Retrospettiva e prospettiva

Eccoci alla fine del nostro viaggio attraverso le arti terapeutiche. Era cominciato dall'architettura, che ci ha introdotti nel mondo dello spazio di cui fa parte il corpo fisico. Il modellaggio e altre arti plastiche ci hanno fatto penetrare nell'organismo delle forze che strutturano il nostro corpo, agendo in armonia con la natura. L'esperienza della pittura ci ha messi in rapporto con il mondo a partire dalla nostra interiorità, mentre la musica, che è un'arte autosufficiente, ci ha portato ad una totale interiorizzazione. La parola e la poesia stabiliscono un nuovo rapporto con il mondo a partire dall'Io. Con l'Io inserito nel mondo siamo tornati con l'euritmia fino all'organismo delle forze formatrici per impegnarci infine, con la ginnastica, e sotto una nuova forma, nel corpo fisico.
Questo percorso ci ha dimostrato la fondatezza dell'ipotesi secondo cui la pratica dell'arte non rappresenta un apporto esterno, una "politica estera" rispetto all'uomo, ma è piuttosto conforme alla sua natura profonda che si nutre così alle fonti esistenziali. Queste zampillano nel corso della notte. Si riversano nelle zone inconsce del nostro corpo e della nostra anima, da dove possono riemergere sotto forma artistica durante il giorno. Esercitandoci a riceverle e ad unirci a loro ci uniamo anche alla nostra esistenza cosmica.
Questa non riguarda solo la notte, ma anche l'epoca in cui l'umanità, così coma le Terra, erano più unite che non ai nostri giorni al cosmo. Se ne trova il ricordo nella leggenda del Paradiso, dell'età dell'oro. Questa prima infanzia dell'umanità, il cui riflesso riluce in qualche modo nell'infanzia di ogni essere umano, era ancora indenne da malattia e peccato. Le arti ci apportano ciò che resta dell'età dell'oro.
Quando la malattia ci separa eccessivamente dall'universo, dalla natura, l'attività artistica ci restituisce un riflesso paradisiaco della salute originaria e dell'innocenza primordiale. Quando la malattia ci impedisce di separarci dal corpo o, al contrario, ci spinge fuori di noi tanto da farci perdere il legame con il corpo, la pratica delle arti ci aiuta a riallacciare in modo sano tale rapporto. Nelle sue diverse forme, la terapia recupera lo stato di salute che si rinnova ogni mattina, e che procede dalle sorgenti della notte, dalle sfere dell'arte. In questo modo la terapia artistica si rivolge all'uomo sano nell'uomo malato e stimola in lui i processi di autoguarigione che opereranno allora la guarigione attraverso il legame con il cosmo.
Tutto questo non può avvenire se non attingiamo alle fonti della terapia artistica, esercitandoci con pazienza e regolarità. Come sappiamo, l'uomo del XX secolo non riceve più nulla in regalo. Il suo Io lo richiama ad unirisi sempre di nuovo allo spirito del cosmo e alle sue sfere dell'arte. Questo vale tanto per il malato come per l'artista terapeuta. Non si possono far condividere a lungo i benefici dell'arte senza riceverli in prima persona, senza praticarli, se no l'arte diventa una semplice tecnica. Tuttavia, dopo aver attinto alle fonti dell'arte, l'artista che intenda dedicarsi alla terapia deve fare il sacrificio della creazione personale nella propria arte per consacrarsi interamente al malato e alla sua guarigione. Quest'attività dovrebbe svolgersi nella più stretta collaborazione con il medico curante per far fronte a tutti gli aspetti della malattia e della sua cura.
La terapia artistica non mira all'opera d'arte. Si tratta soprattutto dell'esercizio curativo, ripetuto ad un ritmo che sia il più regolare possibile. Ogni pratica di questo genere, scelta con cura e bene accompagnata, apre al malato una nuova fonte di vita.
Fin dalle sue prime prove, il malato può già fare l'esperienza della bellezza dell'arte. Si avverte come ogni bellezza faccia trasparire ciò che è più grande di noi, l'unità delle leggi e della vita. Si scopre un risplendere di vita divina, la traccia della vita dello spirito. E alla fine non è più necessario ricevere il bacio delle Muse. Basta sentirne il soffio quando ci sfiora al suo passaggio, cosa che avviene con ogni esercizio artistico. Ogni essere umano della nostra epoca può ricevere una parte della grazia - grazia di guarigione - che accompagna il malato nella sua attività artistica.

 

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