La prova del doppio nel rapporto di coppia
di Michel Joseph

- seconda parte -

- seconda parte - (se vuoi leggere la prima parte, clicca qui)

...A questo livello di manifestazione, non posso vincere il doppio se non sviluppando in me la veridicità: io guardo l’altro negli occhi e guardo la verità in faccia. Essere presente con il proprio io dietro i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni è pensare il vero, parlare in modo veritiero, agire in modo veritiero.
Questo rapporto con il vero è molto esigente. La veridicità è "retta"; non può accontentarsi di "mezze verità", di compromessi, di opinioni generali o di pregiudizi. Essere nel Vero significa ricreare sempre qualcosa di nuovo, intraprendere una nuova azione. Anche una semplice parola, se pronunciata con tutta la profondità del proprio essere, può trasformare il mondo.
La facoltà che bisogna applicare qui è il primo elemento base del cammino occulto di cui abbiamo parlato: la devozione verso la verità. Si guarderà l’altro facendo vivere in se stessi questo impulso di veridicità. Così facendo, ci si potrà dire: "Dietro tutta quest’ombra che sembra essersi impossessata dell’altro vive anche l’Essere Vero che vorrebbe esprimersi, ma che al momento è nascosto. Voglio donarmi a quel Vero, aiutarlo ad attraversare le tenebre e il freddo, ascoltare quello che vuole dirmi dal suo esilio". Quest’atteggiamento di ascolto nei confronti del vero, questa devozione alla verità, è ciò che permette di cominciare a superare il proprio doppio. Presto, attraverso le immagini di noi stessi che ci rimanda l’altro e quelle che si "congelano" nel nostro intelletto e tutto ciò che oscuramente sale dal nostro organismo, arriviamo ad una prima percezione del nostro doppio.
Percepiamo allora che questo doppio non è altro che l’essere "congelato" delle nostre abitudini, dei nostri riflessi psichici, di tutto il peso morto del passato che non assumiamo su noi stessi. È intessuto di tutti i nostri condizionamenti, ma questo tessuto è diventato autonomo e vuole impadronirsi di noi. È come un guscio psichico che ci chiude e ci soffoca, le sue scaglie, anelli e articolazioni si sono formati attraverso la proiezione e l’agglomerazione di tutte le nostre menzogne, di tutte le nostre azioni, pensieri e parole falsi, di tutte le nostre mezze verità. Tutte le volte che agisco per interesse egoistico o perché così è più facile, o perché "fanno tutti così", non è il mio io che può rispondere del mio atto di fronte all’univeso, al mondo spirituale. Ed è allora che nutro questo doppio, che incateno qualcosa di me stesso a lui, che rafforzo il suo guscio. Ma se ora lo percepisco, quel che vedo è il risultato di tutto il mio passato, del passato di quest’esistenza e di altre che l’hanno preceduta. Il doppio appare allora nella sua realtà di immagine irrigidita del mio karma nella misura in cui questo non è stato ancora compensato da altri atti. Un lavoro vigilante di veridicità, di devozione verso il vero fa, infatti, emergere anche questo: ogni vittoria sul doppio, cioè ogni intuizione di un "atto" dell’Io, che compensa un "atto" antico e "congelato" del doppio, significa che io sciolgo dall’incantesimo una parte di esso, che io posso lavorare a trasformare qualcosa di me stesso che ad esso era incatenato. Ora, dato che tali atti implicano sempre qualcun altro, questo lavoro di veridicità cosciente tende necessariamente a liberare anche qualcosa del doppio degli altri o dell’altro. Questo fatto è già di per sé un’esperienza cristica sulla quale torneremo più avanti, ma è chiaro che attraverso di essa entro in una sfera oggettiva, che è quella del karma di tutta l’umanità. Accettando questa lotta interna prendo su di me qualcosa della lotta esterna.

