| Articolo tratto dal Bollettino BIO Dimanica dell'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica
anno XI ~ Bollettino n.61 ~ luglio/agosto 2005
Nel grano si ritrova l’uomo in tutte le sue parti costitutive,
nel pane, tutti gli elementi cosmici.
Scarica: il documento da stampare (Acrobat .pdf)
NELL’ANTICHITÀ IL PANE non era utilizzato
solo come alimento, ma aveva anche
un significato religioso.
Durante la settimana si mangiava il pane
lievitato di orzo o di segale. Era l’alimento
di base degli schiavi e dei gladiatori: zuppa di
pane; la domenica, giorno consacrato al Signore,
si mangiava il pane azzimo, non lievitato
e non lavorato. Questo pane è rotondo e piatto.
“Nessuna offerta di cereali in sacrificio a Jehova
dovrà essere preparata con lievito.” (Levitico 2, 11)
I cereali furono sviluppati dalle graminacee
selvatiche nell’epoca dell’Antica Persia (circa
5.000 anni a.C.). Il grande maestro Zaratustra
solcava il terreno con un aratro d’oro affinché la luce del sole fecondasse le “primigenie
sementi” lanciate nella terra.
Le alte quantità di Silicio presenti nei cereali
indicano la loro relazione con la luce. Per questa
ragione è necessaria molta luce solare affinchè
crescano sani e salutari. Il Silicio funziona come
un’antenna che cattura le forze cosmiche
e, nel corpo umano, agisce nella formazione
di tutto l’organismo e fin nel tessuto connettivo.
In questo senso i cereali – riso, mais, orzo,
miglio, avena, segale e frumento – sono “alimenti
solari” per eccellenza e devono essere l’alimento
dell’uomo moderno.
L’orzo contiene una grande quantità di Silicio
(70%), oltre a proteine(15%) e pochi grassi(2%):
per questo è indicato per fortificare il sistema
nervoso e gli organi di senso, la pelle, le unghie,
i capelli e le mucose (nei raffreddori, per esempio).
Per questa stessa ragione era il cibo dei gladiatori.
L’avena contiene una maggior quantità di grassi(11%), proteine e Magnesio: è indicata
per la dieta del diabetico.
La segale cresce meglio in un clima freddo: è stata la base dell’alimentazione dei contadini
del Nord Europa per moltissimi anni.
Il pane è sempre stato la base dell’alimentazione
umana, sia fisicamente che spiritualmente.
Per capirne l’importanza è necessario
conoscere il modo in cui si prepara il pane,
a cominciare dalla coltivazione dei cereali,
passando poi alla macinazione, alla
fermentazione fino ad arrivare a conoscere come il pane agisce sul processo digestivo.
Anticamente si aveva l’intuizione giusta
per eseguire tutto ciò: l’intero processo era
permeato da un rituale, e solo oggi cominciamo
a capirne il profondo significato.
Si raccoglieva il cereale (specialmente
la segale), si lasciavano riposare i chicchi per
un po’ di giorni e poi lo si macinava lentamente
con macine di pietra, per conserve così tutta
la sua qualità di farina integrale.
Poi si lavorava la pasta con le mani in ciotole
di legno; nel successivo periodo di riposo, la
cui durata dipendeva dalla temperatura e dalle
condizioni climatiche, l’impasto fermentava
naturalmente e lentamente. In tedesco è chiamato sauerteigbrot (pane acido);
da noi è conosciuto come pane lievitato (da non
confondere con il pane lievitato artificialmente) Una piccola quantità di pasta (pasta madre) era
tenuta in serbo per far fermentare il prossimo
impasto e così di seguito.
Cosa vuol dire far “fermentare il pane”?
Vuol dire: trasformare i carboidrati in acido
lattico per mezzo dell’enzima alfa-amilasi,
che è lo stesso enzima prodotto dal pancreas.
Per questo le feci dei bambini piccoli hanno
un odore acido; quando il bambino cresce,
nell’intestino si sviluppa la flora intestinale
(batteri coliformi) e produce l’odore
caratteristico delle feci dell’adulto.
Il pane così preparato è quello che si mangiava
tutti i giorni: il pane lievitato e fermentato.
Cosa mangiamo oggi?
Il passaggio dalla segale al frumento sta
a indicare la preferenza per una produzione
rapida; il frumento cresce in regioni calde,
mentre la segale preferisce climi più freddi. Con
il frumento è possibile fare una maggior varietà
di pane, torte e biscotti. Dato che lo stoccaggio precoce del germe (grassi insaturi e albumine)
bisogna trasformarlo in farina bianca, un
prodotto praticamente morto. Visto che la pastaè insipida, bisogna aggiungere creme o ripieni
perché diventi gradito al palato.
Il frumento non possiede uno degli
amminoacidi essenziali, la lisina, così si aggiungono preparati chimici per rendere
il pane più ricco in proteine e vitamine. Inoltre,
l’utilizzo di macine metalliche ad alta velocità di rotazione produce temperature molto elevate,
oltre i 1000°C, il che provoca la distruzione delle
vitamine termolabili oltre a rilasciare molecole
metalliche nella farina.
