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La
parola e la poesia
Nell'essere
umano l'interesse per la parola e per la poesia è risvegliato dal
"Verbo dei mondi spirituali", dalle parole primordiali che egli
può ricevere durante la notte. Mentre la musica, come abbiamo visto,
suscita la più intensa interiorizzazione, la parola invita ad esteriorizzare
. Bisogna "far passare" la parola dall'interiorità dell'anima
e del corpo alla "coscienza diurna" (7) e nel mondo. E' una
coscienza nuova che si dischiude a contatto con il mondo, una nuova volontà
che si dispiega. La lingua ne è il testimone attraverso le rappresentazioni
che essa comunica e attraverso il proprio impulso volitivo.
Tuttavia deve a sua volta intervenire il sentimento per stabilire il contatto
diretto con il prossimo, con il mondo. Questo rapporto è tanto
più centrato sul nucleo essenziale dell'uomo, sull'Io, quanto più
la parola viene dal profondo del cuore. Quest'organo interiore interviene
attraverso il ritmo del polso entrando in quello di ogni respirazione.
"L'essere umano (...) impregna le proprie parole e le proprie frasi
di ciò che sgorga dal profondo del cuore" (8). Il segno principale
di ciò è il calore fisico e animico del parlare.
Parlando, l'uomo imprime la forma della parola all'aria che espira. Allo
stesso tempo il calore centrale del cuore si diffonde nel mondo. Nell'espirazione
il polmone non espelle soltanto anidride carbonica ma anche il calore
che si è riversato nel polmone con il sangue e l'anidride carbonica.
Quando parliamo questo calore può servire da veicolo dell'Io. L'Io
può trasformarlo in calore animico che viene dal cuore. Il tono
di intima convinzione, così impressionante nel modo di parlare
di Rudolf Steiner, nasce dal calore del cuore.
Un parlare che viene dal cuore e va al cuore dell'altro evita gli eccessi
del polo della volontà, che si manifestano nel parlare emotivo.
Ed evita, allo stesso tempo, il parlare esclusivamente intellettuale che
origina dalla testa. Il parlare emotivo può essere percepito come
troppo denso, mentre il parlare intellettuale manca di spessore. Il modo
di parlare declamatorio e vuoto combina i due eccessi e non li sa temperare.
Si continuano ad aggiungere parole, ma manca la risonanza interiore. Il
sentimento sano dell'uomo è assente, e l'anima è come svuotata.
Il parlare formato artisticamente deve trovare il suo posto tra i due
estremi, conferendo calore alle rappresentazioni astratte e compenetrando
di anima e di calore la volontà istintiva.
In fondo, il parlare tende sempre verso il dialogo, dialogo con l'Io dell'altro,
il cui ascolto silenzioso è già di per sé una risposta.
Così anche la recitazione dovrebbe sempre condurre a un dialogo
muto con gli uditori; e la lettura intima di testi poetici dovrebbe far
dialogare con l'autore. Nell'embrione comincia già un dialogo,
questa volta di natura organica. Secondo recenti ricerche, il bambino
nel seno materno percepisce il battito del cuore di sua madre e risponde
a modo suo. Questa "risposta" consiste nello sviluppo degli
organi della parola, in particolare della laringe, che più tardi
formerà le sonorità della lingua nell'aria espirata. La
sua muscolatura si costruisce in modo corrispondente alla struttura interna
del muscolo cardiaco. Il rapporto tra la parola e il cuore è dunque
evidente fin nel regno organico.
L'azione terapeutica della parola si esercita attraverso l'applicazione
medica dell'arte della parola, creata da Rudolf Steiner. Quest'azione
si dispiega a partire dal centro e attraverso la respirazione si rivolge
alla parte mediana fisica e animica dell'uomo (9). Dal punto di vista
terapeutico, l'azione principale mira al cuore e all'Io che opera in questo
organo. Gli esercizi della parola hanno un'influenza positiva sul cuore
e perfino sulle sue funzioni fisiche; da lì la parola terapeutica
risuona sulla respirazione, risale verso la testa e discende nella regione
del metabolismo. L'aiuto curativo della parola si applica direttamente
nei casi in cui il pensiero gira a vuoto o si perde, in cui la volontà
è bloccata o esuberante, in cui l'emotività ansiosa si ritira
davanti al mondo o, al contrario, il sentimento si espande senza controllo.
Le malattie cerebrali che comportano disturbi del linguaggio reagiscono
positivamente alla terapia attraverso la parola. Accade lo stesso con
tutte le affezioni psichiche, in quanto tutte possono essere accompagnate
da disturbi del linguaggio e tutte possono beneficiare di questo trattamento.
E anche quando queste malattie non comportano evidenti disturbi della
locuzione, non mancano disturbi più sottili e la parola può
comunue esercitare un effetto terapeutico. Essa agisce a partire dal centro
dell'essere umano, dall'Io, sulla vita animica malata, permettendole di
stabilire con il mondo un legame nuovo.
Ascoltando poesia e recitandola in prima persona, il malato impara inoltre
a riaprire il suo Io ai contenuti spirituali. Una volta ancora, può
oggettivare i suoi problemi soggettivi con l'aiuto dell'arte. In particolare
la poesia lirica, che scaturisce dall'intimità dell'anima, l'aiuta
a rivelare la sua vita interiore quando questa si è troppo isolata
dal mondo. Il carattere immaginativo della poesia epica guida il malato
nella vita e collega la sua vita interiore con il mondo esterno, contribuendo
così a stimolare e a ordinare l'evocazione del ricordo, che è
un fatto che riguarda l'Io. L'arte drammatica permette al malato di rivolgersi
all'altro a partire da un determinato ruolo, imparando così, se
necessario, ad entrare in contatto con gli altri. Grazie al suo ruolo,
egli impara ad esprimere se stesso.
Tra le diverse arti, l'arte della parola e la poesia sono quelle che si
rivolgono più direttamente all'Io a partire dall'anima di colui
che parla. Queste arti si rivolgono allo stesso tempo alla coscienza che
vive nell'anima centrata sull'Io. L'anima cosciente è l'organo
animico privilegiato per la parola e la poesia. Queste arti permettono
la stimolazione più adatta al suo sviluppo. Pertanto, in tutti
i disturbi evolutivi dell'anima cosciente, la terapia attraverso la parola
è particolarmente indicata insieme all'euritmia curativa.
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