Può però accadere, nel fuoco dell’azione, che non abbiamo in un primo momento - o non abbiamo mai - la forza di fare questo lavoro di veridicità. Ci troviamo allora nella situazione del personaggio di Tolstoj che sa che "la scenata è imminente", che la "teme come il fuoco" e vorrebbe dominarsi, ma ormai la collera "invade tutto il (suo) essere" (2). È il tipico processo, caratterizzato sopra, di manifestazione del doppio nel quale si congiungono la vita dell’anima, l’accanimento meccanico dell’intelletto e le pulsioni primitive di violenza che salgono dalla volontà. Si assiste ad un contagio diretto di ciò che si muove, nell’uno e nell’altro, nel polo ritmico e in quello metabolico. Osserviamo del resto lo stesso contagio della paura e della violenza in tutto ciò che è fenomeno di folla, psicologia di massa (3).
Pur nella massima vigilanza, ci sono sempre momenti nella giornata in cui per debolezza forniamo un qualche nutrimento al doppio. In questo caso, il male è ormai fatto, l’incomprensione si è stabilita o un violento conflitto è esploso o mi sono lasciato andare ad un atto inconfessabile. Il male è fatto e le sue conseguenze oggettive sono qua - e continuano ad agire su altre conseguenze che sfuggono ormai alla mia osservazione -; posso tuttavia fare qualcosa per tentare di compensare quel che è successo. Non si tratta di cancellare l’errore - come potrei del resto? - ma di liberare ciò che con la mia azione ho incatenato al mio doppio e a quello dell’altro. Questo non è possibile se non lavorando direttamente sui doppi, accettando ora di assumerli su me stesso. Attraverso le mie azioni ho emesso determinate immagini di me che sono, al momento, "congelate". Queste immagini non sono "congelate" soltanto in me, ma anche nella percezione che gli altri hanno di me. Se non le riconosco in me, esse mi verranno comunque rimandate dagli altri, dal loro giudizio, ed esse mi imprigioneranno sempre di più e limiteranno anche coloro che me le rimandano. Esiste una sorta di attrazione magnetica tra ciò che è chiuso nel mio doppio e le immagini che gli altri mi rimandano di me stesso. È a quel punto che spesso, aspettandoci che una persona agisca in questo o quel modo - perché questo è il suo carattere, perché ha quest’abitudine, perché è "incorreggibile" -, la verità va incontro ai pregiudizi.

