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Che
cosa vediamo per prima cosa quando veniamo alla luce? Molto
probabilmente la nostra levatrice! E non è una
coincidenza! Le levatrici sono quelle donne sagge (in
francese si dice appunto sage femme) che fin dai tempi
antichi sono lì ad accogliere ogni anima che sia
pronta ad affidare nuovamente se stessa e il proprio corpo
alla vita sulla Terra.
Era quindi tempo che circa 35 levatrici interessate
all'Antroposofia si incontrassero per un seminario. E' tempo
infatti di rinnovare quell'antica saggezza che si usava
trasmettere di donna in donna del tutto naturalmente.
La conferenza della dottoressa Michaela Glockler sul tema
"Il cammino dell'essere umano prima della nascita alla
ricerca del suo destino" ci ha fornito un significativo
punto di partenza. La dottoressa Glockler dimostra quanto
sia importante il momento della nascita. Questa rappresenta
la soglia tra il mondo spirituale e il mondo terreno. La
levatrice sta su questa soglia, il neonato vede la luce del
giorno e vede la levatrice. Essa rappresenta in quel momento
il mondo, il primo incontro umano del neonato è con
lei.
Sappiamo tutti quanto sia importante il nostro primo
incontro con un'altra persona. Molto spesso questo primo
momento è decisivo. Possiamo, per esempio, rimanere
fortemente impressionati. Se esaminiamo questo sentimento
più da vicino possiamo scoprire che esso è
dovuto al portamento o allo sguardo, al calore o alla gioia
dell'altra persona. Queste sono percezioni dell'Io. In che
modo può l'Antroposofia contribuire a rendere
l'atteggiamento interiore della levatrice più
consapevole e attento affinché il primo incontro del
neonato sia un incontro di valore?
Non è irrilevante, infatti, quale background abbiamo
nell'accogliere un bambino che arrivi nel mondo. Quel
neonato è in realtà "vecchio", dobbiamo vedere
in lui la persona che era in vite precedenti.
Si è interessato a una certa famiglia, a una certa
madre 500-600 anni prima del momento della nascita. Le
persone presenti alla sua nascita non sono certo lì
per caso.
Questo getta nuova luce sulle difficoltà di molti
bambini oggi. Ci rendiamo conto che potrebbero non essere
nati nel momento giusto o nel posto giusto. E questo
è tragico. Non incontrano i loro compagni di destino
della stessa età, né gli amici e gli
insegnanti giusti. Cercate di immaginare che cosa sarebbe
accaduto se aveste avuto compagni di scuola diversi. Come
sarebbe stata diversa la vostra vita, che persone avreste
incontrato o non incontrato. Il concepimento stesso è
una costellazione unica di luogo, tempo e ambiente
umano.
Nel descrivere questa costellazione, la dottoressa Glockler
ha cominciato dal momento della morte. Quando moriamo
lasciamo indietro il nostro corpo fisico: nello stesso
momento nasciamo nel mondo spirituale. Il nostro Io
attraversa allora diversi stadi. Più conosciuto
è il primo, la visione panoramica della vita appena
trascorsa che sperimentiamo nei primi tre giorni (nota anche
grazie alle testimonianze di coloro che hanno attraversato,
tornando, la soglia della morte). Il passo successivo
è la purificazione della nostra anima, che dura circa
un terzo della vita appena conclusasi, più o meno il
tempo che abbiamo trascorso dormendo. (Un pensiero
incoraggiante per le levatrici che soffrono di mancanza di
sonno!). In questa fase tutte le nostre inclinazioni
meramente terrestri vengono bruciate via. Rimangono indietro
come "ceneri", che dovranno però essere riprese prima
della nostra successiva vita sulla Terra. Le nostre forze
animiche essenziali, durevoli, passano indenni attraverso
questo "purgatorio" come pepite d'oro.
La dottoressa Glockler ha quindi spiegato che abbiamo la
possibilità di sviluppare diversi talenti che
corrispondono alle sfere planetarie anche prima della morte.
In questo caso accumuliamo meno impurità e siamo in
grado di attraversare con una coscienza molto maggiore il
processo di purificazione. La tolleranza e un'onesta
auto-conoscenza rientrano tra queste qualità.
La successiva esperienza del post-mortem è la
cosiddetta "mezzanotte cosmica", una fase di pace e di
risonanza con la luce cosmica. Passiamo quindi ancora
attraverso le diverse sfere planetarie, questa volta sulla
via del ritorno. Raccogliamo le "ceneri" e le domande e i
talenti per la prossima vita terrena. Infine nasciamo, e la
nascita è come una risposta alla nostra domanda
prenatale.