L’antico sistema di impasto richiede molto
tempo e lavoro, allora si è ricorsi alla
fermentazione alcolica con l’uso di funghi
o lieviti che si trovano in abbondanza in natura;
sono abbondanti nella buccia della frutta
che contiene zucchero.
Questo processo è iniziato nel Medio Evo e si sono sviluppate monocolture estremamente
selezionate di lieviti (es. funghi del genere
Saccharomyces della classe degli Ascomiceti) il cui
compito è far crescere il pane il più rapidamente
possibile; in tal modo il pane si riempie di aria,
diventa morbido e facile da masticare.
Il processo di base è a carico degli enzimi
beta-amilasi che trasformano i carboidrati
in alcol e gas. La formazione di alcol e gasè comune in natura (vino e aceto), ma questo
processo non deve avvenire nell’intestino umano
(questo contiene alfa-amilasi, che ha il compito
di trasformare i carboidrati in acido lattico,
come abbiamo detto).
Quando un paziente si lamenta di flatulenza,
per prima cosa è perché non digerisce bene i cibi,
specialmente i carboidrati. Tutte le volte che
ci sono gas, c’è anche presenza di tenore alcolico
nell’intestino e ciò è dannoso alla salute perché produce una riduzione della capacità di selezione
della mucosa intestinale, che potrà assimilare
prodotti tossici, sovraccaricando in tal modo
il fegato nella sua funzione di disintossicare
l’organismo eliminando tale sostanza. Questo
disturbo si chiama “dispepsia fermentativa”.
Inoltre, attualmente, il grande consumo
di zucchero contribuisce alla proliferazione
eccessiva di fermenti (funghi) nell’intestino
con un aumento di alcol e prodotti intermedi,
come oli amilici e acidi grassi saturi.
Lo stesso disturbo avviene quando
una persona non digerisce bene le proteine.
Queste molecole sono complesse e hanno bisogno di tre enzimi per essere digerite;
le frazioni intermedie, non ben digerite, possono
seguire due vie: venir trasportate erroneamente
fino al fegato e/o arrivare all’intestino crasso,
dove vengono demolite dalla flora batterica
e trasformate in amine biogene (tossiche),
che saranno assorbite dal fegato.
In entrambi i casi il fegato si sovraccarica
nel tentativo di depurare l’organismo.
Questo disturbo si chiama dispepsia
putrefattiva, perché le proteine, non ben digerite,
subiscono putrefazione nell’intestino crasso
Nel caso in cui il fegato non sia in grado
di trasformarle, queste frazioni proteiche
raggiungeranno la corrente sanguigna
e arriveranno ad altri organi e alla pelle.
Si manifestano così le famose allergie al latte,
al frumento ecc..... con sintomi di cefalea
digestiva, stanchezza cronica, malessere,
bronchite, sinusite, eczema e numerosi altri
sintomi clinici.
Un altro problema digestivo più serioè in relazione con il sistema immunitario;
nel corso di una digestione difficile anche
il sistema immunitario sarà compromesso.
Questo avviene perché anche gli anticorpi
devono “digerire” i nemici del corpo.
Si immagina che i “soldatini dell’organismo
sparino una pallottola” contro virus o batteri.
Quello che realmente avviene è un processo
di “digestione” da parte degli anticorpi; sono loro
che in realtà “mangiano” (fagocitano) il nemico. È per questo che si raccomanda di non bere
liquidi durante i pasti per non diluire i succhi
gastrici, rallentando in tal modo il processo
digestivo. La soja, (essendo una leguminose
come fagioli, ceci, piselli, lenticchie...) deve essere
utilizzata con una certa cautela, perché fermenta
facilmente nell’intestino (gas e alcol) e in caso
di uso prolungato può provocare decalcificazione
ossea. Per questo è controindicata per i bambini
e per le donne in menopausa.
L’uso di complessi vitaminici può essere
giustificato in una persona debilitata o nelle
convalescenza post-operatoria. Utilizzarli
senza necessità, provoca l’eliminazione
del cibo ingerito in eccesso e, molte volte,
l’organismo elimina ciò che tiene come riserva.
Un comportamento corretto consiglia di tenere
in casa il polivitaminico e di utilizzarlo solo
se necessario (quando ci si sente esauriti,
di quando in quando...) È sempre utile ricordare la raccomandazione
del “padre della medicina”, Ippocrate: “Fai
del tuo alimento la tua medicina e della tua
medicina il tuo alimento”.
Questi argomenti sono proposti qui come “campanelli d’allarme” per renderci conto che
processi unilaterali che non si adeguino allo
sviluppo di quelli naturali possono, a lungo
termine, portare malattie nell’umanità.
NEL CASO SI PERSISTESSE a utilizzare
il lievito artificiale, come si fa oggi
con il “pane bianco”, possiamo
aspettarci, in futuro, un aumento
dell’incidenza del diabete, come
già diceva il dr. Otto Wolff.(1)
Quanto si è detto è direttamente
in relazione con il processo della
fermentazione alcolica del pane che
si trova in commercio: comune, integrale
o di cereali misti, sono tutti trattati
con lievito artificiale.