Il lavoro spirituale sulle immagini

Per "lavoro sui doppi" intendiamo qui "lavoro sulle immagini": si tratta di assumere nella propria anima i tre tipi di immagini - quelle che mi faccio di me stesso, quelle che ho degli altri, quelle che gli altri mi rimandano di me. Dato che le immagini "congelate" (pregiudizi, prevenzioni, punti di vista a priori, proiezioni, associazioni semi-coscienti) sono l’elemento attraverso cui i doppi si scontrano, il mio lavoro consisterà nello "sciogliere" queste immagini, nel restituire loro plasticità e mobilità, cosa che avrà l’effetto di "liberarle dall’incantesimo" negli altri e in me stesso. Per farlo sceglieremo determinati momenti di calma e di isolamento, preferibilmente alla fine della giornata, ed evocheremo interiormente nel modo più ricco possibile le scene in cui le immagini si sono "congelate" nel nostro doppio. Possono anche essere parole che ci sono state rivolte, e che abbiamo sentito come ingiuste nei nostri confronti. Da dove vengono? A che situazioni anteriori ci riportano? Se circolano immagini del genere sul mio conto è perché, che lo voglia o no, qualcosa in me ha fatto sì che io le emettessi. A quali realtà, a quali fatti, a quali comportamenti mi riportano? Evocheremo interiormente anche queste situazioni anteriori. L’importante è dare la maggior realtà e la maggior vita possibili a queste immagini e mettersi al loro ascolto, lasciandole vivere interiormente. Possiamo riconoscere qui la seconda condizione fondamentale di sviluppo esoterico presentata all’inizio: la pratica della vita interiore. E in effetti, il "lavoro sulle immagini" consiste nel lasciar vibrare l’eco degli avvenimenti vissuti in precedenza, nell’ascoltare il linguaggio nascosto degli esseri e delle cose. Non si tratta di godere di nuovo delle impressioni passate, ma di ricomporle interiormente, di assumerle tutte insieme nella propria anima, di trattenerle così alcuni minuti lasciando che parlino il loro proprio linguaggio. Generalmente basta dormirci sopra e, se sviluppiamo un’attenzione sufficiente al risveglio, le risposte possono già presentarsi la mattina dopo. Possono essere esperienze che riportiamo dai sogni e che sono la metamorfosi di immagini elaborate, possono essere ispirazioni del mattino o avvenimenti inattesi della nuova giornata in cui riconosciamo risposte del mondo spirituale. A volte accade che al momento di "lavorare sulle immagini" si percepiscano già risposte obiettive, ma bisogna stare bene attenti che non si tratti di semplici speculazioni. Nella pratica della vita interiore bisogna assolutamente evitare qualsiasi interpretazione o tentativo di manipolazione. Lascio il mondo spirituale libero di rispondermi o no attraverso esperienze interiori, ispirazioni, avvenimenti esterni, incontri. Se in apparenza non succede ancora niente, a condizione che io persista con regolarità e pazienza presto constaterò che questo lavoro agisce velocemente e a volte là dove meno me lo aspetto.
Un’osservazione approfondita del "lavoro sulle immagini" permette di constatare che esso agisce principalmente sulla sfera mediana, quella dell’armonizzazione, quella dell’anima che è appunto ciò che manca al doppio. Mettendomi in ascolto dell’anima delle cose, degli esseri e degli avvenimenti, io curo le ferite del passato, riempio i vuoti, rimetto in movimento ciò che è divenuto inerte e pesante. Questa è la sfera della guarigione, questo lavoro ha virtù terapeutiche. Capiamo meglio tutto questo se sappiamo che il doppio veicola non solo il karma passato non assunto, ma anche - e questo vi è collegato - tutte le cause delle malattie organiche e psichiche. La medicina di Paracelso ha le sue origini proprio nell’approccio cosciente al doppio, e gli antichi iniziati druidici e scandinavi traevano le loro forze di terapeuti da questa conoscenza.
Si osserva quindi che con questo secondo aspetto della lotta interiore contro il doppio noi armonizziamo non solo ciò che lega i nostri corpo, anima e spirito, ma anche i nostri rapporti con gli altri e con il mondo. Questa sfera mediatrice e terapeutica è allo stesso tempo, eminentemente, quella del sociale.
Resta un ultimo aspetto della trasformazione del doppio: la devozione al vero mi può permettere di agire in una determinata situazione, di trovare, nel presente del quotidiano, il cammino verso l’altro; la vita interiore mi permette di curare il passato, di collegarmi con gli altri esseri e con l’universo; ma è possibile che tutto questo non sia ancora sufficiente a trovare le azioni in grado di compensare i miei errori passati. Che cosa darò al futuro? Come dare un contributo positivo all’universo e all’umanità? Come realizzare il mio vero Io?

