerle) in un'età in cui si è ancora plasmabile
da immagini, immerge l'interiorità infantile nel mondo che porta
l'impronta dell'ordine divino. Lo riconobbero bene i fratelli Grimm: "le
favole vengono raccontate ai bambini affinché, in una luce pura
e lieve, i primi pensieri e le prime forze del cuore si sveglino e crescano." Non si riesce
a comprendere come mai certi ambienti religiosi dimostrino oggi qualche
diffidenza verso il mondo della favola. L'immagine morale del mondo della
fiaba ha una vera forza religiosa che rende l'anima sensibile alla venerazione
e alla grazia. Vengono accese forze di volontà nel tendere al bene.
In questo senso la vita dei popoli precristiani, fondata su saghe e favole,
può essere vista come una preparazione al cristianesimo. In definitiva,
che cos'è la parabola del figliol prodigo se non la base di tutte
le fiabe? La purificazione, il ritorno alla casa paterna dopo aver attraversato
errori, deviazioni e miserie! Accanto ad
antichissime favole tramandate dall'epoca precristiana vi è anche
un gran numero di fiabe e leggende del tempo cristiano. E Gesù
Cristo stesso non si è forse servito di immagini e parabole per
istruire il suo popolo? A un esame profondo le favole non appaiono più
soltanto gradevoli creazioni di fantasia per intrattenere i bambini: sono
pietre di costruzione dell'anima umana. Chi da bambino ha carenza di favole
diventa troppo presto saccente e portato a un realismo tutto esteriore.
I bambini che a tempo debito hanno respirato le favole hanno in loro una
ricchezza di nutrimento che favorisce un'esistenza armonica e serena.
Chi ha ricevuto questo dono dalle labbra della mamma, del papà,
della maestra, porta come tesoro perenne in sé le immagini del
mondo della fiaba. Va fatta una riserva: anche presso i Grimm ci sono
favole che non sono adatte allo stesso modo a bambini di ogni età.
È perciò importante occuparsi del come. Come
si raccontano le favole Mamme preoccupate
domandano spesso: le favole non possono generare nei bambini paure che
li rendono ancora più inquieti? Si deve rispondere: sì e
no! Certamente le favole racchiudono anche paura e timori come frutti
delle tenebre. Se chi narra li accentua troppo o addirittura li sfrutta,
tanto che nell'evolversi della vicenda le ombre non si rischiarano del
tutto, lascia indietro un problema non risolto. La stessa cosa avviene
quando per ignoranza si minaccia il bambino piccolo con lo spauracchio
dell'uomo cattivo o dell'uomo nero che lo verrà a prendere se non
si comporta bene. Com'è bello il gioco infantile "chi ha paura
dell'uomo nero" che vuole acchiappare i bambini e che chiede appunto:
"Chi ha paura dell'uomo nero!" Giubilando la schiera risponde: "Nessuno".
E tutti scappano. Il "male" viene superato nel gioco: lo stesso accade
nella favola se è raccontata nel modo giusto. Pedagoghi che intendono
essere molto teneri affermano che nelle favole vi sono crudeltà
che non andrebbero raccontate ai bambini. La strega viene bruciata, la
regina cattiva deve ballare con le scarpe roventi, la pancia del lupo
viene riempita di sassi e così via. Se però si guardano
più da vicino queste e altre immagini crudeli, ci si accorge che
è sempre "una maschera del male" ad essere bruciata e distrutta.
È l'immagine della perfidia che deve ballare fino all'assurdo nelle
scarpe roventi, non un essere umano in carne e ossa. Sono figure del male,
creature e maschere delle tenebre che vengono vinte e annientate. Trascinarle
nel realistico sarebbe un completo fraintendimento della favola. Devono
rimanere immagini nella sequenza delle immagini, in tal caso la distruzione
del male non spaventa, è anzi un momento liberatorio per il bambino
che spesso, anche esteriormente, gioisce quando il male viene castigato.