Noi levatrici e ostetriche dovremmo aiutare a far emergere
quest'impulso prenatale. Anche noi apparteniamo al destino
del bambino. Se guardiamo al neonato con questi pensieri in
mente non possiamo che essere pervase da sentimenti di
stupore e di devozione. Ci facciamo domande sul suo destino:
cerchiamo amorosamente di comprendere la sua forte
volontà di vita ma anche il dolore che dev'esser
stato parte del processo, e pensiamo al lavoro delle
Gerarchie. Se siamo in grado di vivere quest'importante
incontro con quest'atteggiamento allora il nostro benvenuto
assume la stessa qualità sperimentata dal bambino
quando si è accomiatato dal mondo spirituale. Il
bambino ha una sensazione di familiarità. Forse
possiamo incoraggiare i genitori a interrogarsi anch'essi
sul destino del piccolo, contribuendo alla gioia per il suo
arrivo.
Alcune partecipanti al seminario hanno parlato della loro
esperienza pratica come levatrici, raccontando di come molte
madri abbiano avuto la percezione dei loro bambini prima
ancora del concepimento. Questo richiede però uno
spazio in cui tali esperienze possano essere raccontate.
Può essere di grande aiuto per le donne che le loro
levatrici siano consapevoli del fatto che il bambino
è un'individualità con la sua storia anche
prima del concepimento e che si va avvicinando alla coppia
dei suoi genitori già da molto tempo. Ma non possiamo
forzare questi pensieri, è sufficiente che essi siano
contenuti nel nostro atteggiamento.
Una di noi ha raccontato di come sia riuscita ad aiutare
genitori ansiosi risvegliando la loro fiducia nel bambino.
Ha sottolineato quanto il bambino debba aver avuto fiducia
in loro per consegnarsi nelle loro mani debole e indifeso.
Con l'aiuto di questi pensieri la fiducia può
diventare reciproca e molta gioia può essere
suscitata nella madre e nel padre.
Un'altra ha parlato del problema degli handicap. Le diagnosi
prenatali distinguono oggi, in una fase precoce, quali vite
siano "valide" e quali no. Sulla base della sua esperienza
ha visto come madre e bambino necessitino di un aiuto molto
diverso. Il primogenito di una donna era nato con la
sindrome Down. La levatrice si era limitata a mettere il
bambino sulla pancia della mamma senza dire niente. Solo
dopo un quarto d'ora la donna aveva chiesto: "è
normale?", al che la levatrice aveva risposto: "potrebbe
avere la trisomia 21" e la madre era scoppiata a piangere.
Immediatamente la domanda: "perché è
successo?". E la levatrice aveva risposto: "è
certamente un grande mistero, ma ci dev'essere una
ragione...". Un anno dopo la madre scrisse alla levatrice
dicendole quanto importanti e valide erano state le sue
parole subito dopo la nascita. Aveva scritto anche: "il mio
bambino ha aiutato molte persone a riscoprire l'amore,
l'amicizia e la solidarietà". Questo è un buon
esempio di come l'atteggiamento della levatrice possa
contribuire a una trasformazione e a un'evoluzione
personali.
Possiamo coltivare la nostra consapevolezza anche dedicando
la nostra attenzione a come si sente, non solo fisicamente,
la nostra cliente. Qual è il suo ambiente? Può
organizzare le cose in vista dell'arrivo del bambino? Che
tipo di appoggi ha? Quali sono le sue preoccupazioni? Le
preoccupazioni implicano un gesto di repulsa, ma creano
anche uno spazio per un "tu", per un "chi sei tu?".
Particolarmente interessante l'esperienza di una levatrice
svedese che lavora in tutti i settori in cui sono impegnate
le ostetriche, dalla cura prenatale alla nascita in clinica,
dal ritorno a casa alle cure post-partum etc. Il suo lavoro
include anche l'insegnamento in una scuola Waldorf
dall'ottava alla dodicesima classe (dai 15 ai 19 anni). In
nona classe tiene lezioni settimanali, a volte separatamente
per i ragazzi e per le ragazze. Li invita anche a colloqui
personali, cosa che essi spesso fanno. E' un settore che
andrebbe sviluppato.
L'essere "divenute un tassello della Sezione Medica"
rappresenta per noi un compito e una sfida. In ogni caso
questo nostro primo incontro è stato di grande valore
per ciascuna di noi e ne ringraziamo con tutto il cuore
coloro che vi hanno contribuito!
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