L’attraversamento cosciente della soglia e l’Essere della Luce

Queste domande sono l’opposto dell’amara constatazione del personaggio di Tolstoj. Ha gridato: "Che tu possa crepare!" a sua moglie e non si riconosce più: "Ricordo che quelle orribili parole mi terrorizzarono. Non mi sarei mai creduto capace di pronunciare parole così volgari, così tremende...". Il problema riguarda direttamente ciò che ribolle nella volontà, quando parliamo o agiamo ancor prima di essere coscienti di ciò che facciamo. La volontà è in effetti inconscia, è la natura in noi, ha sempre la tendenza a portarci verso il futuro, a precedere il nostro pensiero. È necessario che l’Io sia presente fin nell’interiorità di queste forze oscure che possono così facilmente essere abitate da qualcosa di diverso da noi stessi. La difficoltà è grande, come affrontarla praticamente?
Non possiamo essere coscienti di colpo dei complessi processi che si svolgono nel nostro corpo quando facciamo il semplice gesto di alzare un braccio. La volontà nelle membra dorme. Tuttavia c’è un luogo privilegiato in cui possiamo percepirla in azione: è in seno al pensiero, in quanto attività del pensare. Che cosa accade quando penso? Generalmente non ci faccio caso perché non mi interesso a questo processo spontaneamente, sono troppo catturato dai contenuti così "interessanti" o così "utili" dei miei pensieri. Tuttavia la volontà vive nell’attività pensante come nelle membra. La differenza è che là io sono cosciente, presente con il mio Io, e che posso risvegliarmi ad essa. Bisogna passare dall’"io penso" abituale al "ciò pensa in me" e al "mi sento unito all’ attività pensante".
Per esempio, se decido di rappresentarmi interiormente una rosa, c’è prima di tutto la fase di costruzione dell’immagine mentale in cui mi interesso unicamente al contenuto del mio pensiero. Ma dal momento in cui l’immagine è ben presente in me, la fase successiva consiste nel vivere intensamente in quest’immagine, nel vivere nel pensiero. A questo punto si presenta una prima soglia: posso varcarla solo se rinuncio ad essere l’autore del mio pensiero, della mia immagine. È una piccola morte dell’io ordinario. Questo non è più il soggetto del pensiero, perché è il pensiero stesso a divenire il proprio soggetto. Perché vivere nel pensiero significa guardarlo interiormente percependo simultaneamente tutte le sue qualità - contenuto, forme, colori, calore, luce, movimento, etc. Devo sperimentare allo stesso tempo il suo interno e il suo esterno, esso diviene un essere vivente al quale mi unisco. Questo passaggio attraverso la morte dell’io ordinario rappresenta anche quello della resurrezione del pensiero - da pensiero morto, intellettuale, esso diventa pensiero vivente, animato e rigenerante. Si presenta allora la terza fase: non più "io penso" ma "ciò pensa in me". Ci si sente allora immersi in un oceano di pensieri o piuttosto in un’attività universale di "pensare" (e non di "pensato"). Quest’attività è quella del cosmo stesso. Questo "pensare" cosmico è puro volere - è il volere-essere che agisce ovunque nell’universo, nel canto degli uccelli o nel soffio del vento, nel germogliare delle piante o nell’irraggiare del sole. Il pensiero è così divenuto allo stesso tempo l’interno e l’esterno - è qui, a riempirmi, e contemporaneamente io lo percepisco ai confini dell’universo. Questa presa di coscienza mi conduce allora alla quarta fase, in cui la meditazione si espande ricapitolando tutte le fasi precedenti e collegando quindi l’interno con l’esterno: "mi sperimento come un nuovo Io, nell’unione tra attività pensante e divenire universale". Ridivento il soggetto del mio "pensare", ma questo nuovo Io è immenso, non è più prigioniero del mio corpo, irradia da tutti i punti della periferia dell’universo - l’Io e il cosmo sono una cosa sola nell’attività pensante che collega l’interno con l’esterno.