Tali esperienze rafforzano il carattere morale. Vi sono anche
fra le fiabe dei Grimm alcuni esempi che fanno venire i brividi, come
la Storia di uno che se ne andò in cerca della paura. Io non la
racconterei a un bambino piccolo, ma forse andrebbe bene per ragazzi o
ragazze di 11-12 anni, che hanno sufficiente senso dell'umorismo per ascoltare
qualche volta racconti che facciano rabbrividire. A quell'età si
amano le sensazioni forti e l'avventura. Il racconto delle fiabe esige
da chi le narra un senso di responsabilità verso il bambino: deve
sentire che per mezzo della sua parola esercita un'azione che penetra
profondamente attraverso porte spalancate nell'anima dei più piccoli.
Quanto viene dal cuore, raggiungerà i cuori. Si dovrebbe evitare
assolutamente di dare alle fiabe un'atmosfera sensazionalistica, che va
disapprovata anche per quanto riguarda certe illustrazioni e film fiabeschi
per bambini. Non dovrebbero
neppure essere raccontate con leggerezza, solo per passatempo. Si noti
il tono semplice e caldo che scorre nelle fiabe dei fratelli Grimm. Nella
fiaba poetica Jorinda e Joringhello l'atmosfera malinconica del bosco
serale fa da sfondo a quanto di inquietante sta per succedere: "Era una
bella sera, il sole splendeva tra i tronchi degli alberi, portando luce
nel verde oscuro del bosco. La tortora cantava tristemente sui vecchi
faggi. Jorinda piangeva ogni tanto, si sedeva al sole e si lamentava.
Joringhello pure si lamentava. Erano così sconvolti come se avessero
dovuto morire. Si guardavano intorno, erano incerti e non sapevano dove
dirigersi per arrivare a casa. Per metà il sole era ancora sopra
la cima del monte e per metà era tramontato. Joringhello guardò
attraverso i cespugli e scorse assai vicino il vecchio muro del castello.
Si spaventò a morte. Jorinda cantava: 2Uccellino mio con l'anello
rosso / Canta triste, triste, triste: / canta la morte della tortorella
/ canta triste / ziküth ziküth ziküth". Chi ascolta
spesso questo linguaggio sente il proprio senso della lingua irrorato
alle radici. Ci sono bambini
più sensibili e altri più robusti. Attraverso il racconto
delle fiabe i troppo sensibili possono venir fortificati e i più
robusti affinati e addolciti interiormente. La stessa favola può
essere esposta in modo diverso per bambini diversi. Una maestra racconterà
a una classe prevalentemente femminile usando un altro tono rispetto a
una classe piena di maschi esuberanti. Una madre avrà un tono differente
con un tenero bambino malinconico o con un collerico ribelle. Il bambino
in età prescolare è ancora del tutto dipendente dalle fiabe
narrate. Se gli vengono trasmesse in modo giusto, più tardi le
saprà anche leggere in modo adeguato, partendo cioè da un
giusto atteggiamento di meraviglia. Bambini che sanno ancora stupirsi,
meravigliarsi, si collegheranno molto più intimamente con ciò
che dovranno apprendere negli anni a venire e non rischieranno di inaridirsi
troppo con una conoscenza solo intellettuale. Ascoltare fiabe dai dischi
nasce da una mentalità "del cibo in pillola". Manca l'autentico
lato umano, il dialogo tra chi racconta e il bambino, che è sempre
un ricco scambio fra anime. Un tipico quadretto del nostro tempo: la mamma
in poltrona legge un giornale illustrato e i bambini nella stanza accanto
ascoltano un disco di fiabe. In alcune città europee i bambini
possono ascoltare una favola anche facendo un numero di telefono: pietre
invece di pane. Genitori
non lasciatevi portar via la cosa più bella nella vita dei bambini:
raccontate ai vostri figli fiabe e novelle! Fra i ricordi caldi e forti
dei bambini divenuti adulti ci sarà anche questo: i miei genitori
mi hanno sempre raccontato delle fiabe. Si formeranno legami d'amore molto
più saldi di quanto avvenga accontentando i bambini nei capricci
e nelle richieste che oggi si ritiene doveroso soddisfare.
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Vedi "Fiabe
illustrate" per i bambini.![]()