Il problema è il contatto quotidiano
con “il processo di fermentazione alcolica” nel tubo digerente. Naturalmente
non esiste alcol nel pane, perché l’alta
temperatura lo fa evaporare, ma il pane,
con la lievitazione artificiale, è passato
attraverso il processo di “produrre” alcol.
Questo processo conduce a produrre alcol
e non acido lattico; per questa ragione
non ha relazione con la vita, nonè fisiologico, anzi può predisporre
l’organismo a malattia.
Nell’organismo umano, così come
nel pane azzimo, la fermentazione alcolicaè repressa, evitata; nel pane comuneè invece “liberata” con formazione di alcol
e gas vari.
Il processo del vero pane lievitato
naturalmente citato prima, si pone
tra questi due estremi e il procedimento
per ottenerlo è più complesso.
Per ottenere un buon pane con
formazione di acido lattico, è necessaria
la presenza di “batteri lattici” che preparino
l’ambiente perché, in seguito, i lieviti,
alimentandosi di essi, decompongano
correttamente i carboidrati.
Avviene una lievitazione lenta,
provocata dalla “pasta madre” di segale,
miele e sale (vedi Maria Thun, Calendario
delle semine 2003, n.d.t.).
Questa lievitazione fisiologica inizia
con l’aiuto di un po’ di miele, che è una
sostanza passata per l’organismo dell’ape
ed è ricca di enzimi adatti alla flora
intestinale. Dopo che è iniziata la
lievitazione, non si aggiunge più zucchero
all’impasto ed è possibile fare un buon
pane senza zucchero e senza grassi.
Questo procedimento garantisce una
grande varietà di microrganismi, simili
a quelli della nostra flora intestinale.
L’aroma della segale si sviluppa
liberamente e i carboidrati diventano più digeribili. Dato che l’amido della segale
si decompone più lentamente di quello
del frumento, esso ci fornisce energia
duratura per un lungo giorno di attività,
alleviando così il lavoro del fegato,
che riceve gli elementi nutritivi
in un flusso più lento.
Dalla Finlandia ci è giunta la notizia
che in alcune case di cura sono stati
sperimentati diversi tipi di pane
nell’alimentazione dei pazienti e si sono
visti diminuire i casi di cancro se i pazienti
mangiavano per molto tempo solo pane
di segale. Anche ricerche recenti hanno
dimostrato che un’alimentazione a base
di segale può combattere il cancro.
Suona come un allarme, ma informare
sulla qualità alimentare è una questione
di salute pubblica. Il nostro scopo è quello
di cercare di informare i consumatori su
ciò che è salutare perché l’uomo di domani
non soffra dei nostri disturbi alimentari.
La conseguenza delle nostre
abitudini alimentari è che l’essere umano
sta diventando sempre più debole,
con il tessuto connettivo flaccido (come
si constata nei bambini).
Quando non si riesce a controllare
la demolizione dei carboidrati attraverso
un processo fisiologico, i lieviti (funghi),
che nel tubo digerente sono inoffensivi
e si sviluppano, non solo nell’intestino,
ma anche nei polmoni, possono provocare
disturbi nei vari organi.
Oltre a ciò, il comune pane lievitato,
a lungo andare, è altamente tossico
per la vita umana, perché il processo
di fermentazione è “liberato”, come siè detto sopra, l’acido lattico (benefico per
l’organismo) viene sostituito da sostanze
inorganiche: fosfato di ammonio, solfato
di ammonio e ammoniaca.
Con questi si distrugge la base vitale
(eterica) dell’organismo umano.
Di conseguenza l’anima, non riuscendo
a permeare la sfera metabolica attraverso
gli enzimi digestivi, si ritirerà e andrà a “disturbare” il sistema neuro-sensoriale,
provocando stress, ansietà, aritmie
respiratorie e circolatorie, ecc.
Salutare è il pane lievitato naturalmente
Solo il pane sottoposto a questa
trasformazione naturale ha le seguenti
qualità: fisiche (attraverso la qualità dei
diversi cereali), vitali-eteriche (attraverso
la presenza di acido lattico), animiche
(per mezzo dell’azione dell’aria dei lieviti)
e spirituali (dovute al processo di cottura
al momento giusto e alla giusta
temperatura).
Come dice Veronica Brunis: “Il pane è un mistero profondamente cristico”.
Traduzione di Mariola Aldé
da Forum tres, Anno 13 N°87, 2003
(giornale del Centro de Pesquisa
da ciencia dedutiva
Goetheanistico-Steineriana)
(1) Otto Wolf: Medico tedesco, studioso, per molti anni
impegnato nella ricerca di rimedi per lo sviluppo
della medicina antroposofica.
Scarica: il documento in formato da stampare (Acrobat .pdf)
[Vai all'Indice
degli articoli] - [Home Progetto Rudolf Steiner.it]
- [L'agricoltura Biodinamica]
mail: articoli@rudolfsteiner.it
|