Questo cammino è quello della meditazione (4). La meditazione consiste nello scegliere un contenuto di pensiero, nell’osservarlo e nell’elevare successivamente quest’osservazione fino a quella dell’attività pensante-volente esercitata durante il processo. In questo modo trasformo il pensiero in volontà e ne faccio l’esperienza cosciente. Questi momenti privilegiati costituiscono quel che abbiamo chiamato la calma interiore, terza condizione dello sviluppo esoterico. Coltivarli è di un’estrema importanza per la vita quotidiana, sono punti di dinamizzazione che proiettano tutta una luce nuova sul vissuto.
La meditazione regolare permette in effetti di dissipare progressivamente l’opacità di ciò che vive in seno alla volontà. A volte sopravvengono momenti di maggior lucidità: risveglio durante il sonno, percezione di relazioni inattese tra gli avvenimenti, rivelazioni karmiche, intuizioni morali per l’azione. E accanto alle percezioni di fenomeni soprasensibili generalmente inconsce, constatiamo anche che l’andamento della vita ne risulta migliorato, l’Io è maggiormente all’altezza, più presente negli avvenimenti piccoli e grandi.
È allora che siamo pronti a varcare coscientemente la soglia del mondo spirituale e che si presenta di nuovo, ma in modo sconvolgente, l’esperienza del doppio. Questo doppio viene percepito ora come se fosse fuori di noi, totalmente oggettivato. È una visione terrificante, ma ora ne comprendiamo la vera natura: ci serve da guardiano, da velo opaco destinato ad impedire la penetrazione prematura nel mondo spirituale. Viene anche chiamato il "piccolo guardiano della soglia" (5) ed è l’immagine stravolta e mostruosa delle nostre proprie imperfezioni, di tutto ciò che ancora resta da trasformare in noi. La sua apparizione davanti agli occhi dell’anima coincide con il cambiamento della vita psichica che sempre si produce alla soglia: la scissione delle tre forze dell’anima. Così pensare, volere e sentire non sono più collegati, sono allo stesso tempo in me e fuori di me come tre esseri autonomi, mi fanno vivere dall’interno e dall’esterno i tre aspetti del doppio che si presenta ora nella forma divisa in tre del "piccolo guardiano della soglia".
Il cammino è ormai aperto, la grande lotta interiore è cominciata. Bisogna che il mio Io eserciti la sua nuova libertà, che ristabilisca l’armonia un tempo istintiva delle tre forze dell’anima; le dirigerà a partire da se stesso e comincerà così a trasformare il temibile guardiano. L’immagine archetipica di un sublime Io superiore diviene così percepibile: "Io sono il Grande Guardiano. Raggiungerai lo scopo quando avrai trasformato il piccolo in grande!".
È l’Essere della Luce che rischiarerà il mio procedere futuro, ma io lo riconosco già dalle sue opere: sento che nella mia lotta interiore contro il doppio era attivamente presente nei tre impulsi che mi guidavano. Il primo si chiama veridicità, il secondo guarigione e giovinezza, il terzo altruismo, amore dell’altro. Sono queste le tre qualità che permettono di riconoscere l’impuslo cristico, quello del Grande Mediatore che prende su di sé gli errori oggettivi dell’umanità nella grande lotta esteriore. Sono queste le tre inesauribili forze che ci vengono in aiuto anche quando accettiamo di assumere dentro di noi il teatro degli scontri.


NOTE:
(1) - Michel Joseph, 54 anni, francese, è il direttore della rivista di Antroposofia Tournant. Insegna Storia e Filosofia in un liceo di Parigi ed è stato a lungo professore presso la scuola Waldorf di Chatou, presso Parigi. Questo testo è tratto dal libro "Il doppio e l’angelo" di prossima pubblicazione in Canada e viene pubblicato per gentile concessione dell’autore. La prima parte è stata pubblicata sul n° 9 di Kairos.
(2) - Leone Tolstoj, "La sonata a Kreutzer", cap. XX.
(3) - A questo proposito sarebbe interessante studiare sotto quest’angolatura i mass-media e osservare come la televisione, la pubblicità, gli avvenimenti sportivi, i concerti rock, le manifestazioni politiche agiscano sui doppi e diventino una manipolazione sociale.
(4) - Cfr. Rudolf Steiner, "La Filosofia della Libertà", Editrice Antroposofica, Milano 1992.
(5) - Rudolf Steiner, "L’ Iniziazione", cap. "Il guardiano della soglia", Editrice Antroposofica, Milano 1996.

 

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